Festa di compleanno

RACCONTO RITIRATO SU RICHIESTA FORMALE DELL’AUTRICE.

racconto6

Mi guardo intorno con aria avvilita. Penso che ormai poteva dichiararsi definitivamente: era il peggior compleanno della mia vita. Sono fradicia per il diluvio che ancora imperversa fuori, in una sala vuota apparecchiata con tre tavoli rotondi da dieci e addobbata con rose blu –i miei fiori preferiti- e gardenie viola. Avevo comprato un vestito apposta per l’occasione, cremisi, stile impero, con il corpetto a cuore e con il corsetto. Il corsetto, mannaggia a novembre! Per non parlare della piega, si può dire che i miei boccoli siano rimasti impressi solo nella foto fatta dal mio parrucchiere che ora campeggiava su Facebook senza neanche un like. O meglio, per ora. Prendo il mio telefonino e mi collego a Facebook. Oltre a confermare la mia ipotesi che stasera nessuno si stia filando il mio compleanno, vedo la foto profilo di lui. Nuova, scattata da appena sette minuti. Niente di che per altro, una vecchia foto fatta come al solito in camera sua. Ma il like di sette ragazze, e dico sette –glielo avevano messo uno al minuto?!- mi fa drizzare i peli delle braccia. Sbuffo ricacciando a forza lo smartphone nella borsetta e lanciandomi indietro la poltiglia di capelli che mi era rimasta post inzuppata, decreto:-Ok, mi arrendo. La festa è finita, chiudete le porte- e lo dico con lo stesso tono di Elsa in Frozen. E la reazione di Maddy, che può tranquillamente essere la “mia” Anna, è la stessa del cartone. Mi guarda con i suoi grandi occhi verdi implorandomi di non lasciare andare il momento. Ma tanto, a che serve? Sono arrivata in ritardo, la pioggia mi ha lavata del tutto rovinandomi vestito, scarpe e piega. Abbiamo aspettato un’ora e mezza prima di cominciare a mangiare perché non si è presentato nessuno degli invitati, quindi il cibo era pessimo. Maddy tiene il broncio da ieri e per tutta la sera non abbiamo parlato di altro che di ragazzi, ben sapendo che Rory è suo malgrado ancora single, Maddy esce da quello da cui sta uscendo e di cui non si deve fare parola ed io…io ho lui, che non si è presentato alla festa. Ed è tranquillo, a casa, davanti al pc a cambiare foto profilo su Facebook. Ricaccio indietro le lacrime ma la voce è comunque rotta dal pianto:-Sentite, per favore…Direi che abbiamo aspettato a sufficienza. A parte Andrew, che è passato a portarmi il regalo, non penso che verrà nessun’altro-. Andrew poteva anche farsi un pacchetto di cazzi suoi, per quanto mi riguarda. Ma tengo per me questo pensiero perché so già che, dietro la facciata da dura, Rory è rimasta peggio di me per come sia finita la storia tra me e lui. Quindi evito di ricordarle che il suo migliore amico è uno stronzo. Mi metto la pochette a tracolla, prendo la maxi borsa con tutti i regali (o meglio, quelli che alla fine ho ricevuto), e dico:-Vado a saldare- e mi avvio verso l’atrio della sala mentre sento Maddy e Rory borbottare qualcosa, ma con la coda dell’occhio vedo che vanno a prendersi le borse. Mentre estraggo il portafogli dalla pochette abbinata all’abito, torno a guardare le mie amiche. Rory è splendida, con il suo abito color vinaccia con decori dorati sul tulle della gonna, ed ha una bella scollatura a V sul seno. Maddy, invece, ha optato per una camicia di seta con il colletto grigio perla e pantaloni neri di velluto. Ma con quelle trecce è davvero adorabile, e vorrei che tutti la vedessero così. E’ bella. Incredibilmente bella. Non che Rory non lo sia, ma se anche la vestissi con un sacchetto della spazzatura sarebbe bella. Maddy invece fa fatica a brillare di luce propria, ma quando vuole sa esplodere come una supernova. E lo vuole di rado, anche se non crea buchi neri, lei. La signorina alla cassa mi sorride e mi porge uno scontrino con una cifra molto più bassa rispetto al preventivo. –Ma signorina, i fiori…l’affitto…-. –Cara, questo è il costo dell’affitto. Non ti addebito nient’altro- e mi fa l’occhiolino. –E’ il regalo di compleanno del locale-. Le sorrido dolcemente e le mormoro un:-Grazie- commosso. Lei mi sorride di rimando, dopodiché mi saluta con un gesto della mano che ricambio. Quindi aspetto che Maddy e Rory mi seguano verso l’uscita. Almeno non ho buttato via una cifra esorbitante per una festa che è stata un flop assurdo. Prendiamo gli ombrelli dal portaombrelli di fianco alla porta e li apriamo appena vachiamo la soglia. Rory cerca le chiavi della macchina, ed intanto mi chiede:-Vuoi un passaggio?-. Le rispondo:-No, grazie. Camminare mi farà bene-. –Ma Jay! Piove a dirotto! Ti verrà una polmonite- protesta Maddy. Sbuffo e le ribatto, un po’ troppo incattivita:-Beh, guarda…almeno, se mi verrà una polmonite, qualcuno verrà a trovarmi in ospedale- e sbuffo, osservando i suoi occhioni da cerbiatta impaurita. Ho esagerato, lo so. –Scusami…è che davvero…- e guardo un punto al di là dell’orecchio di Rory trattenendo le lacrime. Piangerò appena saranno andate via. -…ho bisogno di camminare un po’ da sola. Con i miei pensieri-. Rory afferra il concetto e annuisce sorridendo appena, per poi dire:-Sì, tranquilla tata- e fa un cenno a Maddy di seguirla verso la macchina. Mi sporgo ad abbracciarle insieme, una per braccio, sussurro un –Grazie- e poi con il mio ombrello mi dirigo verso la parte opposta, e cioè verso casa mia.

