Il bacio più breve della storia

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IL BACIO PIU’ BREVE DELLA STORIA

Autore: Mathias Malzieu
Anno: 2015
Editore: Feltrinelli

.: SINOSSI :.

Parigi, una sera al Théâtre du Renard, l’orchestra suona It’s Now or Never. Una ragazza misteriosa e sfuggevole si aggira, lui la nota, cerca in ogni modo di avvicinarla e, quando ormai tutto sembra impossibile, si trovano faccia a faccia e si baciano. Un bacio minuscolo, il più breve mai registrato, e lei scompare. Invisibile, si allontana. Un mistero anche per un inventore come lui che, seppur di indole tendenzialmente depressa, è determinato a rivedere l’eterea e vulnerabile creatura che lo ha ammaliato. Inizia così una ricerca serrata in cui sarà affiancato da due bizzarri personaggi: un detective in pensione, che ha tutto l’aspetto di un orso polare, e il suo stravagante pappagallo. Le invenzioni si susseguono e qualcosa di molto goloso e originale aiuterà il protagonista nel suo scopo. Ormai è chiaro, fra i due è scoccata una scintilla, si è prodotto un cortocircuito. Ma in amore gli artifici non bastano, servono coraggio e temerarietà, doti che entrambi dovranno conquistare se vorranno trovarsi e abbandonarsi l’uno all’altra.
Riusciranno i due a superare ostacoli e paure e a vivere il loro amore?

“I tuoi occhi sono troppo grandi, quando ridi, dentro ci si vede il cuore.”

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Sono ritornata tra le pagine di Malzieu dopo quattro anni di “separazione letteraria”.
La meccanica del cuore, libro con cui mi sono accostata all’autore, ha fatto conoscere lo scrittore francese ai lettori italiani, consacrandolo come best seller e regalandogli un biglietto di solo andata per la notorietà. Ci è voluto un po’ di tempo per osare prendere di nuovo in mano gli scritti di questo artista d’oltralpe, gli anni necessari ad esorcizzare la paura di misurarmi con un testo mal scritto, banale e insipido come quelli che, purtroppo, seguono i capolavori che ci fanno innamorare del/la tal/e scrittore/trice.
Con Il bacio più breve della storia i miei timori sono stati definitivamente scongiurati, spazzati via da una scrittura che ho trovato più matura e coraggiosa, azzardata e giocosa: un vero piacere per gli occhi che, purtroppo, può essere goduto appieno solamente da chi ha la possibilità di leggere il romanzo in lingua originale (Le Plus Petit Baiser Jamais Recensé è il titolo francese dell’opera).
Malzieu è un compositore e la sua indole creativa non lo abbandona nel momento in cui passa dalle note alle lettere, dalla melodia alla frase. Gioca con le parole, accosta termini legati da assonanze e crea neologismi laddove la sua lingua non gli fornisce il termine adatto.
Il libro parla di amore, parla di perdita, di paura e di sesso e lo fa con la delicatezza e spenzieratezza di un poeta innamorato, sconfitto ma non rassegnato davanti all’ennesima delusione. In poco più di cento pagine, l’autore ci presenta personaggi traditi dal cuore, invisibili e ancora innamorati decisi a rischiare il tutto per tutto per guadagnarsi il loro “per sempre felici e contenti” privato. I capitoli sono un susseguirsi di situazioni surreali che hanno per protagonisti agguerriti scoiattoli da combattimento e baci sintetizzati e concentrati in bonbon di cioccolato e vitamina C.
Le ultime pagine, poi, sono un breviario: una raccolta delle poesie e dei pensieri abbandonati dal protagonista qua e là insieme ai suoi amorcerotti per cuori infranti.

Il mio giudizio finale è 9/10: come ho già detto non sono rimasta delusa, ma rispetto al  La meccanica del cuore ho trovato quest’opera leggermente calante.
Malzieu è dotato di un’innata capacità di sintesi e riesce a “sintetizzare” trame, dialoghi e situazioni in libretti da un centinaio di pagine l’uno, creando ogni volta un bel concentrato dove ogni elemento si incastra a perfezione in frasi scorrevoli e piacevoli.
Il libro non delude: diverte, commuove, fa riflettere, sospirare e fa venire voglia di baciare la persona amata.
Il mio unico rimpianto e non conoscere il francese per poterlo leggere in lingua originale, ma devo ammettere che questa mancanza viene colmata dall’abilità della traduttrice, che ha saputo rendere al meglio le composizioni dell’autore senza alterarne il significato.

