Parole, fiori,ventagli e HTML – L’evoluzione del linguaggio dalla sua nascita ad oggi

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Pochi lo sanno, ma tra tutte le attività che svolgiamo quotidianamente la lettura e la scrittura sono quelle più innaturali. Eppure ci viene così bene, a differenza del calcolo che per qualcuno è e rimarrà sempre una fatica paragonabile a quelle di Ercole. Probabilmente, sforzandoci un po’, ricorderemo con maggior piacere il momento in cui abbiamo iniziato a padroneggiare l’alfabeto, che non quello in cui abbiamo iniziato a fare le operazioni in colonna o a contare sull’abaco le centinaia e le decine con le loro palline rosse e verdi.

Allora perché il linguaggio e le sue componenti, scrittura e lettura, sono innaturali per l’uomo a differenza della matematica che sembra avere basi biologiche?

In questo articolo, che introdurrà la nuova rubrica dedicata ai diversi tipi di linguaggio, cercherò di raccontarvi brevemente la storia dell’uomo lettore e scrittore e di giustificare quanto detto nelle prime righe di questo articolo.

– Basi del linguaggio –

Per prima cosa bisogna dare una definizione di linguaggio e chiarire che, per quanto si parli di linguaggio del cane, del gatto o delle api (a cui era stato ispirato anche un film), il linguaggio è un universale esclusivamente umano. Il linguaggio naturale è composto dalle seguenti componenti base:

  • messaggio: la semantica è alla base di ogni sistema di comunicazione ed è l’insieme dei significati espressi con i gesti e le parole.
  • regole:  le regole di una lingua, la sintassi, scandiscono come una frase debba essere assemblata. Grazie alla sintassi, frasi con le stesse parole possono avere significati diversi in basse all’ordine degli elementi.
  • mezzo di comunicazione: i messaggi possono essere scritti, orali o gestuali. I due principali mezzi del linguaggio sono la voce e i gesti.
  • vincoli sociali: ogni atto comunicativo presuppone un rapporto tra chi parla e chi ascolta. La comunicazione segue regole precise che indicano di cosa possiamo parlare, come, quando e con chi farlo, suggerendoci anche cosa il nostro interlocutore si aspetta di sentire. L’insieme di questi vincoli sociali costituisce la pragmatica.

In questo elenco di caratteristiche del linguaggio, che posto occupano le lingue, la lettura e la scrittura? Queste tre facce del linguaggio rientrano nella sua pragmatica, le lingue, infatti, sono mezzi di comunicazioni variabili e prodotti dalla società, e la stessa cosa si può dire dell’alfabeto di un determinato idioma e della sua lettura.

Questa lieve digressione sulle basi biologiche del linguaggio non hanno ancora risposto alla nostra domanda e, al contrario, ci portano a credere che così come il linguaggio e l’adozione di una lingua siano nostre componenti biologiche,  lo stesso valga per la scrittura e la lettura.

– Il cervello che legge –

In “Proust e il calamaro. Storia e scienza del cervello che legge” di Maryanne Wolf, la ricercatrice americana racconta la storia dell’evoluzione di queste nostre facoltà tra le popolazioni primitive fino ai nativi digitali, intrecciando alla storia dell’umanità lettrice quella personale. Come già accennato la matematica sembra avere una componente biologica che appartiene tanto all’uomo quanto agli animali più evoluti (se mettete una scimmia davanti a due caschi di banane composti da cinque e dieci frutti, lei sceglierà quello più ricco perché, pur non avendo alcun rudimento di calcolo, intuisce dove si trovi la maggior quantità di cibo). La matematica ha un’utilità e, all’alba dei tempi, leggi matematiche primitive ed essenziali erano sufficienti per fare la differenza tra mangiare ed essere mangiati. La scrittura e la lettura no. Per quanto sia affascinate l’idea che le prime pitture rupestri fossero una forma rudimentale di scrittura o il tentativo dei nostri antenati di lasciare un segno del loro passaggio, bisogna abbandonare questa visione romantica e pensare in senso più pratico. I bellissimi disegni che noi oggi ammiriamo erano sì le prime cronache e le prime storie ad essere raccontante, ma siamo molto lontani da quello che poi faranno le popolazioni della Mezzaluna Fertile. I primi tentativi di scrittura sono ideogrammi e la loro funzione è ancora fortemente connessa al bisogno di calcolare in modo astratto. Con l’evoluzione del commercio bisogna riuscire a quantificare quanta merce viene barattata e in cambio di cosa e cominciano a circolare i primi essenziali ideogrammi. Si tratta di un alfabeto essenziale e primitivo, non adatto ai lunghi poemi babilonesi, ai testi sacri egiziani, i salmi o la tradizione filosofica greca e romana. Non ha senso perderci a raccontare come, nel bacino del mediterraneo ed in Europa, la scrittura si sia evoluta passando dagli ideogrammi ai sistemi alfabetici che conosciamo oggi. E’ invece interessante osservare come nel corso di duemila anni il nostro cervello si sia evoluto per imparare delle azioni per cui non era stato programmato e come, ogni volta che nasce un bambino, questa storia si ripeta in circa sei anni di vita. Nel momento stesso in cui i nostri occhi si posano su una segno e ne capiscono il significato non solo singolo, ma anche all’interno di un sistema complesso come la parola e il periodo, nel nostro cervello avviene una trasformazione che ha del miracoloso e, lì dove prima non c’era niente, si intrecciano neuroni programmati all’apprendimento della scrittura e della lettura della lingua che già parliamo. Una trasformazione prodigiosa che ci colma di orgoglio e di quell’infantile entusiasmo che è normale provare quando finalmente si è in grado di decifrare un codice fino a quel momento esclusiva “dei grandi”.

