HARRY POTTER E LA MALEDIZIONE DELL’EREDE (Prima e Seconda parte.)

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HARRY POTTER E LA MALEDIZIONE DELL’EREDE (Prima e Seconda parte.)
Autore: Jack Thorne e J. K. Rowling
Editore: Salani
Anno di pubblicazione: 2016

.:SINOSSI:.

Sono passati 19 anni dalla vittoria su Voldemort e Harry ha messo su famiglia: la moglie Ginny e i figli James Sirius, Albus Severus e Lily Luna. Fare il padre però non è tanto facile e anche per il Prescelto i problemi non mancano, soprattutto col secondogenito Albus, il quale soffre molto il peso del cognome che porta e pensa di non essere all’altezza del famoso padre. La vita a Hogwarts di Albus è infatti molto diversa da quella che era stata per Harry, dal momento che il giovane mago fatica nelle lezioni e non lega molto coi coetanei. Unica eccezione, ironia della sorte, è Scorpius Malfoy, figlio di Draco, storico rivale di Harry, su cui girano strane voci riguardo la misteriosa nascita. Con lui Albus stringe un legame molto profondo che si rafforzerà nel corso della vicenda.

.:IL NOSTRO GIUDIZIO:.

Dunque, gente: carte in tavola. Di cosa parla la vostra fan fiction su Harry Potter? Non mentite.
So che ne avete una – sia essa custodita in un file remoto sul vostro computer, su un sito internet che non visitate più da un decennio o nei recessi della vostra mente. Poi arriva Lui, Jack Thorne. Peccato che la sua non sia più una semplice e “banale” fanfiction da lettore accanito. È la canonica ed ottava avventura di Harry Potter, scritta in forma di copione teatrale per lo spettacolo “Harry Potter and the Cursed Child“, che da noi è diventato “Harry Potter e la maledizione dell’erede“. Ho letto questo libro in una mattinata qualunque, attendendo le analisi del sangue, in un reparto sperduto dell’ospedale. E che dire? Quando mio padre me lo ha portato, la mia compagna di stanza ha fatto gli occhi a cuoricino e le infermiere me lo volevano rubare. Io sono un tipo che giudica molto un libro dalla copertina, e vedere questo nido con le ali, non mi faceva tutta questa gran voglia di aprirlo e tuffarmi nel mare di parole. In più, con mio sommo rammarico, ho scoperto che era più somigliante ad un copione che ad un libro vero e proprio: spoglio di descrizioni, emozioni e dettagli; suddiviso in due parti, e quattro atti. Nell’ultimo romanzo della serie “Harry Potter e i doni della morte” eravamo alla stazione di King’s Cross, binario 9 e ¾, dove abbiamo salutato insieme ad Harry Potter, ormai marito e padre, Albus Severus, il secondo dei tre figli che Harry ha avuto dalla moglie Ginny e nelle ultime pagine abbiamo scoperto anche che Harry lavora come cacciatore di maghi oscuri per il Ministero, che è ancora celebrato per aver sconfitto Voldemort e che «La cicatrice non gli faceva male da diciannove anni. Andava tutto bene». Come se questo lasciasse presagire qualche accadimento futuro… Accadimento che viene raccontato in questo libro, a parer mio in maniera un po’ troppo frettolosa e confusa; come se si volesse tirare avanti una saga oramai conclusa. E le minestrine riscaldate, si sa… fanno un po’ schifo a tutti. Forse è proprio questo il problema della Maledizione dell’erede: si tratta di una storia estremamente derivativa che cerca di infilare dentro se stessa quanti più personaggi e situazioni che hanno fatto grande la saga di Harry Potter. Mi ha dato l’impressione che la Rowling sia rimasta incatenata a Harry, come Di Caprio a Titanic: non si scolla di dosso questo personaggio, non riesce ad uscire dal suo bozzolo. A livello personale non posso negare di aver provato orrore e sgomento quando è uscito fuori l’unico oggetto-barra-stratagemma-narrativo che avrebbe dovuto rimanere sepolto e per sempre obliato: le giratempo de “Il prigioniero di Azkaban”. Vorrei poter dire che la nuova storia ha contribuito a far luce sul peggior oggetto magico mai creato dalla Rowling, e magari farmi accettare la sua esistenza, ma non è così. Ancora odio le giratempo. Il libro è un susseguirsi di vicende ASSURDE, salti temporali che manco Cecchi Paone ne “La macchina del tempo” si è mai sognato di fare. Ma poi scusate, tutte le Giratempo non vennero distrutte? In questo romanzo spuntano come funghi nei boschi. Se ne rompe una? Ecco che ne appare un’altra di cui Tizio nemmeno conosceva l’esistenza. Il finale poi, vabbè. Mi ha fatto chiudere il libro e lasciata allibita. Più che commedia teatrale, mi pare un siparietto comico. La storia non è di certo ai livelli di quelle precedenti, sembra che siano stati presi degli eventi dagli altri romanzi di Harry Potter e messi qui, un po’ lì, un po’ di là. I più nostalgici forse apprezzeranno questa cosa, io no, anche perché non compro un romanzo che è la brutta copia di quelli precedenti. La storia in sé, non è malvagia, ma non è nemmeno eclatante. Lo reputerei mediocre, 4/10 assolutamente. La Rowling poteva attingere da ben altre cose: ha così tanti elementi nei precedenti libri che sarebbe stato più innovativo scrivere curiosità o antri nascosti di Hogwarts, oppure la vita amorosa della McGranitt, che sarebbe comunque risultata più clamorosa e interessante.

