Dei ed eroi del XXI secolo – Gli eroi della Marvel protagonisti dell’epica americana (parte 3)

Esce oggi nelle sale “Captain America – Civil War” il lungo metraggio Marvel che vede il paladino Steve Rogers combattere contro il suo amico ed alleato Tony Stark, alias Iron Man. Abbiamo già analizzato la figura di Captain America (ma per chi se lo fosse perso troverà il link in fondo a questo approfondimento) e come sempre la nostra analisi tenterà di portare alla luce tutte le caratteristiche che legano Iron Mani ai personaggi della letteratura europa o dell’epica antica.

3. IRON MAN: LA FURIA ROSSA DELLA MARVEL

3.1 – Rosso: il colore della rabbia

Ho finora accennato a grandi linee ad alcuni tra i simboli più ricorrenti all’interno della mitologia americana; a questo punto, per avere una panoramica più completa, ritengo utile considerare i colori che ravvivano questa mitologia dando un nuovo significato alle cose.
Fin dall’antichità l’uomo ha impresso sui supporti di cui disponeva la realtà che lo circondava colorandola con tinte che erano non solo pigmenti ma anche, e soprattutto, simboli. Le bandiere delle nazioni sono la prova più lampante della simbologia e del potere evocativo dei colori poiché a essi è affidato il compito di riassumere le qualità, le caratteristiche e i valori che guidano il paese che li ha scelti. I colori di Capitan America, per esempio, come già anticipato nel secondo capitolo, sono gli stessi della bandiera americana; diversamente, Iron Man, alias Tony Stark, preferisce i toni dell’oro e del rosso, due colori che hanno un forte valore simbolico e che fanno meritatamente guadagnare al supereroe il soprannome di “Furia rossa”.
Fin dall’antichità al rosso veniva associata l’idea di vita, energia, forza vitale: “già i Neandertaliani avevano l’abitudine rituale di cospargere i morti con materiali di color rosso, probabilmente per restiuir loro il ‘caldo’ colorito del sangue e della vita.”[1] Il culto di Cibele prevedeva tra i suoi riti un bagno di sangue: gli iniziati sostavano sotto una grata su cui era posta la carcassa sanguinolenta di un toro e venivano aspersi con il sangue dell’animale. Questo, e altri rituali, che si riscontrano in diverse culture, introduce una nuova accezione del rosso legato al significato di rinascita e nuovo inizio.
Il rosso del sangue e del fuoco ha per i cristiani un significato sacro: esso rappresenta il sangue di Cristo e dei martiri, la fiamma dello Spirito Santo, il roveto ardente e la colonna di fuoco in cui si manifesta la presenza di Jahvé. In altre culture il rosso è il colore della guerra, dell’energia e della forza; esso è legato alle divinità guerriere come Ares (per gli antichi Greci) alias Marte (per i Romani). Il rosso è il colore emblema del potere militare e politico dell’imperatore. Il codice di Giustiniano puniva con la morte chiunque commerciasse o comprasse stoffe trattate con la porpora in quanto questa era esclusiva dell’imperatore e ne rappresentava il potere supremo.[2]
Ma il rosso assume anche connotati negativi venendo associato al peccato, alla distruzione e alla morte. Sempre nella tradizione cristiana, nel racconto dell’Apocalisse San Giovanni racconta di una visione che sottolinea come al rosso scarlatto corrisponda l’idea di dissolutezza, vizio, lussuria e peccato:

Là vidi una donna seduta sopra una bestia scarlatta, che era coperta di nomi blasfemi, aveva sette teste e dieci corna. La donna era vestita di porpora e di scarlatto, adorna d’oro, di pietre preziose e di perle; teneva in mano una coppa d’oro, colma degli orrori e delle immondezze della sua prostituzione. Sulla sua fronte stava scritto un nome misterioso: «Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli orrori della terra».[3]

Il rosso è dunque percepito come il colore della vita, del sangue e della morte; il colore dell’amore e dei vizi, di Cristo risorto e dei demoni e dell’inferno.
Dopo queste considerazioni non è difficile capire il collegamento che unisce il personaggio di Iron Man al rosso e, proprio come il colore di cui si veste, questo super eroe possiede luci e ombre che non sempre lo portano ad agire in modo retto e sincero, a differenza del suo “collega” il capitano Rogers.