L’uomo è una creatura fantasiosa per natura, curiosa ed audace, sempre pronta a modificare e a migliorare ciò che già conosce, spingendo sempre più in là il limite. Poteva forse restare indifferente ad una conquista tanto importante come quella della comunicazione e delle sue forme? Negli articoli che seguiranno vi guiderò, aiutata dagli altri membri dello staff di Arcadia, lo scaffale sulla laguna in un viaggio tra i linguaggi più o meno conosciuti che, nel corso dei secoli, l’uomo ha inventato per poter comunicare anche quando la comunicazione era proibita o doveva restare segreta. Dalla Cina, all’Inghilterra ottocentesca, passando per il telegrafo e il loro impiego nei conflitti mondiali per finire con i più noti linguaggi di programmazione; vi guideremo tra i segreti linguaggi segreti e proveremo insieme ad immaginare quale saranno i lingueggi dei nativi digitali.

*Jo

La letteratura che uccide la speranza

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Demoni, semidei, cacciatori di vampiri, guerrieri e maghi sono i personaggi che dominano sul panorama letterario da quando, nel lontano 1997, un maghetto occhialuto si fece timidamente spazio tra gli scaffali inglesi per poi conquistare, nel giro di qualche anno, le librerie di tutto il mondo.Oggi Harry Potter è un fenomeno rilegato nella letteratura per l’infanzia e, confrontato con gli eroi che si sono fatti spazio negli anni successivi, appare come un genitore o un mentore che dolcemente guarda alle nuove generazioni di beniamini letterari.

Questo breve articolo non è un salto nel passato né vuole essere un ricordare vecchie glorie imprecando sulla letteratura contemporanea. Quella che vi voglio proporre è una riflessione sul neo-genere degli Young Adult (abbreviato YA) e sull’impatto che essi hanno sulla nostra società e cultura.

Ci tengo, prima di iniziare questo piccolo articolo, a ringraziare la pagina Galassia Cartacea per lo spunto che mi ha dato e per avermi aiutato a comprendere meglio questo fenomeno che mi era quasi completamente sconosciuto.

Per prima cosa cerchiamo di tracciare un identikit di questo genere che, silenziosamente, è arrivato ad occupare gli scaffali delle nostre librerie.

In questo caso è di fondamentale importanza giudicare il libro dalla copertina: le saghe di questo genere hanno copertine il più possibile simili le une alle altre, una scelta editoriale che si basa sul ricordo più o meno positivo che una determinata grafica può suscitare nel potenziale lettore, una sorta di camuffamento che fa sì che la giovane preda di turno acquisti il nuovo romanzo X, ovviamente il primo di una saga (il canone prevede almeno una trilogia), considerandolo un fratello minore, e quindi altrettanto valido, del romanzo appena divorato ed amato. Parlo per esperienza: ho amato il primo libro di “Hunger Games”, ma quando sono usciti “The Maze Runner” e “Divergent” mi sono accontentata di vedere in streaming le versioni cinematografiche per poi ringraziare di non aver speso soldi inutilmente.