*Fritz.

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I EDIZIONE DEL CONCORSO “Brividi tra le righe”

Manca un mese ad Halloween e “Arcadia: lo scaffale sulla Laguna”, in collaborazione con Elsa&Rotchen Gems e Elsa&Rotchen Creations, ha indetto per questa stagione spettrale un concorso interamente dedicato ai Penny Dreadful: storie dell’orrore da un penny.

PER PARTECIPARE
– Bisogna essere fan della pagina e delle due pagine affiliate per l’evento.
– I componimenti possono essere inviati all’indirizzo e-mail arcadia.loscaffale@gmail.com.

REGOLAMENTO
– I componimenti sono a tema horror.
– Ogni autore può partecipare con UN SOLO scritto.
– I componimenti in gara devono essere inviati all’indirizzo e-mail arcadia.loscaffale@gmail.com, indicando nell’oggetto “Un brivido tra le righe”.
Testi inviatici con modalità differenti SARANNO IMMEDIATAMENTE SQUALIFICATI.
– Volgarità, bestemmie, blasfemia, pornografia, contenuti che incitano l’odio, la violenza, il razzismo, la discriminazione e la pedofilia SARANNO IMMEDIATAMENTE SQUALIFICATI.
Qualora un componimento dovesse trattare tematiche delicate, vi invitiamo a segnalare nell’email il rating ROSSO.
– Gli elaborati devono rispettare la seguente formattazione:
CARATTERE: arial
GRANDEZZA: 12
INTERLINEA: 1,5
– I componimenti, formattati come indicato, NON devono superare le 8 cartelle ( pagine).
– Gli autori acconsentono , partecipando al concorso, alla pubblicazione del loro scritto sulla pagina Facebook “Arcadia, lo scaffale sulla Laguna” e sull’omonimo sito web.
– Il termine ultimo, INDEROGABILE, per inviare il proprio elaborato è fissato per DOMENICA 6 NOVEMBRE 2016.

IL VINCITORE
– Ogni scritto verrà pubblicato in pagina e nel sito insieme alla foto ufficiale del concorso.
– I componimenti in gara potranno essere votati SOLAMENTE dai partecipanti, che dovranno esprimere un giudizio sullo stile e l’originalità del testo.
I non partecipanti alla gara potranno ugualmente votare il loro elaborato preferito mettendo un “like”, il racconto che, alla fine della settimana, avrà ottenuto più “like” verrà decorato con il “Premio del pubblico”.
– Il vincitore sarà proclamato DOMENICA 13 NOVEMBRE 2016.
– Il premio verrà rivelato durante la settimana delle votazioni, le spese di spedizione sono A CARICO DEL VINCITORE (eventualmente ci si può accordare per una consegna a mano).