3.2 Iron Man: il figliol prodigo della Marvel

I think I gave myself a dare. It was the height of the Cold War. The readers, the young readers, if there was one thing they hated, it was war, it was the military. So I got a hero who represented that to the hundredth degree. He was a weapons manufacturer, he was providing weapons for the Army, he was rich, he was an industrialist. I thought it would be fun to take the kind of character that nobody would like, none of our readers would like, and shove him down their throats and make them like him … And he became very popular.[4]

Se si considerano i supereroi usciti dalla fantasia di Stan Lee e dalle matite dei suoi disegnatori, Tony Star / Iron Man risulta essere la pecora nera di questa famiglia di combattenti senza macchia e senza paura. Al contrario di Spider Man, Capitan America, e gli altri personaggi Marvel, egli sembra essere nato per spezzare questa dinastia di eroi amati dai lettori fin dalla loro prima comparsa sugli album.
Se si analizza il contesto storico e culturale in cui il supereroe viene alla luce non è difficile capire perché, a differenza dei suoi predecessori, esso abbia dovuto conquistare il suo pubblico. Iron Man compare per la prima volta nel numero 39 di Tale of Suspense nel 1963 grazie al genio di Stan Lee e il talento di Don Heck. Siamo nel cuore della guerra, la nazione americana è impegnata in Vietnam e concetti come “guerra”, “disciplina”, “autorità” e “potere attraverso le armi” sono quanto mai fastidiosi per un popolo che considera questa operazione militare un’insensata mattanza. In questo tragico panorama nasce Tony Stark, un genio la cui fortuna è stata costruita dalla sua intelligenza e dalle industrie belliche del padre Howard Stark.
Nei fumetti, come nei lungometraggi, il personaggio ama presentarsi come un “genio, miliardario, playboy, filantropo” ( The Avengers, Joss Whedon, 2012). Per Stark l’American Dream non è una conquista lenta e faticosa, ma il lascito di suo padre e, in quanto dono, egli non ne comprende fino in fondo il valore e spreca il suo tempo e le sue sostanze conducendo una vita da dissoluto come tutti i figli dell’alta società americana.
Dopo aver quasi perso la vita, a causa di una mina esplosa mentre Tony Stark si trova in Vietnam per valutare i contributi che le sue industrie avrebbero potuto dare al contingente americano,  comincia per il futuro supereroe un viaggio che trasformerà il rampollo di casa Stark in Iron Man. La prigionia, il dover suo malgrado costruire armi per il nemico, l’amicizia con lo scienziato Ho Yinsen e il sacrificio di quest’ultimo per permettere a Tony Stark di evadere segnano il personaggio e lo convincono a dare una svolta decisiva alla sua vita per mettersi al servizio della comunità. Attraverso la vicenda umana e storica di Tony Stark, la cui fortuna si è costruita sul commercio di armi di ultima generazione, Stan Lee sembra proporre al lettore, e al popolo americano in generale, una riflessione sulle armi valida oggi come cinquanta anni fa. Nei fumetti, come nei lungometraggi, a questa riflessione e alle sue conseguenze vengono concessi ampi spazi. Nel film del 2008 sono emblematiche le parole che il protagonista scambia con alcuni giornalisti prima e dopo il suo sequestro:

“Is it better to be feared or respected?” — I say, is it too much to ask for both? With that in mind I humbly present you the crown jewel of Stark Industries’ Freedom Line. It’s the first missile system to incorporate the latest in proprietary Repulsor Technology. They say that the best weapon is the one that you never have to fire. I respectfully disagree! I prefer… the weapon you only have to fire once. That’s how Dad did it, that’s how America does it… and it’s worked out pretty well so far. Find an excuse to let one of these off the chain, and I personally guarantee you the bad guys won’t even want to come out of their caves.  (Iron Man, Jon Favreau, 2008).

E ancora in seguito alla sua liberazione:

Tony Stark: “I never got to say goodbye to my father. There’s questions I would’ve asked him. I would’ve asked him how he felt about what his company did, if he was conflicted, if he ever had doubts.[…] I saw young Americans killed by the very weapons I created to defend them and protect them. And I saw that I had become part of a system that is comfortable with zero-accountability”.

Press Reporter: “Mr. Stark, what happened over there?”

Stark: “I had my eyes opened. I came to realize that I had more to offer this world than just making things that blow up. And that is why, effective immediately, I am shutting down the weapons manufacturing division of Stark Industries.” (Iron Man, Op. cit.)

