I EDIZIONE DEL CONCORSO “Fiori, volti, emozioni”

“Fiori, volti, emozioni”
Concorso fotografico a premi della pagina “Arcadia, lo scaffale sulla laguna”.Il tema del concorso sono, come si evince dal titolo, i fiori, i lettori e le emozioni che i libri riescono a darci.
I partecipanti possono gareggiare con al massimo due foto che devono rispettare queste regole:– In ogni immagine deve comparire almeno una PERSONA (non si deve vedere per forza il viso, basta anche solo una mano), un FIORE o della vegetazione e un LIBRO.
– il fotomontaggio è consentito ma solo se leggero e se funzionale al miglioramento della foto.
– La foto deve essere scattata da voi (l’autoscatto è consentito).
– Non si possono ritrarre minori.
– I soggetti fotografati devono scrivere un messaggio alla pagina ed esprimere il loro consenso alla pubblicazione della foto.

Le foto che non rispetteranno questi punti verranno squalificate immediatamente.

PER PARTECIPARE
– Bisogna essere fan della pagina
– Le foto possono essere inviate alla pagina (trovate il link sotto l’immagine) dal 24 marzo 2016 al 24 aprile 2016.

IL VINCITORE

Il vincitore verrà scelto in base ai “likes” che otterrà la sua foto, in caso di pareggio vi sarà lo spareggio tra le due foto finaliste.
Il vincitore sarà proclamato mercoledì 27 aprile ed entro quella data si potrà ancora votare la propria foto preferita.
Il premio messo in palio è un libro, ma le spese di spedizione sono A CARICO DEL VINCITORE (eventualmente ci si può accordare per una consegna a mano).

Lo sfaff di “Arcadia, lo scaffale sulla laguna” augura a tutti voi buona fortuna!

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INTRODUZIONE ALLA FIGURA DI HAYASHI FUMIKO IN RELAZIONE AL ROMANZO BREVE ‘LAMPI’ (1936)

113 anni fa nasceva Hayashi Fumiko 林芙美子 (1903-1951) che è un’autrice di spicco nel panorama letterario giapponese dei primi del ‘900.

Hayashi apparteneva alla terza generazione di scrittrici ‘moderne’, nate dopo la restaurazione Meiji del 1868 per cui il Giappone iniziava una sorta di ‘corsa alla modernizzazione’ assecondando lo slogan fukoku kyōhei 富国強兵 ‘paese ricco e esercito forte’.

Era una modan gāru モダンガール, prototipo della donna ‘moderna’ icona delle emergenti working women audaci e spregiudicate del Giappone degli anni ’20.

Hayashi era ambiziosa e convinta che ogni essere umano fosse padrone del proprio destino.

In effetti fu protagonista di una specie di ‘sogno americano’ di ambientazione nipponica: era una shiseiji 私生児, figlia illegittima nata lontano dalla capitale, motivo per cui il futuro della piccola Hayashi sembrava ormai segnato, per motivi intrinsechi legati alla sua identità.

Eppure nel 1922 partì per Tokyo in cerca di fortuna: che fosse a caccia di riconoscimenti nel campo letterario piuttosto che di una storia d’amore appassionata e autentica, rimase delusa sia sul fronte sentimentale sia su quello lavorativo e passò anni difficili ma senza demordere.

Le sue prime opere furono raccolte poetiche. Con la maturità e diversi viaggi in Europa, di cui si ha memoria nei suoi diari, si avvicinò alla prosa.

Le fu possibile viaggiare perché romanzi fortemente autobiografici come Hōrōki 放浪記 ( diario di una vagabonda, 1930) avevano riscosso un grande successo.

Tuttavia non si dimenticò delle sue origini e delle difficoltà che dovette superare per raggiungere la sua posizione. Nei suoi scritti denunciava la questione della discriminazione di chi è ai margini del sociale per motivi di tipo geografico, di ceto o di genere.

Parlava di solitudine e di romitaggio: li conosceva bene perché li aveva vissuto fin da bambina, quando la madre la portava con sè di nei suoi interminabili spostamenti, in qualità di inconsapevole complice della sua fuga d’amore con il nuovo amante.

Amava tratteggiare con determinazione il carattere delle sue eroine che lottano contro un sistema sentito come retrogrado è profondamente ingiusto specialmente in materia di matrimonio, divorzio e aborto.

La protagonista di Inazuma 稲妻 (lampi, 1936) si chiama Kiyoko e penso che sia una sorta di Hayashi calata nella finzione letteraria di un romanzo breve nel quale risulta particolarmente vivida e realistica l’ambientazione, che oscilla tra Shitamachi e Yamanote, il polo povero e rumoroso e quello ricco e silenzioso della Tokyo dell’epoca.