*Annrose

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GIULIO CESARE

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GIULIO CESARE

Autore: William Shakespeare
Editore: Feltrinelli

.:SINOSSI:.

Uno “stanco” Cesare, un Bruto “intellettuale”, Cassio, Antonio e poi Ottaviano sono tutti coinvolti nella moderna riflessione sulla condizione umana, in un dramma che anticipa l’Amleto e preannuncia la massima stagione dell’arte shakespeariana. Tutto passa e tutto cambia; i miti sorgono e decadono per essere sostituiti da altri che a loro volta crolleranno; la realtà è inafferrabile e sfuggente, osservabile da mille interpretazioni.

.:IL NOSTRO GIUDIZIO:.

L’opera è chiaramente un’allegoria della società Elisabettiana nel quale è stato scritto: la regina Elisabetta, non avendo nominato un erede, creò una situazione di guerra civile simile a quella che si instaurò a Roma dopo gli avvenimenti delle idi di marzo.
Non è un errore, pertanto, considerare l’opera come uno specchio della società contemporanea all’autore.
Non esiste nell’opera, un vero protagonista.
Cesare, forse, è l’unico che compare costantemente nelle bocche degli altri presenti. La vicenda gli gira intorno, quindi, anche quando è ormai morto sotto i colpi dei congiurati.
Possiamo, in ogni caso, identificare tre personaggi tipo di cui parlerò brevemente.
Cominciamo da Cassio: Cassio è colui che convince Bruto a unirsi alla causa per salvare la repubblica romana dal diventare una monarchia. Cassio è il primo vero cospiratore e muove la propria mano per vendetta contro Cesare, ma sa che senza Bruto non avrà alcuna possibilità di succedere.
Bruto, al contrario di Cassio, rappresenta l’amore e l’ideale: le parole che gli riempiono più spesso mente e bocca sono “onore”, “amore”, e “libertà”. Bruto non uccide Cesare perché lo odia, ma, per citare le parole dello stesso personaggio: “non ho ucciso Cesare perché lo amavo meno, l’ho ucciso perché amavo Roma di più”.
Ciò che Bruto ha nel cuore è solo la volontà di salvare Roma dal pericolo di una monarchia, dal pericolo che ogni Romano sia reso schiavo da Giulio Cesare Imperatore.
La sua mano cala piena di paure, piena di rimorsi e piena di tristezza, al contrario di quella di tutti gli altri congiurati.
Marc’Antonio è l’ultimo dei personaggi di cui mi preme parlare, specialmente perché per lui Shakespeare si è premurato di utilizzare uno stile molto particolare: mentre gli altri parlano in prosa, Antonio parla in versi.
Marc’Antonio rappresenta il passato, in un certo senso, e in un altro senso rappresenta il futuro: egli non voleva la morte di Cesare ma ne trarrà grandissimo giovamento.
E’ un oratore fenomenale e il modo in cui riesce a convincere la folla di eliminare i cospiratori fingendo di desiderare l’opposto, mostra l’utilizzo magistrale delle figure retoriche di cui Shakespeare era capace.

Questa è la mia opera Shakespeariana preferita, pertanto per me vale 9/10. Non do 10 per il fatto che si tratta di un’opera teatrale e, sullo scritto, rende meno che su un palcoscenico.
E’ un’opera di stampo politico, tenetelo presente nel caso decideste di leggerla.

 

*Enj

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Fiori, volti, emozioni – I vincitori

Si è conclusa domenica la seconda edizione del concorso fotografico “Fiori, volti, emozioni”.
Anche quest’anno ci sono stati diversi partecipanti, che hanno contribuito con i loro scatti a riempire la pagina di boccioli, pagine e sorrisi.
La competizione è stata vinta da Devyani Berardi, con un totale di 69 punti, seguita dallo scatto di Annrose Jones, con 68 punti, mentre il terzo posto è stato occupato dagli scatti di Rossana Omodeo Zorini e Unvialealberato, entrambi medaglia di bronzo con 67 punti.
Il premio del pubblico è andato a Rachele Spanu che ha ottenuto il maggior numero di “mi piace”.