Nei lungometraggi realizzati dalla Marvel e dalla Paramount è particolarmente evidente il cammino di redenzione che il supereroe intraprende attraverso le pellicole: Iron Man (Jon Favreau,2008), Iron Man 2 (Jon Favreau, 2010), The Avengers (Joss Whedon, 2012), Iron Man 3 (Shane Black, 2013). Nel corso di questa tetralogia cinematografica Tony Stark abbandona sempre di più le sue maniere da playboy in favore di una maggiore coscienza e, nell’ultimo film a lui dedicato, egli arriva a sacrificare se stesso per difendere le persone che ama.

Iron_Man_Extremis

3.3 Iron Man: un altro volto del manifest destiny

Nel suo libro Il grande cerchio Ilaria Moschini introduce e spiega il significato di manifest destiny. Nel destino manifesto si riassume il compito della nazione americana di guidare il mondo verso un’era di benessere politico, economico e sociale; un nuovo mondo caratterizzato da un uso responsabile delle risorse naturali e delle nuove tecnologie, in cui le dittature saranno solamente un fantasma del passato e una parola sui libri di storia.
Se Steve Rogers incarna la missione americana di diffondere in tutto il mondo i valori della democrazia e della libertà, Tony Stark rappresenta l’avanguardia tecnologica e militare degli Stati Uniti d’America. Nel 1963 le tecnologie avevano più difetti che pregi: i rari e costosi computer erano molto più ingombranti dei laptop a cui siamo abituati e le loro potenzialità erano inversamente proporzionali alle loro dimensioni. La peculiarità e l’eccellenza delle Stark Industries risiede nel saper creare e domare le nuove tecnologie costruendo armi dall’elevato potenziale. Ciò che per il mondo è novità, per il genio di Tony Stark è già preistoria. La tecnologia e le armi hanno, è il caso di dirlo, più di un taglio: esse vengono usate per difendere la popolazione americana e mondiale da potenziali pericoli, ma in mani sbagliate possono diventare una minaccia difficile da gestire.
Sotto la maschera dell’uomo di mondo, si nascondono una mente geniale e un animo che vive con tormento il rapporto con la tecnologia. Tony Stark è infatti consapevole dei limiti e delle insidie che si celano dietro il benessere portato dalle avanguardie tecnologiche e la sua più grande paura è che qualcuno riesca a usare le sue creazioni per controllare l’armatura di Iron Man che, nel corso della storia, diventa un’arma intelligente sempre più raffinata, potente e per questo pericolosa.
D’altro canto però la tecnologia è anche il superpotere di Iron Man. Al contrario di alcuni suoi colleghi come Spider Man, Capitan America, Hulk, Thor o gli X-Men, Iron Man non va incontro a trasformazioni di alcun tipo né eredita i suoi poteri per diritto di nascita o genetica: Tony Stark è in un certo senso un self-made hero che sottopone il suo corpo a costanti e pesanti sessioni di allenamento. La vera fonte del suo potere e ciò che fa di lui un supereroe è, tuttavia, la sua armatura rossa e dorata, un gioiello di ingegneria: stivali jet che consentono a chi la indossa di volare, raggi laser, mitragliatrici, emettitori di impulsi elettromagnetici, generatori di ologrammi, e altre armi. Ma l’armatura non è l’unico fiore all’occhiello di cui Tony Stark può vantarsi: egli è anche l’ideatore della Stark Tower. In questo palazzo, che è il più alto di New York, il manifest destiny si incarna in quella che è la declinazione moderna del beacon: il grattacielo: “Stark Tower is about to become a beacon of self-sustaining clean energy” (The Avengers, Op. cit.). La dimora di Iron Man è un grattacielo con sistemi di sicurezza di ultima generazione e si autoalimenta grazie ad un piccolo reattore producendo energia pulita.

