HARRY POTTER E LA MALEDIZIONE DELL’EREDE (Prima e Seconda parte.)

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HARRY POTTER E LA MALEDIZIONE DELL’EREDE (Prima e Seconda parte.)
Autore: Jack Thorne e J. K. Rowling
Editore: Salani
Anno di pubblicazione: 2016

.:SINOSSI:.

Sono passati 19 anni dalla vittoria su Voldemort e Harry ha messo su famiglia: la moglie Ginny e i figli James Sirius, Albus Severus e Lily Luna. Fare il padre però non è tanto facile e anche per il Prescelto i problemi non mancano, soprattutto col secondogenito Albus, il quale soffre molto il peso del cognome che porta e pensa di non essere all’altezza del famoso padre. La vita a Hogwarts di Albus è infatti molto diversa da quella che era stata per Harry, dal momento che il giovane mago fatica nelle lezioni e non lega molto coi coetanei. Unica eccezione, ironia della sorte, è Scorpius Malfoy, figlio di Draco, storico rivale di Harry, su cui girano strane voci riguardo la misteriosa nascita. Con lui Albus stringe un legame molto profondo che si rafforzerà nel corso della vicenda.

.:IL NOSTRO GIUDIZIO:.

Dunque, gente: carte in tavola. Di cosa parla la vostra fan fiction su Harry Potter? Non mentite.
So che ne avete una – sia essa custodita in un file remoto sul vostro computer, su un sito internet che non visitate più da un decennio o nei recessi della vostra mente. Poi arriva Lui, Jack Thorne. Peccato che la sua non sia più una semplice e “banale” fanfiction da lettore accanito. È la canonica ed ottava avventura di Harry Potter, scritta in forma di copione teatrale per lo spettacolo “Harry Potter and the Cursed Child“, che da noi è diventato “Harry Potter e la maledizione dell’erede“. Ho letto questo libro in una mattinata qualunque, attendendo le analisi del sangue, in un reparto sperduto dell’ospedale. E che dire? Quando mio padre me lo ha portato, la mia compagna di stanza ha fatto gli occhi a cuoricino e le infermiere me lo volevano rubare. Io sono un tipo che giudica molto un libro dalla copertina, e vedere questo nido con le ali, non mi faceva tutta questa gran voglia di aprirlo e tuffarmi nel mare di parole. In più, con mio sommo rammarico, ho scoperto che era più somigliante ad un copione che ad un libro vero e proprio: spoglio di descrizioni, emozioni e dettagli; suddiviso in due parti, e quattro atti. Nell’ultimo romanzo della serie “Harry Potter e i doni della morte” eravamo alla stazione di King’s Cross, binario 9 e ¾, dove abbiamo salutato insieme ad Harry Potter, ormai marito e padre, Albus Severus, il secondo dei tre figli che Harry ha avuto dalla moglie Ginny e nelle ultime pagine abbiamo scoperto anche che Harry lavora come cacciatore di maghi oscuri per il Ministero, che è ancora celebrato per aver sconfitto Voldemort e che «La cicatrice non gli faceva male da diciannove anni. Andava tutto bene». Come se questo lasciasse presagire qualche accadimento futuro… Accadimento che viene raccontato in questo libro, a parer mio in maniera un po’ troppo frettolosa e confusa; come se si volesse tirare avanti una saga oramai conclusa. E le minestrine riscaldate, si sa… fanno un po’ schifo a tutti. Forse è proprio questo il problema della Maledizione dell’erede: si tratta di una storia estremamente derivativa che cerca di infilare dentro se stessa quanti più personaggi e situazioni che hanno fatto grande la saga di Harry Potter. Mi ha dato l’impressione che la Rowling sia rimasta incatenata a Harry, come Di Caprio a Titanic: non si scolla di dosso questo personaggio, non riesce ad uscire dal suo bozzolo. A livello personale non posso negare di aver provato orrore e sgomento quando è uscito fuori l’unico oggetto-barra-stratagemma-narrativo che avrebbe dovuto rimanere sepolto e per sempre obliato: le giratempo de “Il prigioniero di Azkaban”. Vorrei poter dire che la nuova storia ha contribuito a far luce sul peggior oggetto magico mai creato dalla Rowling, e magari farmi accettare la sua esistenza, ma non è così. Ancora odio le giratempo. Il libro è un susseguirsi di vicende ASSURDE, salti temporali che manco Cecchi Paone ne “La macchina del tempo” si è mai sognato di fare. Ma poi scusate, tutte le Giratempo non vennero distrutte? In questo romanzo spuntano come funghi nei boschi. Se ne rompe una? Ecco che ne appare un’altra di cui Tizio nemmeno conosceva l’esistenza. Il finale poi, vabbè. Mi ha fatto chiudere il libro e lasciata allibita. Più che commedia teatrale, mi pare un siparietto comico. La storia non è di certo ai livelli di quelle precedenti, sembra che siano stati presi degli eventi dagli altri romanzi di Harry Potter e messi qui, un po’ lì, un po’ di là. I più nostalgici forse apprezzeranno questa cosa, io no, anche perché non compro un romanzo che è la brutta copia di quelli precedenti. La storia in sé, non è malvagia, ma non è nemmeno eclatante. Lo reputerei mediocre, 4/10 assolutamente. La Rowling poteva attingere da ben altre cose: ha così tanti elementi nei precedenti libri che sarebbe stato più innovativo scrivere curiosità o antri nascosti di Hogwarts, oppure la vita amorosa della McGranitt, che sarebbe comunque risultata più clamorosa e interessante.

*Fritz.

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