Kiyoko naturalmente è originaria dello Shitamachi: è donna, è povera ed è una shiseiji dal labbro leporino.

È molto diversa dalle sorelle acquisite: Mitsuko e Nuiko, la cui unica figura che le mette in relazione è la madre Osei, risentono la mancanza di una figura paterna, di una condizione di ‘normale familiarità’ e conducono esistenze vuote e insoddisfacenti sulla traccia dell’esperienza materna, a fianco di uomini che non le soddisfano.

Kiyoko anche solo per una questione di coerenza decide di non volersi sposare e di andare a vivere da sola nella Yamanote. È preoccupata perché non sa quello che le succederà ma si fa forza perché sa che deve superare molte avversità e che deve credere in sè stessa se vuole realizzarsi autonomamente come individuo e come donna: i lampi che illuminano con il loro fragore il cielo notturno si dice rappresentino proprio questo stato d’animo.

*Kafka

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Il libro più misterioso al mondo

Autori di Fantasy, Thriller e Gialli, oggi mi appello a voi: con questo breve articolo sto facendo il vostro gioco e una piccola parte di me spera di darvi anche un buono spunto per un racconto.
Se pensavate che i codici di Leonardo Da Vinci fossero complicati da decifrare, sto per presentarvi un manoscritto ancora più complesso e misterioso.
Le sue origini non si conoscono, il suo autore neanche, per anni questo manoscritto è stato spacciato per una truffa, perpetrata da Ruggero Bacone, ai danni dell’imperatore Rodolfo II D’asburgo, ma alla fine anche questa ipotesi è caduta quando nel 2011 le analisi al carbonio effettuate sulla pregiatissima pergamena di capretto hanno rivelato che il manoscritto risaliva ad un periodo compreso tra il 1404 e il 1438.
Sto parlando del Manoscritto di Voynich non a caso rinominato “il libro più misterioso al mondo”.

A renderlo così strano, così misterioso, però, non è né la mancanza di una data certa né di un autore, ma il suo contenuto che, fino ad oggi, nessuno è ancora stato in grado di decifrare.
Il manoscritto è interamente stilato in un codice misterioso dal quale non si riesce neanche a ricavare la lingua di origine: i segni, infatti, non sono riconducibili a nessuna lingua e a nessun alfabeto, alcune parole, se di parole si può parlare, si ripetono in modo continuativo ma senza lasciare spazio a una chiave di lettura.
Se il suo autore desiderava renderlo indecifrabile sicuramente ci è riuscito.
Un altro punto affascinante e, a tratti, inquietante, sono le illustrazioni che occupano gran parte del manoscritto e che hanno permesso agli studiosi di dividerlo in quattro sezioni.

La prima sezione è la sezione botanica: sembra semplice, giusto? Cosa potrà mai esserci di strano o inquietante nella sezione botanica di un libro? Immagino che la risposta sia che di quelle 113 piante raffigurate, ad oggi, non se ne conosca neanche una.
La seconda sezione è interamente dedicata ad astronomia o astrologia: i diagrammi qui raffigurati mostrano stelle e segni zodiacali, più semplice da interpretare, immagino, per quanto non si ha neanche una minima idea di ciò che l’autore volesse mostrare.
La terza sezione è quella definita Biologica e qui si torna sull’inquietante: questa sezione è piena unicamente di disegni di donne nude molte delle quali immerse fino al ginocchio in vasche piene di uno strano liquido dal colore verdastro.
Dopo la terza sezione compare l’ennesimo mistero: un foglio ripiegato numerose volte che, una volta aperto, rivela nove medaglioni sui quali sono dipinti ad acquerello stelle, disegni simili a cellule, petali o qualche strano fascio di tubi.
La quarta sezione è quella d farmacologia: comprende disegni di ampolle e fiale, simili a quelle utilizzate nelle farmacie del 1400,  e alcune piante che si può immaginare siano piante medicinali.
Un’ultima sezione pone fine al manoscritto: pare un elenco e sul margine sinistro compaiono piccole stelline che hanno fatto supporre agli studiosi si possa trattare di un elenco.

E questo è tutto riguardo questo piccolo mistero che ho pensato di portare davanti a voi, naturalmente senza soluzione.
Sarebbe bello pensare insieme a cosa l’autore volesse dire mentre scriveva quelle piccole lettere, tonde ed incomprensibili, idee?

*Volpe

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