3.4 Achille, Grantaire, Boromir: la furia, il sacrificio e l’onore

Se tracciare i confini della personalità di Capitan America è semplice, lo stesso non si può dire Iron Man. Dietro alla maschera del genio, miliardario, playboy, filantropo si nasconde infatti un groviglio di sentimenti contrastanti tra loro in cui egoismo e spirito di sacrificio di affrontano in un duello che pare destinato a non trovare una soluzione. Questo conflitto, basato sulla perenne indecisione tra ciò che è facile e ciò che è giusto, tra i propri interessi e una causa più alta, ha sempre interessato e affascinato gli scrittori e i poeti di ogni epoca che si sono divertiti a contrapporre e affiancare all’eroe idealista la figura dello scettico.
Achille, l’eroe dell’esercito acheo, la cui ira rischia di causare la sconfitta greca nel corso della guerra di Troia; Grantaire, Pilade ubriaco, più interessato al vino e alle donne che alla rivoluzione; Boromir, capitando di Gondor, che al bene della Terra di Mezzo preferisce difendere gli interessi suoi e del padre.  Sono eroi che appartengono a saghe diverse, per l’esattezza l’Iliade, I Miserabili e Il signore degli anelli (The Lord of the Rings), e ai quali io ho deciso di fare riferimento per comprendere le caratteristiche dell’eroe americano, che in un certo senso ibrida in sé le più evidenti peculiarità dei tre eroi citati.

3.4.I  Achille, figlio di Peleo, re della Tessaglia, e della ninfa Teti, è il celeberrimo eroe dell’esercito acheo e il terrore del popolo troiano. Invincibile, indomito fino alla spavalderia; Achille è un guerriero conscio della sua forza e del fatto che, senza di lui, l’esercito greco non avrebbe alcuna possibilità di vittoria. La sua arroganza e il suo egoismo raggiungono l’apice in seguito alla rivendicazione da parte di Agamennone di Briseide: la schiava di Achille. Non potendo riaverla, l’eroe decide di ritirarsi dallo scontro insieme ai Mirmidoni, i suoi guerrieri, e di abbandonare l’esercito greco al massacro.

Cantami, o Diva, del Pelìde Achille
l’ira funesta che infiniti addusse
lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco
generose travolse alme d’eroi,
e di cani e d’augelli orrido pasto
lor salme abbandonò (così di Giove
l’alto consiglio s’adempìa), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
il re de’prodi Atride e il divo Achille.[5]

Nel poema Achille si pone in antitesi rispetto a Ettore: se infatti il secondo è disposto a sacrificare se stesso per la famiglia e la patria, Achille è di tutt’altro avviso e sceglie di abbandonare i propri fratelli per alimentare un suo capriccio. Achille può fare il prezioso, pretendere, e non si fa scrupoli ad avanzare minacce velate contro il suo sovrano:

– Ebbro! Cane agli sguardi e cervo al core!
Tu non osi giammai nelle battaglie
dar dentro colla turba; o negli agguati
perigliarti co’primi infra gli Achei,
ché ogni rischio t’è come morte-
[…] – Stagion verrà che negli Achei si svegli
desiderio d’Achille, e tu salvarli
misero! non potrai, quando la spada
dell’omicida Ettòr farà vermigli
di larga strage i campi: e allor di rabbia
il cor ti roderai, ché sì villana
al più forte de’Greci onta facesti.[6]

L’agire e il parlare di Achille rivela una personalità cinica ed egoista, interessata solamente all’esaltazione dell’io e delle sue necessità. Tuttavia anche questo principe aveva “la sua passione: che non era né un’idea, né un dogma, né un’arte, né una scienza; era un uomo”[7]: Patroclo. Dopo l’ennesimo tentativo fallito di riportare Achille sul campo di battaglia, Patroclo prende la parola e, ponendosi in antitesi ad Andromaca che cerca di dissuadere il marito dal combattere, cerca di convincere il compagno a imbracciare nuovamente le armi e tornare nella mischia. I due hanno un colloquio che termina con una preghiera che l’eroe rivolge a Zeus perché riporti a casa sano e salvo Patroclo:

– Perché piangi, Patròclo? […]-
– O Achille,
o degli Achei fortissimo Pelìde,
non ti sdegnar del mio pianto. Lo chiede
degli Achei l’empio fato.[…]
E tu resisti
Inesorato ancora? O Achille! Oh mai
Non mi s’appigli al cor, pari alla tua,
l’ira, o funesto valoroso! E s’oggi
sottrar nieghi agli Achivi a morte indegna,
chi fia che poscia da te speri aita?[8]

Giove che lontano fra i tuoni hai posto il trono, tu benigno ascoltasti i miei voti e mi rendesti l’onore. Anche questa volta adempi le mie preghiere. Invia la vittoria al mio diletto amico, rafforza l’ardire nel suo petto, affinché Ettore veda se il mio compagno sa combattere anche senza di me. Ma una volta respinto il furore nemico dalle navi achee, a me subito riconducilo illeso, con tutte le armi e con i suoi forti.[9]