COMPRARE LIKE O BARATTARLI SU GRUPPI DI SCAMBIO E’ SEVERAMENTE VIETATO.
Lo staff di Arcadia provvederà, durante le votazioni, ad assicurarsi che le condivisioni delle foto siano regolari e, in caso contrario, il componimento in questione SARA’ ELIMINATO e SQUALIFICATO.
La nostra pagina non è una vetrina né un talent scout in cui mettersi in mostra.
Chi partecipa deve aver voglia di mettersi in gara, giocare e divertirsi in compagnia.

Lo staff di “Arcadia, lo scaffale sulla laguna”, resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio ed augura a tutti voi buona fortuna!

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La storia dietro la storia – Katie e Dalton: la coppia che ispirò “Colpa delle stelle”

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Tutti conoscono, o hanno sentito nominare almeno una volta, il romanzo di John Green “Colpa delle stelle” (“The Fault in Our Stars” in lingua originale): la commovente storia d’amore tra Hazel Grace Lancaster e Augustus Waters che racconta con malinconico romanticismo la difficile realtà della malattia, del lutto e della sofferenza resa più leggera dall’amore e dall’amicizia.
Non tutti però sanno che ad ispirare John Green nella stesura di questo bestseller è stata una coppia in carne ed ossa: Katie e Dalton Prager; due giovani entrambi affetti da fibrosi cistica che, dopo essersi conosciuti appena diciottenni, hanno vissuto la loro storia d’amore coronandola nel 2011 con le nozze.
Una storia dietro la storia che, a differenza di quella scritta da John Green, è riuscita a conquistarsi il suo più che dovuto lieto fine, una testimonianza coraggiosa e una storia d’amore di cui Katie e Dalton hanno voluto scrivere insieme la parola “fine”.
Il 21 settembre Dalton Prager si è spento alla giovane età di venticinque anni e oggi, a soli due giorni di distanza, sua moglie Katie lo ha raggiunto.
Vedere, in questa triste circostanza, un epilogo positivo può sembrare azzardato, se non impossibile, ma probabilmente non poteva esserci per questi due giovani che hanno affrontato coraggiosamente la vita e la malattia, amandosi e rispettandosi giorno dopo giorno senza cedere alla paura della morte, un finale migliore: restare, ancora una volta e ora per sempre, accanto al proprio compagno di vita con la dolce consapevolezza che, questa volta, nulla li potrà separare.

*Jo

 

Per chi suona la campana? Il lutto nei romanzi: identikit del personaggio feticcio.

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Nella stesura di una trama capita di trovarsi di fronte a quella che, per uno scrittore, è LA DOMANDA per eccellenza: come, quando e perché uccidere un personaggio?
La morte è un’esperienza traumatica nella vita di una persona, un evento che ci scuote nel profondo e ci costringe a misurarci con la fragilità della vita e con le questioni filosofiche, morali e religiose che, da quando si ha memoria, hanno interrogato l’uomo sul fragile binomio vita/morte.
Ovviamente anche la letteratura si confronta con questa delicata tematica e ogni autore, a modo suo, elabora nelle proprie opere il tema del lutto e della morte togliendo di mezzo in modo più o meno tragico un proprio personaggio, che puntualmente si rivela essere il nostro preferito.
Ma a quali regole si deve attenere uno scrittore per far sì che la morte dei propri personaggi avvenga esattamente al momento appropriato e susciti le giuste emozioni? Ovviamente le scuole di pensiero in questo senso sono tante e alcune anche in contraddizione tra loro.
In questa prima parte ci concentreremo sul personaggio feticcio: lo/a sfortunato/a che viene irrimediabilmente sacrificato sull’altare della letteratura e fa piangere i lettori fino a lasciarli senza lacrime.

Per me la morte di un personaggio deve essere qualcosa che brucia il cuore, non solo un mero step della storia[…]. La morte di una persona nel testo deve trasmettere emozione, far piangere, spaventare.
George R.R. Martin

La morte di un personaggio, maggiore o minore che sia, ha un impatto sull’intera storia e, anche se in minima parte, influenza gli eventi reindirizzandone il corso e tingendo di nuove sfumature la trama e i personaggi rimasti in vita.Un bravo scrittore ha a cuore le emozioni dei suoi personaggi e quelle del lettore perché sa che i sentimenti non sono giocattoli. Malgrado ciò, soprattutto nelle saghe contemporanee si 14408929_301217046908984_541498957_nevidenzia una tendenza a fare stragi di personaggi e per interi capitoli il lettore è costretto a sorbirsi agonie, morti e incidenti fatali che, puntualmente, colpiscono i beniamini, i suoi beniamini, causando la metamorfosi del romanzo da libro a proiettile scagliato contro la parete per la rabbia e la tristezza.

