Il leone, la fede e il libro – Il simbolismo del leone ne “Le cronache di Narnia”

Le recenti trasposizioni cinematografiche de Le cronache di Narnia hanno catapultato lettori e sognatori nelle magiche terre create da C.S.Lewis, dove hanno conosciuto i fratelli Pevensie, il Principe Caspian, Aslan, la Strega Bianca e tutti gli altri fantasiosi personaggi creati dallo scrittore inglese.

L’approfondimento di oggi è dedicato ad uno di questi: Aslan, il leone che è creatore e re di Narnia e a cui, specialmente in concomitanza delle feste pasquali e della primavera, è impossibile non pensare. Nelle righe che seguiranno verrà spiegata la simbologia del leone e, in particolare, il suo valore all’interno della saga di Narnia e la Bibbia. Scopo di questo articolo è quello di fornire ragioni più salde sul perché sia stato scelto il leone per il personaggio di Aslan e quale significato ha questa decisione.

– ASLAN –

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“Il dolore sparirà, quando Aslan comparirà;
al digrignare dei suoi denti fuggon tutti i malviventi;
quando romba il suo ruggito, gelo e inverno è ormai finito;
se lui scuote la sua criniera, qui torna la Primavera.

Con queste righe viene presentato per la prima volta Aslan che, dopo anni di lontananza dalle terre di Narnia, sta tornando per dare man forte ai due Figli di Adamo ( Peter e Edmund Pevensie) e alle due Figlie di Eva (Susan e Lucy Pevensie) nella lotta finale contro la Strega Bianca e le forze del male.

Aslan, come viene ribadito nel corso del romanzo, “non è un leone addomesticato” (“not a tame lion” in lingua inglese) e la sua ferocia non è assolutamente segreta agli abitanti di Narnia e ai suoi nemici. Tuttavia, Aslan è sia il terribile leone, ma anche il padre misericordioso e sempre pronto a correre in aiuto della sua gente quando il male si fa più forte. E’ Aslan che, secondo la genesi di Narnia così come pensata da Lewis, ha creato Narnia e tutte le creature che la abitano e, pur non essendo un re sempre in vista, non abbandona mai le sue terre né permette all’oscurità di avere la meglio su di esse. Per amore del suo popolo egli, il re e il creatore di questo mondo fantastico, è pronto a dare la vita riscattando con il proprio sangue il tradimento di uno dei protagonisti de “Il leone, la strega e l’armadio). Già questo basterebbe ad un’identificazione totale tra la figura di Aslan e quella del Cristo, ma per togliere qualsiasi dubbio è il leone stesso che, parlando ai fratelli Pevensie, gli dice che nel loro mondo (la Terra) lui è conosciuto con un altro nome e anche loro dovranno imparare a conoscerlo con quello. Inoltre sempre alla fine della saga di Narnia, Aslan accoglie i fratelli Pevensie, ormai morti, nel suo regno dove gli promette un’eternità in sua compagnia.

– IL LEONE DI GIUDA –

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Già nella prima parte di questo articolo abbiamo avuto modo di vedere quali analogie colleghino il personaggio di Aslan alla figura di Cristo, limitarci al solo sacrificio del leone non aggiungerebbe nulla a quanto già sappiamo sulle relazioni che legano questo personaggio di fantasia alla figura storica di Gesù.

Faremo ora un breve e viaggio nella storia della simbologia del leone per la fede ebraica e cristiana, una ricerca che ci porterà a leggere in modo diverso “Le cronache di Narnia” e a guardare con occhi diversi ai suoi personaggi. Se infatti si legge la storia di Lewis e le sue amicizie con personalità della letteratura come Tolkien, risulta impossibile pensare che egli si sia limitato a scrivere una bella favola senza averci nascosto tra le pagine alcune perle di teologia e di filosofia.

Il popolo ebraico nasce tra i colli e le montagne, in un mondo selvatico popolato da animali miti come agnelli e colombe, ma anche feroci come leoni, lupi, aquile e serpenti. Come ogni popolazione sulla faccia della terra, anche gli ebrei hanno iscritto le bestie tra cui vivevano nel loro immaginario e nella loro simbologia che, come per tutte le altre culture, dà alla stessa immagine un significato positivo ed uno negativo.

Il leone è l’animale che porta morte e distruzione, nei salmi l’essere “nella bocca del leone” indica la tribolazione, la morte e il dolore. I re stranieri che minacciano il popolo di Israele sono leoni feroci davanti a cui Israele è come una pecorella indifesa (Ger 50,17).San Paolo afferma di essere stato “liberato dalla bocca del leone”(2 Tim 4,17): essere stato salvato dalla persecuzione e dal martirio che attendeva i cristiani prima dell’editto di Milano voluto da Costantino. Da queste prime considerazioni appare quindi lampante l’analogia tra leone e pericolo, morte e persecuzione.

Ma non è tutto qui.

Il leone è anche simbolo di nobiltà, coraggio e valore sul campo di battaglia. La casa di Giuda, a cui appartengono sia il profeta e re Davide che Gesù, ha come simbolo il leone che salva l’alleato e distrugge il nemico (Os 5,14-15). Sul trono di Salomone, re dell’antico testamento dalla proverbiale saggezza, sono scolpiti due leoni e Gesù viene chiamato Leone di Giuda, in quanto appartenente alla casa di Giuda, e Germoglio di Davide, poiché suo discendente (cfr. Ap 5,5). Al leone è inoltre paragonato Giovanni Battista la cui parola risuona nel deserto come il ruggito di questa fiera (che venne poi adottata quale simbolo dell’evengelista Marco).

L’accezione positiva di questo animale non si ferma al Nuovo e al Vecchio Testamento, ma approda nel medioevo dove i leoni venivano posti all’ingresso delle chiese spesso raffigurati con il corpo di un leoncino tra le zampe posteriori. Era questa l’ennesima allegoria di Dio che, con il suo soffio, ridà la vita al figlio morto, un’immagine che è stata poi ripresa anche da Lewis che, sempre ne “Il leone, la strega e l’armadio”, racconta come Aslan renda la vita, ai prigionieri pietrificati dalla Strega bianca, alitando su di loro.

Ovviamente ci sarebbe da dire molto altro, ma, come è stato detto all’inizio di questo articolo, il nostro scopo era quello di spiegare le relazioni tra il personaggio di Aslan e la figura di Cristo e regalarvi una nuova e più approfondita lettura del capolavoro di Lewis.

*Jo

Leggi anche La “Buona novella” della Terra di Mezzo: Tolkien e le allegorie invisibili

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