Solo la morte di Patroclo per mano di Ettore convincerà Achille a tornare sul campo di battaglia per vendicare l’amico caduto. L’ira dell’eroe si scaglia sui troiani che cadono sotto i colpi della sua spada e del suo giavellotto. Per ultimo cade Ettore, che invano supplica Achille di risparmiargli la morte e prenderlo come prigioniero, supplica che viene bellamente ignorata dall’eroe che anzi risponde:

– Ettore, il giorno che spogliasti il morto
Patroclo, in salvo di credesti, e nullo
Terror ti prese del lontano Achille.
Stolto!
[…] Or cani e corvi
te strazieranno turpemente, e quegli (Patroclo n.d.r),
avrà pomposa dagli Achei la tomba.- [10]

Da queste parole trasuda non solo il dolore per la perdita dell’amato compagno, ma anche e soprattutto la violenza cieca che alimenta la furia dell’eroe fino a fargli dimenticare i doveri sacri della sua gente.

Tony Stark (reading Agent Romanoff assessment on him): -“Personality overview; Mr. Stark displays compulsive behavior. […] Textbook narcissism…”agreed.- ( Iron Man 2, Op. cit)

Incontrollabile e narcisista. Sono i due termini che meglio riassumono le personalità di Achille e di Iron Man, due personaggi che, benché appartenenti a due epoche storiche così lontane tra di loro, presentano non poche analogie.
La prima, e forse la più importante, è la rabbia di cui entrambi sono personificazione. Le azioni di Achille quanto quelle di Iron Man sono dettate dalla violenza, da un’ira cieca che li rende temibili agli occhi dei loro avversari ma al contempo minaccia i loro affetti. Il gruppo metal dei Black Sabbath ha dedicato una canzone al supereroe dall’armatura scarlatta e nelle sue strofe il collegamento Iron Man/furia è espresso in modo lampante:

Now the time is here/ For Iron Man to spread fear/ Vengeance from the grave/Kills the people he once saved/ Heavy boots of lead / Fills his victims full of dread/ Running as fast as they can/ Iron Man lives again![11]

Al pari di supereroi come Hulk, la Cosa o Deadpool, Iron Man non è un supereroe che infonde sicu-rezza in chi lo vede e alla sua apparizione non implica un imminente salvataggio o la risoluzione del problema.
Tony Stark, come lui stesso si definisce nel lungometraggio The Avengers, è una personalità volubile che, proprio come Achille, scende in campo solo ed esclusivamente per difendere i propri interessi o perché spronato dalle persone che ama. L’altro trait-d’union tra Achille e Iron Man è il loro rapporto controverso con l’autorità. Re, presidenti, dovere verso la patria e gli dei, la salvezza della terra,…; questi due antieroi non guardano in faccia niente e nessuno e in ogni momento cercano il modo migliore per soddisfare i loro capricci e i loro bisogni senza farsi alcuno scrupolo sul come i loro fini vengono perseguiti. Iron Man e Achille sono il negativo di Capitan America ed Ettore: al dovere preferiscono il piacere, al sacrificio prediligono i loro capricci, alla nazione favoriscono il proprio tornaconto e la ristretta cerchia di amici ed affetti che hanno.

3.4. II Grantaire è, nel romanzo I miserabili, il  cinico del gruppo dei les amis de l’ABC. La descrizione che di lui fa Victor Hugo è nutrita e ricca di particolari che fanno capire come questo giovane si ponga in contrapposizione all’idealista Enjolras:

Tra tutti quei cuori appassionati e quelle menti convinte c’era anche uno scettico.  E come mai? Per giustapposizione. Lo scettico si chiamava Grantaire e di solito firmava con un rebus: R. Grantaire era una persona che si guardava bene dal credere a qualche cosa.

[…] Corrotto, giocatore e libertino, spesso ubriaco, dava a quei giovani sognatori il dispiacere di cantare in continuazione: Amiamo le ragazze e amiamo il buon vino!, sull’aria di Viva Enrico IV.

Anche questo scettico aveva la sua passione, che non era una idea, né un dogma, né un’arte, né una scienza, ma un uomo: Enjolras. Grantaire ammirava, amava e venerava Enjolras.