Il secondo requisito è, come già detto, la realizzazione di una saga di almeno tre libri. Ripropongo la mia esperienza: come ho già detto ho amato il primo capitolo di “Hunger Games”; la trama era avvincente, i personaggi ben fatti e la scelta del narratore in prima persona (che avevo sempre snobbato) mi ha letteralmente fagocitato in questo mondo di caste e lotte all’ultimo sangue. Quando poi sono usciti gli altri due capitoli il mio entusiasmo è lentamente scemato e l’unica motivazione che mi ha portato a completare la saga è stata la curiosità di vedere come si sarebbero concluse le avventure di Katniss Everdeen. Il problema delle saghe è quindi, a mio giudizio, questo: vendere al lettore storie che sono un continuo rimestamento di situazioni già viste, già conosciute, ma raccontante da un punto di vista differente. E’ eclatante a questo proposito il caso di Veronica Roth (l’autrice della Divergent Saga) che dopo averci raccontato le avventure della protagonista femminile, si è prodigata a raccontarci la stessa storia dal punto di vista del coprotagonista maschile. Se non è zuppa è pan bagnato, si dice dalle mie parti, eppure la ridondanza delle trame e la loro prevedibilità non sembra rappresentare un freno per queste saghe attira soldi.

Forse a questo punto dovrei spezzare almeno una lancia in favore degli scrittori di saghe, ma per questo ci sarà tempo e modo in un altro articolo.

Il terzo, e forse principale, tratto distintivo degli Young Adult è l’età dei protagonisti: adolescenti che, in barba ad una tradizione letteraria di giovani ribelli le cui gesta sono finite in tragedia, ingaggiano lotte, a volte anche violentissime, con le generazioni che li hanno preceduti per riprendersi un futuro di cui si sentono derubati. Il genere Young Adult è fatto per gli Young Adult: per quel pubblico la cui età oscilla principalmente tra i quindici e i vent’anni e in cui, per via dello sviluppo e il crescente entusiasmo per il mondo, è normale provare ribellione, desiderio di sovversione, di cambiamento. Un’età bellissima in cui la rincorsa del sogno “ce la posso fare” “cambierò il mondo” è quanto mai allettante e può solo essere resa più avvincente dalla condivisione di questa missione con i propri beniamini letterari. Altre volte, invece, come nel caso di “Colpa delle stelle” di John Green il conflitto si limita ad un’esagerazione dell’incomprensione che qualunque adolescente sperimenta verso i propri genitori, enfatizzata, in questo caso, dalla tragica condizione del cancro.

E’ il conflitto perenne tra le generazioni che mi fa definire il genere Young Adult una letteratura che uccide la speranza. Ogni epoca ha il suo genere letterario e probabilmente tra crisi economica, guerre, terrorismo e preoccupazioni quotidiane che non serve che io stia a ricordare; è normale che la letteratura proponga scenari catastrofici, tragici e distopici in cui la fiamma della speranza viene tenuta accesa dalla gioventù. Ma è davvero speranza quella che sentiamo una volta chiuso il libro? Riusciamo a guardare con più ottimismo alla realtà una volta finito di leggere “Hunger Games”, “Divergent” o “The Maze Runner”? La realtà è che il nostro occhio, ormai saturo di scenari distopici prontamente distrutti dall’eroina improvvisata del momento, getta occhiate ipercritiche al mondo e il conflitto giovani/adulti che si è vissuto nel romanzo viene trasportato alla vita di tutti i giorni. Guardando le cronache di tutti i giorni è normale sentirsi persi, spaventati e domandarci che fine faremo noi e questo mondo sempre più scalcagnato. Quello che, a mio modesto parere, è l’errore principale delle soluzioni proposte da questi romanzi è il totale rifiuto del proprio passato, la distruzione della propria storia che, perché scritta dagli adulti tirannici, è sbagliata (e poco importa se ti ha nutrito fino a quando le tue smanie rivoluzionarie non sono esplose come conseguenza naturale della pubertà). Victor Hugo, scrittore che ha visto e scritto di rivoluzioni (prima che diventasse una moda) ha detto: “Fate come gli alberi: cambiate le foglie e conservate le radici.” un invito a rinnovare le proprie idee e le proprie convinzioni, avendo tuttavia coscienza delle proprie radici e facendosi guidare da chi prima di noi ha percorso il nostro cammino. Ho già detto di non voler osannare la ormai datata saga di Harry Potter, ma a questo punto mi sento obbligata. Come ho già scritto i romanzi della Rowling possono essere considerati gli antenati dei recenti Young Adult (se avete letto o visto “Percy Jackson” è impossibile non rivedervi una trasposizione di Harry Potter dove i maghi sono semidei e le creature magiche, mostri della mitologia greca e romana) perché soddisfano i tre criteri che abbiamo elencato poc’anzi. Tuttavia lo scontro, che si svolge tra un ragazzo e un adulto, non è un tentativo di rovesciamento del sistema (al contrario è Voldemort il ribelle di turno che cerca di imporre la propria legge), ma un tentativo di sistemare garantire la vittoria del bene sul male, un obbiettivo il cui retaggio affonda le radici nelle saghe di Lewis e Tolkien. Un traguardo che il giovane mago, come Frodo e i fratelli Pevensie prima di lui, riesce a raggiungere solo grazie agli esempi e agli insegnamenti che riceve dagli adulti che lo accompagnano lungo i sette anni scolastici e che lo portano a diventare l’uomo e il padre che compare nell’ultimo capitolo della saga.

