IL CAVALIERE D’INVERNO

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IL CAVALIERE D’INVERNO

Autore: Paullina Simons
Casa editrice: BUR
Anno: 2005

. : SINOSSI : .

Leningrado, 1941. In una tranquilla sera d’estate Tatiana e Dasha, sorelle ma soprattutto grandi amiche, si stanno confidando i segreti del cuore, quando alla radio il generale Molotov annuncia che la Germania ha invaso la Russia. Uscita per fare scorta di cibo, Tatiana incontra Alexander, un giovane ufficiale dell’Armata Rossa che parla russo con un lieve accento. Tra loro scatta subito un’attrazione reciproca e irresistibile. Ma è un amore impossibile, che potrebbe distruggerli entrambi. Mentre un implacabile inverno e l’assedio nazista stringono la città in una morsa, riducendola allo stremo, Tatiana e Alexander trarranno la forza per affrontare mille avversità e sacrifici proprio dal legame segreto che li unisce.

. : Il nostro giudizio : .

Il titolo originario ‘The Bronze Horseman’ è un lampante riferimento all’omonima opera dello scrittore russo Puskin, che viene più volte menzionato nel corso del romanzo con continui ed apprezzabili citazioni e riferimenti.
La trama ha un ritmo altalenante, ben accordato con la vicenda storica che le fa da sfondo: a momenti frenetici ed appassionati, seguono pagine di calma apparente in cui il lettore si trascina seguendo stentatamente i passi della protagonista femminile e della sua famiglia.
Guerra, fame, morte, paura e dolore vengono descritti nelle loro note più realistiche e le descrizioni, soprattutto quelle dell’assedio di Leninigrado, riescono a trasmettere un’inquietudine paragonabile solamente a quella che trasmettono le testimonianze di chi la guerra l’ha vissuta e subita sulla sua pelle.
L’autrice, Paullina Simons, si è infatti ispirata alla storia della propria famiglia nella stesura di questa trilogia, di cui “Il cavaliere d’inverno” rappresenta il primo capitolo, e questa influenza emerge vividamente e violentemente nelle scene di maggior pathos che sono costruite su stralci di vissuto e non, come spesso purtroppo accade, su copioni cinematografici triti e ritriti.
I personaggi sono ben costruiti, anche se personalmente ho trovato insopportabile la protagonista femminile che a tratti si rivela un’insopportabile eroina, tuttavia, nel contesto, questo piccolo neo non intacca in maniera eccessiva la validità di questo romanzo che, per le tematiche e le tonalità con cui vengono trattate, ricorda i capolavori di Irène Némirovsky (il cui stile rimane tuttavia ineguagliato).
Uno degli ostacoli maggiori è rappresentato dai nomi poco orecchiabili e, per una lettrice “straniera”, terribilmente simili tra di loro; un problema che purtroppo è comune a molti testi russi o slavi ma che, in fin dei conti, non rappresenta un grande problema considerato il massiccio impiego dei diminutivi che rendono più facile il riconoscimento dei personaggi all’interno di una trama tutt’altro che lineare.

Il romanzo è stato a suo tempo acclamato come capolavoro della letteratura contemporanea, e devo dire che, a parte alcuni nei che ne hanno rallentato la lettura, è un libro che sicuramente merita il successo di cui ha goduto.
Come giudizio mi sento di dargli 8/10: come ho già detto il romanzo è davvero valido e merita di essere letto, tuttavia ho trovato che alcuni capitoli siano stati trattati in maniera un po’ grezza, mezzi al centro del libro come per aumentare il numero (già considerevole) delle pagine e questo ha decisamente influito negativamente sul giudizio complessivo e non mi ha affatto invogliato a continuare con la lettura dei due capitoli successivi.

*Jo

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