Con chi legava questo dubbioso anarchico in quella falange di spiriti assoluti? Con il più assoluto. In che modo Enjolras lo soggiogava? Con le idee? No, con il carattere. Fenomeno non infrequente. Uno scettico che si lega a un credente, è semplice come i colori complementari.[12]

Lo scrittore utilizza altri paragoni e descrive minuziosamente il legame che unisce questo amante del vino e delle donne al carismatico leader della rivoluzione. Grantaire è, come Victor Hugo non si stanca mai di sottolineare, uno scettico che si avvede dal credere in qualsiasi cosa e per nulla animato da quello spirito di sacrificio che accende i suoi compagni.

– Puoi essere buono a qualcosa, tu?-
– Ne avrei la vaga ambizione.- disse Grantaire.
– Tu non credi a nulla.-
– Credo a te.-[13]

O ancora:

– Grantaire tu sei incapace di credere, di pensare, di volere, di vivere e di morire.-
Grantaire ribatté con voce grave:
– Vedrai.-[14]

Nel corso del romanzo il personaggio va incontro ad una lenta e radicale metamorfosi in cui il cinico muore e nasce un compagno fedele fino alla morte.
Questa metamorfosi non è dissimile da quella a cui va incontro Tony Stark/Iron Man nel corso del già citato film The Avengers che, quando la squadra subisce un attacco diretto in cui perde la vita un suo compagno ed amico, accantona la sua arroganza e i suoi crucci per impegnarsi seriamente nella lotta contro il cattivo di turno.
Lo scettico egoista si dissolve e si converte in uno spirito guerriero che lo scrittore paragona a quello di Pilade, il compagno di Oreste, paragone che viene consacrato nel corso del capitolo conclusivo della vicenda di Enjolras e Grantaire.

[…] quando tutt’a un tratto sentirono una voce forte accanto a loro gridare:
-Viva la repubblica! Anche io sono dei loro!-
Grantaire s’era alzato.
L’immenso luce di tutta la battaglia che non aveva visto e a cui non aveva partecipato, apparve nello sguardo acceso dell’ubriacone trasfigurato.
Ripeté – Viva la repubblica!-  attraversò la sala con passo fermo ed andò a piazzarsi davanti ai fucili in piedi accanto a Enjolras.
– Prendetene due in un colpo.- disse.
E voltandosi verso Enjolras gli disse con dolcezza:
– Permetti?-
Enjolras gli strinse la mano sorridendo.
Il sorriso non si era ancora spento che la detonazione echeggiò.
Enjolras,  trapassato da otto colpi, restò addossato al muro, come se i proiettili lo avessero inchiodato. Reclinò solamente la testa.
Grantaire, fulminato, gli si abbatté ai piedi.[15]

È questo l’atto finale che segna la fine della vicenda di Grantaire e la sua metamorfosi da giovane disinteressato e cinico, a compagno fedele pronto a condividere il destino di morte dell’amico e capitano.

3.4. III Boromir, un personaggio del citato The Lord of the Rings, chiude questa dinastia di antieroi. Il personaggio, a differenza di Faramir di cui si è parlato nel corso del secondo capitolo, non ha una descrizione dettagliata e fedele come quelle che vengono fatte del fratello minore e la sua personalità va intuita e costruita osservando il cammino che questo uomo compie all’interno del romanzo e le parole che altri utilizzano per descriverne la personalità.
All’interno della vasta opera che è The Lord of the Rings, Boromir risulta essere poco più che una comparsa. Egli giunge al consiglio di Elrond, la riunione in cui si deciderà il destino dell’anello del potere, non per rispondere alla chiamata del re degli elfi, ma perché turbato da un sogno di cui vuole conoscere il significato.
L’incontro con Frodo e con l’anello diventa per lui l’occasione per portare sotto gli occhi delle altre razze i problemi e le sofferenze di Gondor e della sua gente e, in questa occasione, egli chiede di poter usare l’arma del nemico contro se stesso, supplica che rimarrà disattesa.
A differenza dei personaggi che abbiamo analizzato fino ad adesso, Boromir non è cinico né scettico; tuttavia egli antepone al bene della Terra di Mezzo gli interessi della sua gente e le richieste del padre Denethor, sovraintendete di Gondor. Egli è risoluto nell’agire, un guerriero impavido, un amico fedele e un uomo d’onore; ma al pari dei grandi cavalieri del ciclo bretone o dei poemi cavallereschi, egli ha un lato oscuro contro cui combatte fino alla morte.
Boromir è arrogante e questa arroganza lo accompagna per tutta la sua breve avventura segnando, in un certo senso, la sua condanna a morte. Tuttavia la sua dipartita non va intesa come una punizione, come la morte di Achille, quanto il momento di redenzione del personaggio che, sacrificandosi per salvare due suoi compagni, accantona completamente i sogni di gloria e di potere per difendere due tra gli esseri più umili della Terra di Mezzo.