*Jo

LA FINE DEL MONDO STORTO

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LA FINE DEL MONDO STORTO

Autore: Mauro Corona
Casa editrice: Mondandori
Anno: 2015

. : SINOSSI : .

Un giorno il mondo si sveglia e scopre che sono finiti il petrolio, il carbone e l’energia elettrica. È pieno inverno, soffia un vento ghiacciato e i denti aguzzi del freddo mordono alle caviglie. Gli uomini si guardano l’un l’altro. E ora come faranno? La stagione gelida avanza e non ci sono termosifoni a scaldare, il cibo scarseggia, non c’è nemmeno più luce a illuminare le notti. Le città sono diventate un deserto silenzioso, senza traffico e senza gli schiamazzi e la musica dei locali. Rapidamente gli uomini capiscono che se vogliono arrivare alla fine di quell’inverno di fame e paura, devono guardare indietro, tornare alla sapienza dei nonni che ancora erano in grado di fare le cose con le mani e ascoltavano la natura per cogliere i suoi insegnamenti. Così, mentre un tempo duro e infame si abbatte sul mondo intero e i più deboli iniziano a cadere, quelli che resistono imparano ad accendere fuochi, cacciare gli animali, riconoscere le erbe che nutrono e quelle che guariscono. Resi uguali dalla difficoltà estrema, gli uomini si incammineranno verso la possibilità di un futuro più giusto e pacifico, che arriverà insieme alla tanto attesa primavera. Ma il destino del mondo è incerto, consegnato nelle mani incaute dell’uomo…

. : Il nostro giudizio : .

Prendi un pomeriggio di pioggia e fredda, una cioccolata calda e il capriccio buono di leggere un libro in un giorno.
Prendi uno scrittore cinico, selvatico e senza peli sulla lingua.
Prendi il tempo per spaventarti e riflettere, per guardare con occhi diversi la vita e il mondo storto in cui viviamo.
“La fine del mondo storto” è una visione, una profezia romanzata, un’apocalisse contemporanea in cui i draghi e le bestie sono sostituiti dalla “roba” (come la definisce lo scrittore stesso) di cui gli uomini si sono circondati allontanandosi da quel sapere antico che ha tenuto in vita le generazioni che ci hanno preceduto.
Mauro Corona immagina un mondo senza elettricità, né petrolio o gas; un mondo primitivo con uomini persi senza computer e cellulare e che, per vivere, devono tornare alla terra offesa, violata e sfruttata fino a renderla una madre ostile, ma non troppo, verso i suoi figli.
Il linguaggio è semplice, quasi da diario per certi versi, e non si risparmia in turpiloqui né in giudizi verso le categorie della società contemporanea: dal papa al barbone, dal politico al netturbino; tutti ricevono la loro dose di giudizi e critiche più o meno condivisibili.
Il mio giudizio è 8/10 e lo consiglio caldamente a tutti coloro che hanno a cuore la questione ambientale e si interessano di sociologia.

*Jo

PROMETTO DI SBAGLIARE

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PROMETTO DI SBAGLIARE

Autore: Pedro Chagas Freitas
Casa editrice: Garzanti Libri
Anno: 2014

. : SINOSSI : .