Severus Piton, il sinistro professore di “Harry Potter”, e Rue, la giovane tributo in “Hunger Games” sono solo due dei tanti personaggi immolati sull’altare della letteratura al solo fine di far sciogliere di lacrime i lettori. Queste reazioni sono più che comprensibili e ben note agli scrittori più sadici che, dopo averci presentato un personaggio, averlo sviluppato pienamente facendoci entrare in confidenza con lui come fosse il nostro migliore amico, decidono di eliminarlo dalla storia e ci lasciano con un palmo di naso.
Questa tecnica più che collaudata è usata da scrittori di grande calibro come J.K. Rowling, che soprattutto nell’ultimo capitolo della sua saga ha compiuto una vera e propria carneficina, G.R.R Martin, diventato un serial killer letterario, Suzanne Collins e molti altri apprezzati autori che si avvalgono di questi personaggi feticci per adescare lettori particolarmente sensibili e giocare con la loro emotività.
Un personaggio feticcio è una bomba pronta ad esplodere da un momento all’altro, ma al momento della sua tragica scomparsa la sua scarsa importanza viene smascherata immediatamente da alcuni indizi. Alla sua dipartita, che si presume sia stata tanto straziante per il lettore quanto per i personaggi, la storia non cambia né si riscontrano particolari cambiamenti nei comportamenti dei sopravvissuti. Questo sisma emotivo scuote il lettore, di cui vengono stuzzicatala personalità, ma non ha alcuna conseguenza significativa per la storia.
Davanti a questo lutto, la cui emozione dura giusto il tempo di un capitolo, il lettore si domanda giustamente dove sia il sentimento e l’umanità dei personaggi rimasti in vita che, nel giro di poche pagine, sembrano dimenticarsi completamente del loro compagno d’avventure scomparso o che, cosa ancora più odiosa, ne rispolverano la memoria solo quando vedono minacciati i propri interessi e devono nuovamente convincere i propri alleati a seguirli in qualche assurda impresa.

In questo articolo abbiamo analizzato le caratteristiche del personaggio feticcio, tracciando un identikit utile agli scrittori e ai lettori stanchi di vedere il loro beniamino puntualmente ammazzato.

*Jo

Febbre da maghetto – Notti bianche e altre novità in arrivo per i fan di Harry Potter

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Il 23 settembre Harry Potter ritorna nelle librerie italiane e con lui rientrano, per l’ottava volta nelle vite dei lettori affezionati, tutti i personaggi che abbiamo conosciuto e amato nei capitoli precedenti insieme a quelli della nuova generazione: i figli e le figlie di Harry Potter e dei suoi compagni d’avventura.
Per l’occasione sono diverse le librerie che stanno organizzando delle vere e proprie notti bianche per distribuire, allo scoccare della mezzanotte, l’ambitissimo ottavo capitolo della saga “Harry Potter e la maledizione dell’erede” (“Harry Potter and the Cursed Child) al momento disponibile solo in lingua inglese.
Una sorta di capodanno letterario che in Inghilterra, dove il romanzo è già uscito, ha riscosso un enorme successo confermando il successo di questi eventi ormai diventati un appuntamento d’obbligo per i fan del maghetto.
Ogni libreria si sta organizando per venire incontro ai fan di Harry Potter e, da nord a sud, sono diverse le iniziative e gli eventi programmati per accogliere gli accaniti lettori di J.K. Rowling.
Se abitate a Milano, o nelle vicinanze, potrete partecipare ad una serie di eventi che, a partire dal pomeriggio di venerdì 23 settembre, accompagneranno l’attesa per l’uscita del romanzo e vi aiuteranno a fare un ripasso della saga e vedranno maggiormente coinvolte le librerie Feltrinelli e Mondadori in piazza Duomo.
Librerie ed eventi letterari anche a Genova, Torino, Bologna, Firenze, Napoli e Catania; per citarne alcuni. Purtroppo non è stata stilata una lista ufficiale degli stores aderenti all’iniziativa, per cui vi invitiamo a rivolgervi al vostro librario di fiducia per avere maggiori informazioni.