 “I’m volatile, self-obsessed, and don’t play well with others” (The Avengers, Op. cit.).

La prima somiglianza che si riscontra tra Boromir e Iron Man si riscontra, come per gli altri personaggi già analizzati, nel carattere. A differenza degli altri membri della compagnia dell’anello, che giungono al consiglio di Elrond per rispondere all’appello del re degli elfi e alle necessità della Terra di Mezzo, Boromir entra nella storia quasi di straforo e appare, fino alla comparsa dell’Anello del potere, completamente disinteressato ai problemi che affliggono gli altri popoli. Nella sua mentalità di principe di Gondor non c’è spazio se non per le necessità di suo padre, del suo popolo e sue.
Boromir è un principe e un soldato, la sua natura è dunque quella di ricercare in ogni momento la gloria e l’onore e accrescere così il prestigio del suo nome e della sua casata.
In questo non è poi così diverso da Tony Stark che, specialmente agli albori, dimostrava di avere a cuore solamente la fama e si ingegnava, anche a costo di procurare la morte di centinaia di persone, per incrementare il fatturato e la reputazione delle Stark’s Industries.
Il secondo livello su cui si realizza l’analogia tra Boromir e Iron Man è il loro rapporto con il potere. Entrambi sono affascinati dall’idea di poter controllare qualcosa che sfugga alle menti degli altri e fanno di tutto per accaparrarsi tale potere e piegarlo ai loro scopi. Per Boromir l’oggetto in cui si incarna tale potere è l’Unico Anello: oggetto potente quanto malvagio che nemmeno gli esseri più saggi della Terra di Mezzo, gli elfi e gli Istari (l’ordine degli stregoni a cui appartengono Gandalf e Saruman n.d.r), osano toccare per paura di essere contaminati dalla sua natura malvagia. Boromir, malgrado gli avvertimenti di Gandalf, Elrond, Galadriel ed Aragorn, continua ad nutrire l’ambizione di poter imbrigliare il potere dell’Anello per usarlo contro i nemici di Gondor, ambizione che lo spingerà a tentare di sottrarre l’Anello a Frodo e che, conseguentemente, segnerà la morte del personaggio.
Ciò che è l’Anello per Boromir è la tecnologia per Tony Stark. Ho già spiegato come Iron Man, al pari di Capitan America, incarni un aspetto del manifest destiny: il lato che presenta tante luci quante ombre e che si riscontrano appieno nel supereroe marveliano. Al contrario di Boromir, Tony Stark conosce e sa gestire la forza della tecnologia riuscendo a incanalarla per creare o armi di distruzione di massa o eccezionali armature per difendere chi ama. Tuttavia egli vive nel costante pericolo che qualcuno possa rubare questa sua arte e usarla non solo per creare scompiglio, ma anche, e soprattutto, per controllare Iron Man.
Gli altri supereroi, pur avendo degli alter ego, non vanno incontro a questo rischio poiché in ogni momento della loro vita essi sono il supereroe e il civile anonimo. Iron Man e Tony Stark sono invece due personalità separate che non possono esistere nello stesso istante in quanto, senza la sua armatura, Tony Stark è solamente un uomo senza alcun superpotere né particolare abilità.

Steve Rogers – Big man in a suit of armour. Take that off, what are you?- (The Avengers, Op. cit.)

Chiunque, come avviene nel corso del secondo lungometraggio a lui dedicato, può creare o riuscire a controllare l’armatura di Iron Man e scatenarne il potenziale distruttivo. Per Boromir il problema è conquistare il potere, per Tony Stark è mantenerlo e custodirlo da coloro che potrebbero farne un uso improprio.

3.4. IV Come Achille, Grantaire e Boromir; Tony Stark, il cadetto di questa nuova stirpe di supereroi americani non ha a cuore il bene comune né mostra particolare interesse e spirito di sacrificio per quelle cause più grandi di lui. È più dedito ai vizi che alle virtù e fa di questo suo stile di vita dissoluto il suo vanto, preferisce sorseggiare drink che combattere al fianco dei suoi colleghi e non esista a ribattere con pungente ironia a chi lo accusa di non essere serio.