Il locale è affollato e rumoroso. L’uomo è seduto vicino alla finestra e guarda il cielo grigio, annoiato come ogni lunedì mattina.
Improvvisamente si volta e lei è lì, di fronte a lui. Gli occhi carichi di stupore e l’imbarazzo tradito dal tremito delle dita che afferrano la borsa. Sono passati anni dall’ultima volta che l’ha vista, il giorno in cui l’ha lasciata. Senza una spiegazione, senza un perché, se n’è andato spezzandole il cuore. Da allora, lei si è rifatta una vita, e anche lui. Eppure solo ora si rende conto di non avere smesso di amarla neanche per un secondo. Per questo, quando lei cerca di fuggire da lui, troppo sconvolta dalle emozioni che la scuotono, l’uomo decide di fermarla.
E nel loro abbraccio, in mezzo ai passanti, prometterle di tentare, agire, cadere, sbagliare di nuovo. Amarla. Davvero e per sempre. Questa sembrerebbe la fine, ma non è che l’inizio della loro storia. Perché ogni loro gesto, ogni lettera che si scrivono, ogni persona che incontrano, ha un universo da raccontare. E l’amore è il filo rosso che lega tutto.
Quante volte ci siamo chiesti com’era l’amore da cui siamo nati? Come si è sentito nostro padre la prima volta che ci ha tenuto in braccio? L’emozione più grande è quella di ritrovare quello che si è perso e amarlo di nuovo, come se fosse la prima volta.

. : Il nostro giudizio : .

Non l’ho finito.
Era da tempo che non riuscivo a finire un libro e ogni volta provo un misto di sconfitta e pentimento nell’abbandonarlo incompiuto.
La scrittura di Freitas è molto poetica, ma forse a lungo andare questo stile, che non traccia una trama lineare e precisa e risulta un caleidoscopio di emozioni ed immagini, stanca rendendo questo romanzo uno di quelli che si devono leggere poco a poco, quasi sorseggiati come un bicchiere di tè freddo in una torrida giornata di agosto.
Il voto che mi sento di dargli è 6/10, una valutazione che premia unicamente uno stile senza dubbio originale e poetico a scapito, come ho già detto, di una trama inesistente e labile.

*Jo

FLUO: STORIE DI GIOVANI A RICCIONE

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FLUO: STORIE DI GIOVANI A RICCIONE

Autore: Isabella Santacroce
Casa editrice: Feltrinelli Editore
Anno: 2001

. : SINOSSI : .

La protagonista di queste storie riccionesi racconta in prima persona di una sua estate trascorsa in un appartamento condiviso con amici e amiche e in giro per luoghi abitati da un mondo parallelo che rifugge la “normalità” degli adulti. Il libro, nel suo stile immaginifico, narra storie di vita di giovani degli anni novanta, che vivono una loro esistenza accellerata, dissipatoria, talora irresponsabile, e sono insieme trasgressivi e sognatori, iper-consumisti e super-oministi.

. : Il nostro giudizio : .
Mi sono avvicinata alla Santacroce un po’ per curiosità e un po’ perché caldamente raccomandatami da alcuni amici.
Devo ammettere che ho divorato il libro in questione, ma che altrettanto rapidamente l’ho “rigurgitato”.
Lo stile della Santacroce è particolare, forse fin troppo, caratterizzato da un periodare spezzato a cavallo tra lo stream of consciousness ed una prosa sperimentale.
Le tonalità della scrittura vanno da quelle fluo a quelle nere, le frasi sono brevi e molte volte vi trovano spazio parole straniere che hanno un gusto radical chic.
Personalmente il libro non mi è piaciuto e per questo gli do un 5/10, tuttavia lo consiglio caldamente a quanti amano misurarsi con stili eccentrici e non tradizionali.

*Jo

IL LINGUAGGIO SEGRETO DEI FIORI

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IL LINGUAGGIO SEGRETO DEI FIORI

Autore: Vanessa Diffenbaugh
Casa editrice: Garzanti Libri
Anno: 2011

. : SINOSSI : .