Buon compleanno, Jay – mi dico nella mia testa. Felici ventitré anni…
Felicissimi, davvero. Un’oasi di pace e benessere. Ma vaffanculo! Già erano cominciati male i ventidue, per mille motivi che non volevo ricordare, poi era stato in se un annetto un po’ del…beh, sorvoliamo! Resta il fatto che alla fine lui non c’era. Non era venuto. Sbuffo e con la mano che tiene l’ombrello, facendo un po’ fatica, apro la pochette e ripesco il cellulare. Ed il mio cuoricino si frantuma

Edward: Ehi, come stiamo andando?

Mi viene da piangere, a vedere quel nome e quel messaggino sul mio telefono. Tenendo il manico ricurvo dell’ombrello stretto sotto l’ascella, rispondo

Jay: Una merda. Una vera merda. Disastro totale, flop assoluto. Va beh, ma pazienza. Tanto, come dici tu…un anno vale l’altro.

Intanto continuo a camminare, piano, ma la pioggia sembra affievolirsi. Oh, grazie del regalo! Ma la risposta di Edward tarda ad arrivare, e come sempre io resto pazientemente in attesa. Con lui è così, prendere o lasciare. E non ho intenzione di lasciare andare, per niente. Ci eravamo conosciuti un anno prima. All’inizio per me lui era solo “il ragazzo biondo che mi faceva gli scherzi” al corso di recitazione serale che frequentavo lunedì e mercoledì. Poi aveva iniziato a diventare “Edward, quello del pub dopo il corso”. Poi, un paio di volte eravamo usciti assieme. Io ero stra innamorata di lui, ma capì da subito che la cosa non avrebbe mai funzionato troppo bene. Perché Edward è…omosessuale. Bello, statuario come l’omonimo vampiro di Twilight –e credevo fermamente che l’autrice si fosse ispirata a lui per il personaggio- ma totalmente dell’altra sponda. Avevamo anche provato a baciarci, ma lui si era ritratto come un bambino di cinque anni ed a me aveva fatto tenerezza. E da allora era un po’ come un fratello, una spalla su cui piangere…un amichevole gattone a cui ero affezionata. Sì, perché lui è un gatto delle nevi, che non da confidenza a molti ma se si affeziona da l’anima, mentre io sono una civetta. Non perché ci provi con tutti, ma perché…durante un esercizio di teatro dovevamo metterci di fronte al pubblico dei nostri compagni e dell’insegnante a piedi nudi, e declamare un pezzo. Edward aveva subito esclamato:-E tieni quelle dita diritte, Jay!-. Avevo completamente arpionato i piedi al palco, proprio come i gufi sui loro rami. E da allora sono una civetta: mi aggrappo alle mie convinzioni come ad un ramo, od anche alle persone, giro sempre la testa di qua e di là perché non mi fido di nessuno e solo di notte rendo al massimo. In un certo senso, Edward è quello che sta un po’ sostituendo nonno. Perché sa vedermi dentro. Come lui.
Un trillo, e capisco che è arrivato un messaggio. E che devo aver cammianto più veloce del previsto, perché sono davanti alla porta di casa. Protetta, sotto il balconcino, chiudo l’ombrello e leggo l’sms

Edward: Tu di a tutti che fai vent’anni, vedrai che saranno più gentili

Rido, perché al di là delle apparenze, anche Edward ha ventitré anni come me. E anzi, li ha pure da più tempo di me. Qualche mese…poso il cellulare nella borsa e prendo le chiavi del portoncino. Sento un altro trillo ma ignoro l’sms successivo fino a che non sono nella hall del mio palazzo. Mi arrabatto tra ombrello, chiavi e borsa dei regali per arrivare fino all’ascensore, e solo allora poso la borsa dei regali per riprendere il telefonino e leggere il messaggio. Sarà mia madre, penso io.