Steve Rogers: Is everything a joke to you?
Tony Stark: Funny things are. (The Avengers, Op. cit.)

Tuttavia a questo egoismo scompare quando a essere minacciate o a pagare per la loro superficialità sono le persone che amano.

There was an idea […] called The Avengers Initiative. The idea was to bring together a group of remarkable people, see if they could become something more. See if they could work together when we needed them to, to fight the battles that we never could. Phil Coulson died still believing in that idea, in heroes.
Well, it’s an old fashioned notion. (The Avengers, Op. cit.)

Achille torna sul campo di battaglia per vendicare il compagno Patroclo ucciso da Ettore. Grantaire affronta la morte accanto all’amico e leader Enjolras. Boromir muore nel tentativo disperato di salvare due membri della compagnia dell’anello. Tony Stark non esista a sacrificare se stesso o le cose a lui più preziose per tutelare la sicurezza delle persone che ama. Sembra quasi che il sacrificio di sé, o la morte come nel caso di Achille, Grantaire e Boromir, sia la condizione sine qua non che rende possibile la trasformazione di questi apparentemente personaggi capricciosi e arroganti in eroi non meno validi dei loro colleghi.
Ettore, Enjolras, Faramir e Capitan America rappresentano l’ideale. Le loro vicende e la loro fibra morale sono un’ispirazione per il lettore che ne rimane inevitabilmente affascinato. Tuttavia è pressoché impossibile stabilire con essi un legame empatico poiché questi eroi, antichi o moderni che siano, sembrano appartenere al mono delle idee piuttosto che a quello umano.
Al contrario Achille, Grantaire, Boromir e Iron Man con le loro luci e ombre, con i loro vizi e difetti, con la loro reputazione sempre in bilico tra l’eroe e il cattivo; si presentano al lettore come amici e stabiliscono con esso un rapporto più umano. Essi non sono maestri, ma compagni con più esperienza su quella straordinaria e a volte grottesca avventura che è la vita. Quei lati della loro personalità che i loro compagni di avventura, e i critici, mal sopportano, sono per chi si avvicina al mondo della letteratura, dei fumetti e del cinema i motivi per cui il lettore, o lo spettatore, si affeziona a questi finti antieroi.

*Jo

Leggi la prima parte
Leggi la seconda parte

[1] Hans Biederman, Enciclopedia dei simboli (Knaurs Lexicon der Symbole, München 1989), Garzanti, Milano 1999, p 449.

[2] Jean Chevakuer e Alain Gheerbrant, Dizionario dei simboli ( Dictionnaire des symboles, Paris 1969), Dizionari Rizzoli, Milano 1986, pp.301-302.

[3] Apocalisse 17, 3-5.

[4] Stan Lee, clip da “Very, Very Live,”

https://www.blastr.com/2013-4-30/little-known-sci-fi-fact-stan-lee-thought-marvel%E2%80%99s-readers-would-hate-iron-man-first .

Vedi anche ( 25-04-2014).

[5] Omero, Iliade, Proemio, trad. di V. Monti, Itaca, Castel Bolognese, 2004, , versi 1-10, p 14.

[6] Omero, Iliade, Canto I, trad. di V. Monti, Itaca, Castel Bolognese, 2004, versi 321-327, p 24.

[7] Victor Hugo, Les misérables (1862), trad. it. I miserabili, Garzanti Editore, Milano, 1990, pp. p 696.

[8]  Omero, Iliade, Canto XVI , trad. di V. Monti, Itaca, Castel Bolognese, 2004, versi 7,26-33, 39-44, p 271-272.

[9] Ibid., versi 317-360,  p 279.

[10] Ibid versi 421-429, p 379.

[11] Black Sabbath, Iron Man, Paranoid, London, 1970  https://www.youtube.com/watch?v=dZJPYo-YUkA  Vedi anche (13/05/2014).

[12] Victor Hugo, Les misérables (1862), trad. it. I miserabili, Garzanti Editore, Milano, 1990,  pp.  695-696.

[13] Ibid., p  900.

[14] Ibid., p 1158.

[15]Victor Hugo, Les misérables (1862), trad. it. I miserabili, Garzanti Editore, Milano, 1990,  .p 1316.

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