Victoria ha paura del contatto fisico. Ha paura delle parole, le sue e quelle degli altri. Soprattutto, ha paura di amare e lasciarsi amare. C’è solo un posto in cui tutte le sue paure sfumano nel silenzio e nella pace: è il suo giardino segreto nel parco pubblico di Portero Hill, a San Francisco. I fiori, che ha piantato lei stessa in questo angolo sconosciuto della città, sono la sua casa. Il suo rifugio. La sua voce. È attraverso il loro linguaggio che Victoria comunica le sue emozioni più profonde. La lavanda per la diffidenza, il cardo per la misantropia, la rosa bianca per la solitudine. Perché Victoria non ha avuto una vita facile. Abbandonata in culla, ha passato l’infanzia saltando da una famiglia adottiva a un’altra. Fino all’incontro, drammatico e sconvolgente, con Elizabeth, l’unica vera madre che abbia mai avuto, la donna che le ha insegnato il linguaggio segreto dei fiori. E adesso, è proprio grazie a questo magico dono che Victoria ha preso in mano la sua vita: ha diciotto anni ormai, e lavora come fioraia. I suoi fiori sono tra i più richiesti della città, regalano la felicità e curano l’anima. Ma Victoria non ha ancora trovato il fiore in grado di rimarginare la sua ferita. Perché il suo cuore si porta dietro una colpa segreta. L’unico capace di estirparla è Grant, un ragazzo misterioso che sembra sapere tutto di lei. Solo lui può levare quel peso dal cuore di Victoria, come spine strappate a uno stelo. Solo lui può prendersi cura delle sue radici invisibili.

. : Il nostro giudizio : .

Il romanzo di Vanessa Diffenbaugh sembra una romantica storia di fine ottocento ambientata ai nostri giorni. Le parole sono superflue, servono solo per descrivere le scene che si susseguono secondo un ritmo narrativo ben costruito e lineare malgrado i frequenti flash back.
Victoria e la sua romantica autrice ci accompagnano in un viaggio che trascende le epoche e ci consegnano l’eredità dimenticata di un linguaggio poetico ed incisivo come quello dei fiori, un vocabolario di petali e spine di retaggio ottocentesco che ci insegna che molte volte le parole sono davvero superflue e tutto ciò che ci serve è il fiore giusto al momento giusto.

Un libro davvero ben fatto che sicuramente sarà apprezzato dagli amanti del periodo vittoriano e dei fiori, ma anche da chi ha un animo sensibile e fa fatica ad esprimersi.
Il nostro voto è 10/10 per la capacità che, già dalla copertina, il romanzo ha di parlare al lettore che può scegliere il suo fiore tra quelli rappresentati nelle istantanee.

*Jo

LA MECCANICA DEL CUORE

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LA MECCANICA DEL CUORE

Autore: Mathias Malzieu
Casa editrice: Feltrinelli editore
Anno: 2012

. : SINOSSI : .

Nella notte più fredda del mondo possono verificarsi strani fenomeni. È il 1874 e in una vecchia casa in cima alla collina più alta di Edimburgo il piccolo Jack nasce con il cuore completamente ghiacciato. La bizzarra levatrice Madeleine, dai più considerata una strega, salverà il neonato applicando al suo cuore difettoso un orologio a cucù. La protesi è tanto ingegnosa quanto fragile e i sentimenti estremi potrebbero risultare fatali. L’amore, innanzitutto. Ma non si può vivere al riparo dalle emozioni e, il giorno del decimo compleanno di Jack, la voce ammaliante di una piccola cantante andalusa fa vibrare il suo cuore come non mai. L’impavido eroe, ormai innamorato, è disposto a tutto per lei. Non lo spaventa la fuga né la violenza, nemmeno un viaggio attraverso mezza Europa fino a Granada alla ricerca dell’incantevole creatura, in compagnia dell’estroso illusionista Georges Méliès. E finalmente, due figure delicate, fuori degli schemi, si incontrano di nuovo e si amano. L’amore è dolce scoperta, ma anche tormento e dolore, e Jack lo sperimenterà ben presto.

. : Il nostro giudizio : .

Con uno stile a dir poco poetico e a tratti cavalleresco, l’autore riesce a trasportare il lettore in un’avventura ai limiti del fantastico che non fa altro che rivelare le più semplici verità della vita umana.
Il libro presenta personaggi ben delineati con una psiche semplice ma estremamente realistica per l’età dei protagonisti la cui consapevolezza di Sé e del mondo cresce accompagnata a quella del lettore.
Mi sento di attribuirgli un bel 10/10, non ho trovato particolari difetti ed è un libro che rileggerei altre dieci volte con lo stesso coinvolgimento emotivo della prima volta.

.: Booktrailer :.

* Volpe

SUITE FRANCESE

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SUITE FRANCESE

Autore: Irene Nemirovsky
Casa editrice: Universale Economica Feltrinelli
Anno: 1941 (ed. italiana 2004)

. : SINOSSI : .