Ma le sorprese non finiscono qui!
Nel 2017 si festeggia il ventennale dall’uscita del primo romanzo e la British Library ha deciso di allestire per l’occasione una mostra sul nostro beneamato maghetto. La mostra, almeno secondo le prime informazioni, verrà inaugurata il 20 ottobre 2017 ( biglietti saranno acquistabili a partire dalla primavera 2017).e si concluderà il 28 febbraio 2018.harry-potter-cursed-child-albus-severus
I visitatori avranno accesso ad un repertorio composto da manoscritti in cui al sapere medievale vengono affiancate le nozioni su draghi, pozioni e incantesimi che i lettori hanno appreso dalle pagine della Rowling e non è tutto.
Faranno parte dell’esposizione anche materiale proveniente dagli archivi della casa editrice Bloomsbury e dai taccuini dell’autrice stessa.
Un viaggio emozionante che farà entrare ancora di più i lettori e gli appassionati della saga nel cuore della magia.
Per ulteriori informazioni potete consultare il sito ufficiale della British Library e della casa editrice Bloomsbury.

*Jo

Writing Tips #1: Il discorso diretto

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In questa nuova rubrica, desideriamo spiegarvi, in modo giocoso, come utilizzare alcune importanti e difficili regole della grammatica italiana, soprattutto dal punto di vista editoriale.

Ho deciso di cominciare dal discorso diretto, non tanto perché sia di per sé difficile (chiunque è in grado di usarlo, visto che siamo soliti parlare tra di noi), quanto per le regole della punteggiatura e degli spazi che lo accompagnano. Questi sono infatti la croce (solo croce, niente delizia!) di molti scrittori e dei loro editori che al centesimo inserimento di uno spazio mancato cominciano ad avere tic nervosi e istinti omicidi.

Per cominciare, parliamo dei simboli grafici generalmente utilizzati per la stesura di un dialogo, essi sono tre:
1. Le virgolette basse, quelle difficili da trovare e che inserirò con dei banali maggiore  ripetuto due volte e minore ripetuto due volte, anche se è totalmente scorretto. Un peccato che siano in teoria le più corrette e utilizzate (<<…>>);
2. Le virgolette alte (“…”);
3. I trattini (-…-).

Cominciamo dalle più insidiose, complicate, introvabili ed esageratamente regolate, nonché teoricamente più corrette, virgolette basse o “Caporali” (geniale usare le virgolette alte per scrivere il nome delle virgolette basse, no? Altra struttura grammaticale, però.)
Non è necessario inserire uno spazio tra le virgolette di apertura, la maiuscola e la fine della frase e le virgolette di chiusura.

ES. <<Ciao, come stai?>>

Non è necessario che il punto fermo (“.” questo signorino qui), e solo il punto fermo, sia all’interno delle virgolette, si può trovare anche al di fuori, l’importante è che sia una scelta uniforme per tutto il racconto.
Per quanto riguarda le virgole e i punti  virgola, essi si possono trovare sia all’interno sia all’esterno del discorso diretto, dipende sostanzialmente da dove sono più sintatticamente corretti: se la virgola interrompe il discorso diretto, allora andra all’interno, se invece si tratta di una virgola che interrompe la parte di narrazione che comprende anche il dialogo, andrà fuori.
ES.
Virgola dentro: << Signore, >> disse il sergente, << ci stanno attaccando.>>  (Il discorso diretto completo e corretto è quindi “Signore, ci stanno attaccando”. La virgola serve)
Virgola fuori: << Il caporale >>, disse il sergente << è completamente pazzo.>> (Il discorso diretto completo e corretto è quindi “Il caporale è completamente pazzo”. La virgola non serve)

Quando il discorso diretto è concluso, i caporali vanno sempre chiusi, anche se si va a capo. L’unico caso in cui vanno lasciate aperte, e vanno anche ripetute, è se si tratta dello stesso personaggio che continua a parlarci.

