Parole, fiori,ventagli e HTML – L’evoluzione del linguaggio dalla sua nascita ad oggi

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Pochi lo sanno, ma tra tutte le attività che svolgiamo quotidianamente la lettura e la scrittura sono quelle più innaturali. Eppure ci viene così bene, a differenza del calcolo che per qualcuno è e rimarrà sempre una fatica paragonabile a quelle di Ercole. Probabilmente, sforzandoci un po’, ricorderemo con maggior piacere il momento in cui abbiamo iniziato a padroneggiare l’alfabeto, che non quello in cui abbiamo iniziato a fare le operazioni in colonna o a contare sull’abaco le centinaia e le decine con le loro palline rosse e verdi.

Allora perché il linguaggio e le sue componenti, scrittura e lettura, sono innaturali per l’uomo a differenza della matematica che sembra avere basi biologiche?

In questo articolo, che introdurrà la nuova rubrica dedicata ai diversi tipi di linguaggio, cercherò di raccontarvi brevemente la storia dell’uomo lettore e scrittore e di giustificare quanto detto nelle prime righe di questo articolo.

– Basi del linguaggio –

Per prima cosa bisogna dare una definizione di linguaggio e chiarire che, per quanto si parli di linguaggio del cane, del gatto o delle api (a cui era stato ispirato anche un film), il linguaggio è un universale esclusivamente umano. Il linguaggio naturale è composto dalle seguenti componenti base:

  • messaggio: la semantica è alla base di ogni sistema di comunicazione ed è l’insieme dei significati espressi con i gesti e le parole.
  • regole:  le regole di una lingua, la sintassi, scandiscono come una frase debba essere assemblata. Grazie alla sintassi, frasi con le stesse parole possono avere significati diversi in basse all’ordine degli elementi.
  • mezzo di comunicazione: i messaggi possono essere scritti, orali o gestuali. I due principali mezzi del linguaggio sono la voce e i gesti.
  • vincoli sociali: ogni atto comunicativo presuppone un rapporto tra chi parla e chi ascolta. La comunicazione segue regole precise che indicano di cosa possiamo parlare, come, quando e con chi farlo, suggerendoci anche cosa il nostro interlocutore si aspetta di sentire. L’insieme di questi vincoli sociali costituisce la pragmatica.

In questo elenco di caratteristiche del linguaggio, che posto occupano le lingue, la lettura e la scrittura? Queste tre facce del linguaggio rientrano nella sua pragmatica, le lingue, infatti, sono mezzi di comunicazioni variabili e prodotti dalla società, e la stessa cosa si può dire dell’alfabeto di un determinato idioma e della sua lettura.

Questa lieve digressione sulle basi biologiche del linguaggio non hanno ancora risposto alla nostra domanda e, al contrario, ci portano a credere che così come il linguaggio e l’adozione di una lingua siano nostre componenti biologiche,  lo stesso valga per la scrittura e la lettura.

– Il cervello che legge –

In “Proust e il calamaro. Storia e scienza del cervello che legge” di Maryanne Wolf, la ricercatrice americana racconta la storia dell’evoluzione di queste nostre facoltà tra le popolazioni primitive fino ai nativi digitali, intrecciando alla storia dell’umanità lettrice quella personale. Come già accennato la matematica sembra avere una componente biologica che appartiene tanto all’uomo quanto agli animali più evoluti (se mettete una scimmia davanti a due caschi di banane composti da cinque e dieci frutti, lei sceglierà quello più ricco perché, pur non avendo alcun rudimento di calcolo, intuisce dove si trovi la maggior quantità di cibo). La matematica ha un’utilità e, all’alba dei tempi, leggi matematiche primitive ed essenziali erano sufficienti per fare la differenza tra mangiare ed essere mangiati. La scrittura e la lettura no. Per quanto sia affascinate l’idea che le prime pitture rupestri fossero una forma rudimentale di scrittura o il tentativo dei nostri antenati di lasciare un segno del loro passaggio, bisogna abbandonare questa visione romantica e pensare in senso più pratico. I bellissimi disegni che noi oggi ammiriamo erano sì le prime cronache e le prime storie ad essere raccontante, ma siamo molto lontani da quello che poi faranno le popolazioni della Mezzaluna Fertile. I primi tentativi di scrittura sono ideogrammi e la loro funzione è ancora fortemente connessa al bisogno di calcolare in modo astratto. Con l’evoluzione del commercio bisogna riuscire a quantificare quanta merce viene barattata e in cambio di cosa e cominciano a circolare i primi essenziali ideogrammi. Si tratta di un alfabeto essenziale e primitivo, non adatto ai lunghi poemi babilonesi, ai testi sacri egiziani, i salmi o la tradizione filosofica greca e romana. Non ha senso perderci a raccontare come, nel bacino del mediterraneo ed in Europa, la scrittura si sia evoluta passando dagli ideogrammi ai sistemi alfabetici che conosciamo oggi. E’ invece interessante osservare come nel corso di duemila anni il nostro cervello si sia evoluto per imparare delle azioni per cui non era stato programmato e come, ogni volta che nasce un bambino, questa storia si ripeta in circa sei anni di vita. Nel momento stesso in cui i nostri occhi si posano su una segno e ne capiscono il significato non solo singolo, ma anche all’interno di un sistema complesso come la parola e il periodo, nel nostro cervello avviene una trasformazione che ha del miracoloso e, lì dove prima non c’era niente, si intrecciano neuroni programmati all’apprendimento della scrittura e della lettura della lingua che già parliamo. Una trasformazione prodigiosa che ci colma di orgoglio e di quell’infantile entusiasmo che è normale provare quando finalmente si è in grado di decifrare un codice fino a quel momento esclusiva “dei grandi”.

L’uomo è una creatura fantasiosa per natura, curiosa ed audace, sempre pronta a modificare e a migliorare ciò che già conosce, spingendo sempre più in là il limite. Poteva forse restare indifferente ad una conquista tanto importante come quella della comunicazione e delle sue forme? Negli articoli che seguiranno vi guiderò, aiutata dagli altri membri dello staff di Arcadia, lo scaffale sulla laguna in un viaggio tra i linguaggi più o meno conosciuti che, nel corso dei secoli, l’uomo ha inventato per poter comunicare anche quando la comunicazione era proibita o doveva restare segreta. Dalla Cina, all’Inghilterra ottocentesca, passando per il telegrafo e il loro impiego nei conflitti mondiali per finire con i più noti linguaggi di programmazione; vi guideremo tra i segreti linguaggi segreti e proveremo insieme ad immaginare quale saranno i lingueggi dei nativi digitali.

*Jo

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