“Cosa mi combina questo paese? Osserviamolo freddamente, guardiamolo mentre perde l’onore e la vita” Suite francese è il titolo dei primi due “movimenti” di quello che avrebbe dovuto somigliare a un poema sinfonico, composto di cinque parti, di cui solo le prime due sono state completate. è il romanzo della riscoperta della Némirovsky che, dopo mezzo secolo di oblio, viene poi ripubblicata in oltre quaranta lingue. La figlia maggiore, Denise, aveva conservato il quaderno contenente il manoscritto, assieme ad altri scritti della madre, per cinquant’anni senza guardarlo, pensando che fosse un diario, troppo doloroso da leggere. Con sguardo lucido e persino distruttivo, Némirovsky tratteggia implacabile una grande civiltà in sfacelo. Il primo “movimento” difatti racconta in un grande affresco corale l’esodo di massa dei francesi che, all’arrivo delle truppe naziste, si spostano con tutto quanto, in un trasferimento di dimensioni bibliche. La seconda parte, invece, descrive i primi mesi dell’occupazione in una piccola città della campagna francese. I protagonisti sono due donne, la vedova Angellier e sua nuora, Lucile, e un ufficiale tedesco, Bruno von Frank. Tra il giovane ufficiale e la sconsolata Lucile scocca una scintilla che presto diventa amore: una vicenda emblematica dello stesso paese che finisce per accogliere i soldati tedeschi come uomini, “dimenticando” la loro natura di nemici.

. : Il nostro giudizio : .

Il romanzo di Irene Nemirovsky è, come si deduce dal titolo, non solo un componimento di trame, ma soprattutto un componimento musicale in cui ogni parte suona una sua melodia insostituibile e necessaria.
Il libro è rimasto, purtroppo, incompleto e questa mutilazione si avverte giunti alle ultime pagine che lasciano quindi un po’ di amaro in bocca e di rabbia sapendo quale triste sorte è toccata ad una mente così sensibile e poetica come quella della Nemirovsky.
L’idea originale dell’autrice era quella di comporre un romanzo di mille pagine suddiviso in cinque parti di duecento parti l’una.
L’occhio di bue del narratore si sposta in continuazione da Parigi, in cui fervono i preparativi per la fuga dai tedeschi, alle campagne francesi in cui trovano riparo i borghesi della capitale e in cui, in seguito all’avanzata nazista, si insediano anche diversi battaglioni della Wermacht.
Ogni parte è un concentrato di poesia e filosofia, riflessioni immortali sulla vita, la morte, l’onore, l’amore e, soprattutto, l’umanità fragile ed insicura davanti ad avvenimenti terribili e immensi come la guerra.
Il nostro giudizio è 10/10 e lo consigliamo a tutti coloro che vogliono immergersi in una storia che parla di guerra, resistenza e speranza.

*Jo

L’IMPREVEDIBILE PIANO DELLA SCRITTRICE SENZA NOME

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L’IMPREVEDIBILE PIANO DELLA SCRITTRICE SENZA NOME

Autore: Alice Basso
Casa editrice: Garzanti Libri
Anno: 2015

. : SINOSSI : .

Dietro un ciuffo di capelli neri e vestiti altrettanto scuri, Vani nasconde un viso da ragazzina e una innata antipatia verso il resto del mondo. Eppure proprio la vita degli altri è il suo pane quotidiano. Perché Vani ha un dono speciale: coglie l’essenza di una persona da piccoli indizi e riesce a pensare e reagire come avrebbe fatto lei. Un’empatia profonda e un intuito raffinato sono le sue caratteristiche. E di queste caratteristiche ha fatto il suo mestiere: Vani è una ghostwriter per un’importante casa editrice. Scrive libri per altri. L’autore le consegna la sua idea, e lei riempie le pagine delle stesse parole che lui avrebbe utilizzato. Un lavoro svolto nell’ombra. E a Vani sta bene cosi. Anzi, preferisce non incontrare gli scrittori per cui lavora. Fino al giorno in cui il suo editore non la obbliga a fare due chiacchiere con Riccardo, autore di successo in preda a una crisi di ispirazione. I due si capiscono al volo e tra loro nasce una sintonia inaspettata fatta di citazioni tratte da Hemingway, Fitzgerald, Steinbeck. Una sintonia che Vani non credeva più possibile con nessuno. Per questo sa di doversi proteggere, perché, dopo aver creato insieme un libro che diventa un fenomeno editoriale senza paragoni, Riccardo sembra essersi dimenticato di lei. E quando il destino fa incrociare di nuovo le loro strade, Vani scopre che le relazioni, come i libri, spesso nascondono retroscena insospettabili.

. : Il nostro giudizio : .