Potete trovare le foto che hanno partecipato al concorso sul nostro sito o sulla nostra pagina Facebook nell’apposito album.

*Jo

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QUALCOSA

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QUALCOSA

Autore: Chiara Gamberale
Casa editrice: Longanesi
Anno di pubblicazione: 2017

.:SINOSSI:.

La Principessa Qualcosa di Troppo, fin dalla nascita, rivela di possedere una meravigliosa ma pericolosa caratteristica: non ha limiti, è esagerata in tutto quello che fa. Si muove troppo, piange troppo, ride troppo e, soprattutto, vuole troppo. Ma quando, per la prima volta, un vero dolore la sorprende, la Principessa si ritrova «un buco al posto del cuore». Com’è possibile che proprio lei, abituata a emozioni tanto forti, improvvisamente non ne provi più nessuna? Smarrita, Qualcosa di Troppo prende a vagare per il regno e incontra così il Cavalier Niente che vive da solo in cima a una collina e passa tutto il giorno a «non-fare qualcosa di importante». Grazie a lui, anche la Principessa scopre il valore del «non-fare», del silenzio, perfino della noia: tutto quello da cui è abituata a fuggire. Tanto che, presto, Qualcosa di Troppo si ribella. E si tuffa in Smorfialibro, il nuovo modo di comunicare per cui tutti nel regno sembrano essere impazziti, s’innamora di un Principe sempre allegro, di un Conte sempre triste, di un Duca sempre indignato e, pur di non fermarsi e di non sentire l’insopportabile «nostalgia di Niente» che la perseguita, vive tante, troppe avventure… Fino ad arrivare in un misterioso luogo color pistacchio e capire perché «è il puro fatto di stare al mondo la vera avventura». Chiara Gamberale, abituata a dare voce alla nostra complessità, questa volta si concentra sul rischio che corriamo a volere riempire ossessivamente le nostre vite, anziché fare i conti con chi siamo e che cosa vogliamo. Grazie a un tono sognante e divertito, e al tocco surreale delle illustrazioni di Tuono Pettinato, Qualcosa ci aiuta così a difenderci dal Troppo. Ma, soprattutto, ci invita a fare pace col Niente.

.:IL NOSTRO GIUDIZIO:.

Non so per quale motivo, ma in questo momento sono portata a scrivere con lo stesso stile del romanzo che, purtroppo, non è affatto un gran che.
Spinta dall’onda mediatica che ha incensato la Gamberale per questo romanzo fin da un mese prima della sua uscita, ho pensato di darci una lettura. Devo dire che per essere un libro di 160 pagine, carattere 14, composto da pagine e pagine di soli disegni, ci ho messo fin troppo a leggerlo (un’oretta e mezzo, circa).
Devo essere sincera: mi stavo addormentando! Ho capito quale fosse il senso che il romanzo nascondeva abilmente tra le frasi semplici e i disegni degni di una scuola elementare: una critica alla società odierna e alla nostra sempre spietata ricerca di qualcosa da fare per riempire il “buco dentro di noi”, vero movente di questo breve romanzo. Però… perché nasconderlo così tanto?
È scritto come se si trattasse di una favola “per adulti”, ma la verità è che lo stile troppo semplice fa cadere le palpebre e non da il giusto spessore agli argomenti trattati. E’ vero, rende semplice la comprensione anche a chi non ha alcuna voglia di impegnarsi, ma ne vale davvero la pena?
Tra disegni colorati e frasi ripetute sempre allo stesso modo, come a voler richiamare lo stile dell’Epica classica che, però, essendo a trasmissione orale necessitava delle ripetizioni per far ricordare il personaggio o la situazione all’ascoltatore, argomenti quali il bisogno di mettersi in mostra, l’adolescenza e la paura del vuoto e della noia, sembrano quasi passare in secondo piano.
E’ come se l’autrice si fosse sentita in dovere di raggiungere con le sue parole anche l’età infantile e si fosse messa in testa che questo fosse lo stile adatto per narrare una storia che per bambini ha poco o niente. Interessante spunto, ma tappa troppo le ali a chi potrebbe davvero apprezzare questa fiaba moderna.
Tutto questo almeno fino alle ultime 15 pagine. Qui mi sono emozionata e commossa. Anche se ho trovato un punto, che non sveleró per coloro che non hanno letto il romanzo, totalmente inutile ai fini della trama e che, sinceramente, mi pare sia stato inserito solo per aggiungere una decina di pagine (che includono ben una riga per ciascuna!).
In sostanza non è male, ma non penso che valga tutto lo sciame mediatico che lo ha preceduto.