Chase: Allora sta festa? Come va?

E mi trattengo dal lanciare il telefonino dall’altra parte della hall solo perché costa un sacco di soldi ed è il mio modello preferito.
Va tutto bene? Fammi pensare, mmmh…avevo invitato alla festa una trentina di persone e sono venute solo due mie amiche ed il mio ex ragazzo e tu sei uno di quegli invitati che mi ha dato buca. Quindi no, non va tutto bene. Non va bene per un cazzo!
Ma decido di fare la brava e rispondo

Jay: Sì, assolutamente perfetta ora sono quasi a casa, sto aspettando l’ascensore

Rimetto a posto il telefonino e pigio il pulsante per far scendere l’ascensore. Intanto riprendo la borsa dei regali, e non appena le porte automatiche si aprono sgattaiolo dentro e pigio il bottone del piano –molto alto- a cui abito. Per fortuna, questo aggeggio non si rompe da qualche anno. Fare le scale è una fatica allucinante, anche se ti fa venire un culetto sodo che nemmeno a diciott’anni. Mamma si tiene in forma facendo le scale tutti i giorni. Ma io sono pantofolaia…arrivo al pianerottolo e riposo la borsa dei regali per aprire la porta di casa. E’ abbastanza tardi perché i miei dormano, ma non abbastanza da fargli chiudere la porta con la seconda serratura. Appena varcata la soglia, rimetto l’ombrello nel portaombrelli e poi chiudo la soglia alle mie spalle, infilo le chiavi nella toppa dentro e do tre giri decisi. Quindi lascio le chiavi lì, e con la borsa dei regali arrivo in camera mia. Accendo lo schermo del cellulare, e vedo un altro sms

Chase: Ancora auguri, piccola

In allegato al messaggio c’è un video. Mi faccio luce con il cellulare ed arrivo fino al letto e dal cassetto del comodino estraggo le cuffiette del cellulare. Quindi le attacco al mio dispositivo e faccio partire il video. Un ragazzo con il viso affilato, la barba ben regolata ed i baffetti, i capelli corti ed una maglietta di chissà quale videogioco di guerra sta animatamente suonando e cantando una canzone –una…la mia preferita- con una chitarra elettrica rosso fuoco. Guarda l’obiettivo con aria dolce, perché comunque è una canzone lenta e melodica che racconta di una storia d’amore. Tra chi non lo dice apertamente, fa solo un allusione a due occhi o verdi o azzurri. E un po’ mi rabbuio, perché in un precedente video Chase parla proprio di una ragazza dagli occhi azzurri che visibilmente non sono io, che li ho marroni. E comunque, non dovrebbe importarmi di lui. E più lo dico, più mi rendo conto che sono innamorata persa di lui e che se continua a cantare in questo modo mi sciolgo e divento tutta sua…
Eh no, cazzo. No.
Arrivo alla fine del video, sorrido e gli rispondo

Jay: è davvero bellissima ❤ ti ringrazio infinitamente. E’ un regalo meraviglioso!

E senza staccare le cuffie mi sdraio sul letto. Apro il mio lettore musica e metto su un brano tratto da un cartone animato Disney, cantandola mentalmente. E’ la canzone perfetta per questa situazione. “Se esiste un premio per gli ingenui- Io l’ho già vinto da tempo- Ma nessun’uomo vale tanto- Di delusioni ne ho avute troppe”. E mi lascio andare: è la mia sera, il mio compleanno ancora per due minuti e mezzo. Fanculo! Mi metto a ballare, sdraiata sul mio letto, come se fosse l’ultimo giorno della mia vita. Fino allo scoccare della mezzanotte. Con la fine del 9 di novembre, torno nel mio mondo opaco, quello in cui nessuno mi nota. Il cellulare si illumina e leggo la risposta di Chase

Chase: E’ il minimo per una bella ragazza come te :* Se domani non hai impegni, posso rapirti?

La testa dice “no, non dargliela vinta! Non è venuto al tuo compleanno, come pensi d perdonarlo?!” mentre il cuore già fa le acrobazie, vede tutto rosa ed il mondo gira dalla parte giusta.
La testa dice “lo odio”
Il cuore dice “lo amo”
Lo stomaco dice “dannatissimi ravioli di gamberi freddi”

Giorgia Baratta

 

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