Un romanzo che apprezzeranno sicuramente gli amanti dei libri e, in particolare, chi ha un interesse per il mondo dell’editoria.
Alice Basso ci presenta il mondo dell’editoria italiana attraverso gli occhi della cinica Silvana Sarca, detta Vani, dipendente dell’ancor più cinica casa di produzione Edizioni l’Erica.
Vani sembra l’ennesima eroina tutto pepe, emancipata ed arrogante come tante altre protagoniste della letteratura contemporanea; tuttavia l’intraprendenza di Vani non è dettata da nessuna delusione d’amore, non ci sono storie deprimenti di tradimenti, lutti o altro “tragedume” pronto a giustificare il comportamento, alle volte estremamente antipatico della nostra protagonista.
Vani è una ragazza colta e, soprattutto, intelligente: il mondo dei libri non è solamente il suo lavoro, ma anche e soprattutto la sua finestra sul mondo. La personalità di Vani è, come ripete lei stessa a più riprese nel corso del romanzo, camaleontica ed è un buon vademecum per imparare ad usare la conoscenza dei libri per cambiare la realtà e per chi ha una personalità più affine alla carta stampata che al prossimo.

Nel complesso un romanzo piacevole, ma non destinato a diventare un classico.
Il voto che ci sentiamo di dargli è 7/10 se non altro per la vendetta che la simpatica Vani architetta contro il suo datore di lavoro e per i collegamenti che saranno sicuramente apprezzati dagli amanti della cultura angloamericana.

*Jo

METRO 2033

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METRO 2033

Autore: Dmitry Glukhovsky
Casa editrice: Multiplayer.it,
Anno: 2010

. : SINOSSI : .

Mosca anno 2033. Venticinque anni fa, gran parte del pianeta è stata devastata da una guerra senza precedenti. Gli uomini sono riusciti a sopravvivere solo all’interno della gigantesca rete metropolitana della città. Là sotto, nelle profondità, hanno fondato una nuova e singolare civiltà, la cui sopravvivenza è, però, in serio pericolo. Artyom, un ragazzo di appena vent’anni che vive nella Metropolitana di Mosca da quando era bambino, conduce una vita sicura accanto al suo patrigno. Anche se Artyom è al corrente dei pericoli mortali presenti nelle gallerie, è attratto inesorabilmente dall’ignoto, e non esita a lungo quando gli viene offerta la possibilità di lasciare la sua stazione d’origine. Questo è l’inizio di un viaggio fantastico attraverso l’immensa Metropolitana di Mosca: un cammino

. : Il nostro giudizio : .

“Il signore degli Anelli” spogliato del fantasy e sepolto sotto le macerie di un mondo distrutto dalla guerra nucleare.
Penso che il modo migliore per descrivere Metro 2033 sia questo: Glukhovsky crea, nella metropolitana in cui è cresciuto e da cui ha preso l’ispirazione per la sua saga, un mondo ricco di personaggi misteriosi, creature mostruose, sette e avventurieri che si spostano da una stazione all’altra usando vecchi carrelli. Un universo ricco e ben strutturato che non ha nulla da invidiare alle saghe di Tolkien e Lewis, un viaggio nel sottosuolo di una città misteriosa come Mosca e anche nell’animo dell’uomo che, davanti al rischio dell’estinzione, si riscopre a tratti più bestia che essere umano e come tale si comporta.
Glukhovsky, meritatamente definito dalla critica il nuovo Tolkien, non si limita a raccontare, ma fa della lettura un’occasione per riflettere su noi stessi fino a chiedersi, come succede al protagonista, chi sia il vero mostro in un mondo in cui tutti, uomini e creature mutanti, lottano per la propria sopravvivenza e per quella della loro progenie.

Un bel libro che sarà sicuramente apprezzato sia dagli amanti del fantasy che da quelli della fantascienza e del post-apocalittico.
La saga di Glukhovsky si pone davvero come una pietra miliare nella storia della letteratura contemporanea se non altro per il merito di aver creato un universo non meno articolato di quelli che già conosciamo, un mondo in continua evoluzione a cui si stanno aggiungendo opere che, sulla scia tracciata da Metro 2033, raccontano l’apocalisse atomica in altri paesi (in Italia la sfida è stata raccolta da Tullio Avoledo e dalla sua trilogia italiana).
Per questi meriti ci sentiamo di dare a Metro 10/10 e speriamo di leggere presto l’ultimo capitolo della saga.

*Jo