ES.
<<Avremmo dovuto dirci tante cose.
<< Ma non ne abbiamo avuto alcuna possibilità.>>
NON
<< Avremmo dovuto dirci tante cose. >>
<< Ma non ne abbiamo avuto alcuna possibilità.>>

Passiamo velocemente alle virgolette alte, da qui ve lo prometto, è tutto in discesa.
Mi dispiace informarvi che più avanti dovrete scordarvi di metà delle regole imparate per il precedente segno grafico.
Non serve neanche qui lo spazio tra la virgoletta di apertura e la maiuscola e quella di chiusura e il segno di punteggiatura. Naturalmente, è necessario inserire un due punti (:) prima dell’apertura del discorso diretto.

ES: Marco mi guardò e disse: “Ciao, come stai?”

Per quanto riguarda i trattini, le cose cambiano ancora un po’.
per cominciare, qui va inserito uno spazio tra il trattino di apertura e quello di chiusura.

ES.
– Ciao, Come stai? –

Se all’enunciato segue una descrizione, il trattino di chiusura va inserito, altrimenti si può (Anzi, si deve) fare a meno di inserirlo.
ES.
1.
– Ciao, come stai? – Chiese svogliato il giovane che sembrava pià interessato alle proprie scarpe rispetto che alla sua giovane amica.
2.
– Ciao, come stai?
– Bene, grazie!

E con questo abbiamo terminato le regole un po’ ostiche del discorso diretto. Ho deciso appositamente di non trattare il confronto tra discorso diretto e discorso indiretto poiché avrebbe richiesto troppo tempo e, alla fine, non è una lezione di scuola ma delle istruzioni su come in editoria va sistemata la punteggiatura del dialogo.

*Volpe

LO STRANO VIAGGIO DI UN OGGETTO SMARRITO

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LO STRANO VIAGGIO DI UN OGGETTO SMARRITO

Autore: Salvatore Basile
Editore: Garzanti
Anno di pubblicazione: 2016

.:SINOSSI:.

Il mare è agitato e le bandiere rosse sventolano sulla spiaggia. Il piccolo Michele ha corso a perdifiato per tornare presto a casa dopo la scuola, ma quando apre la porta della sua casa, nella piccola stazione di Miniera di Mare, trova sua madre di fronte a una valigia aperta. Fra le mani tiene il diario segreto di Michele, un quaderno rosso con la copertina un po’ ammaccata. Con gli occhi pieni di tristezza la donna chiede a suo figlio di poter tenere quel diario. Lo ripone nella valigia, promettendo di restituirlo. Poi, sale sul treno in partenza sulla banchina. Sono passati vent’anni da allora. Michele vive ancora nella piccola casa dentro la stazione ferroviaria. Addosso, la divisa di capostazione di suo padre. Negli occhi, una tristezza assoluta, profonda e lontana. Perché sua madre non è mai più tornata. Michele vuole stare solo, con l’unica compagnia degli oggetti smarriti che ritrova ogni giorno nell’unico treno che passa da Miniera di Mare. Perché gli oggetti non se ne vanno, mantengono le promesse, non ti abbandonano. Finché un giorno, sullo stesso treno che aveva portato via sua madre, Michele ritrova il suo diario, incastrato tra due sedili. Non sa come sia possibile, ma sente che è sua madre che l’ha lasciato lì. Per lui. Ora c’è solo una persona che può aiutarlo: Elena, una ragazza folle e imprevedibile come la vita, che lo spinge a salire su quel treno e ad andare a cercare la verità. E, forse, anche una cura per il suo cuore smarrito. Questa è la storia di un ragazzo che ha dimenticato cosa significa essere amati. È la storia di una ragazza che ha fatto un patto della felicità, nonostante il dolore. È la storia di due anime che riescono a colorarsi a vicenda per affrontare la vita senza arrendersi mai. Salvatore Basile ci regala una favola piena di magia, emozione e speranza. Un caso editoriale che ha subito conquistato il cuore di tutte le case editrici del mondo, che se lo sono conteso acerrimamente alla fiera di Francoforte. Una voce indimenticabile, che disegna un sorriso sul nostro cuore.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Se avete apprezzato “Il linguaggio segreto dei fiori” di Vanessa Diffenbaugh sicuramente apprezzerete anche il romanzo di Salvatore Basile.
La trama ricalca un copione che, almeno all’apparenza, sembra già visto: un giovane uomo che, dopo aver visto la madre partire, decide di andarla a cercare; un viaggio che non è solo una ricerca personale, ma si trasforma in una scoperta quasi quotidiana in cui piccole lezioni di vita vengono impartire da maestri più o meno improbabili.
I personaggi sono ben tratteggiati, la loro psicologia è approfondita senza risultare pesante, mi ha lasciato qualche perplessità il protagonista maschile, Michele, che mi è sembrato troppo ingenuo e sprovveduto per la sua età, ma nel complesso è un difetto che si fa perdonare e che ne sottolinea maggiormente la sensibilità.
La trama è lineare, piacevole e regala anche diversi colpi di scena inseriti in modo geniale lì dove la storia rischia di scivolare nella banalità di uno sceneggiato televisivo. Una cosa che proprio non mi è piaciuta è stato il voler svelare tutti i misteri che si intrecciano nel corso del romanzo: l’ho trovata una scelta un po’ limitante nei confronti del lettore e, personalmente, avrei preferito mi venisse lasciata la libertà di immaginare un epilogo diverso per alcune vicende.
Lo stile è semplice e denota un particolare interesse per le descrizioni dei personaggi e per quelle ambientali che migliorano di capitolo in capitolo, quasi seguissero l’allargarsi progressivo degli orizzonti del protagonista.
Nel complesso il romanzo mi è piaciuto e l’ho divorato in pochi giorni, lo consiglio senz’ombra di dubbio e mi sento di assegnargli 8/10.

*Jo

Un racconto nel cassetto – I VINCITORI

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La prima edizione di “Un racconto nel cassetto” si è ufficialmente conclusa.
Il primo posto è stato conquistato dal racconto di Alessandro “Il lato nascosto“: una storia agrodolce che parla di discriminazione, dolore e amicizia. Al secondo posto si è piazzata Sher Jones con “La morte del re“: un’epica battaglia e la spietata morte che consacra l’amore di un re per la sua regina.Al terzo posto altra storia d’amore uscita dalla penna di Devyani Berardi: “L’amante veneziano” ci accompagna per le strade della Serenissima addormentata e ci invita a scoprire uno dei suoi più oscuri e macabri segreti.

Molto apprezzate sono state le storie di Ida “L’amore non si compra“, Unvialealberato Blogspot “I 1000 e 1 giorni da senile“, Annrose “La regina delle rose” e Monica “L’orma“.

Tutti i racconti resteranno a disposizione dei lettori sia sulla pagina Facebook che sul nostro sito.
Lo staff di Arcadia si congratula con il vincitore e con tutti gli scrittori che hanno partecipato con le loro storie: racconti usciti dal cassetto che ci hanno fatto commuovere, sognare e sorridere.

 

Un racconto nel cassetto – Aggiornamento 2

A poche ore dalla fine delle votazioni il nostro podio vede ancora in testa “Il lato nascosto”, seguito da “La morte del re” e “L’amante veneziano”.
Fuori dal podio si trovano con un leggerissimo distacco “La regina delle rose”, “I 1000 e 1 giorni della senilità” e “L’amore non si compra” e “L’orma”.
Vi ricordo che avete tempo fino alle 20 di questa sera per votare il vostro racconto preferito sulla nostra pagina e su questo sito, dove i punti saranno importanti in caso di spareggio.

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Un racconto nel cassetto – Aggiornamento

Le votazioni del concorso procedono e a metà settimana la nostra classifica vede in testa “Il lato nascosto” con 14 punti, seguito a ruota da “La morte del re” e a pari merito in terza posizione i racconti “La regina delle rose”, “I 1000 e 1 giorni della senilità” e “L’amore non si compra”; al momento restano fuori dal podio “L’amante veneziano” e “L’orma”, ma tutto può ancora succedere e i prossimi giorni potrebbero portare a colpi di scena improvvisi.
Vi ricordiamo che avete tempo fino a domenica per votare il vostro racconto preferito in pagina, utilizzando il pulsante “like” di Facebook, o mettendo “mi piace” ai racconti che trovate anche qui sul nostro sito, dove potete anche lasciare una vostra recensione.

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