Al romanzo do un 6, lo sconsiglio a chi si aspetta di trovare una morale chiara e allo stesso tempo lo sconsiglio anche a chi cerca un romanzo che faccia pensare. E’ vero che non esplicita tutto quanto (si diverte un mondo con i giochi di parole, oltretutto abbastanza apprezzabili), ma non nasconde neanche significati così oscuri.
Lo consiglio, invece, a chi desidera una lettura leggera in cui possa rivedere se stesso e dalla quale voglia farsi strappare un sorriso.

*Sher

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IL GIOCO DELL’ANGELO

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IL GIOCO DELL’ANGELO

Autore: Carlos Ruiz Zafon
Editore: mondadori
Anno di pubblicazione: 2008

.:SINOSSI:.

Nella tumultuosa Barcellona degli anni Venti, il giovane David Martín cova un sogno, inconfessabile quanto universale: diventare uno scrittore. Quando la sorte inaspettatamente gli offre l’occasione di pubblicare un suo racconto, il successo comincia infine ad arridergli. È proprio da quel momento tuttavia che la sua vita inizierà a porgli interrogativi ai quali non ha immediata risposta, esponendolo come mai prima di allora a imprevedibili azzardi e travolgenti passioni, crimini efferati e sentimenti assoluti, lungo le strade di una Barcellona ora familiare, più spesso sconosciuta e inquietante, dai cui angoli fanno capolino luoghi e personaggi che i lettori de “L’ombra del vento” hanno già imparato ad amare. Quando David si deciderà infine ad accettare la proposta di un misterioso editore – scrivere un’opera immane e rivoluzionaria, destinata a cambiare le sorti dell’umanità -, non si renderà conto che, al compimento di una simile impresa, ad attenderlo non ci saranno soltanto onore e gloria.

.:IL NOSTRO GIUDIZIO:.

Misterioso, cupo, enigmatico e, a tratti, impenetrabile.
Non avrei altre parole per descrivere il secondo romanzo di Zafon dopo “L’ombra del vento”. Romanzo che, oltretutto, comincia come una normalissima storia di sfortuna, amore e fama. Ma sono proprio le storie più comuni a nascondere dietro di sé gli intrecci più complicati e terribili.
Mano a mano che la trama si infittisce, infatti, il protagonista e il lettore sono lentamente introdotti in una spirale, in un inganno, oserei dire un “gioco” per richiamare il titolo del romanzo, così intricato e complesso da far dubitare seriamente di ogni singolo avvenimento.
Efferati crimini, furti d’identità e un pizzico di paranormale si sovrappongono e si mescolano costringendo i personaggi e il lettore stesso a rivedere il concetto di verità: questa parola che, piano piano, perderà il suo significato oggettivo per trasformarsi in un’idea soggettiva e manipolabile.
L’autore ha uno stile magistrale: il ritmo è serrato e, soprattutto nelle ultime cento pagine, si fa veramente fatica a staccarsi dalla lettura.
Zafon è stato incredibilmente bravo a mantenere il lettore sullo stesso piano del protagonista: noi non siamo migliori di Martin, il protagonista, e non ci è dato scoprire niente prima di lui. Restiamo sorpresi, sconfortati, felici, esaltati e sollevati assieme a lui. Ogni parola, ogni riga e ogni pagina ci permette di scolpire dentro noi stessi la figura di Martin e crescere assieme a lui.
Le tinte cupe e gotiche dello stile di Zafon funzionano a meraviglia in questo romanzo che è costellato di elementi paranormali pregnanti, eppure così ben nascosti da far dubitare i protagonisti stessi di ciò che vedono, sentono o, addirittura, fanno.

Personalmente, a questo romanzo posso solo dare un 10 pienissimo. Per quanto mi riguarda contiene ogni singolo elemento per essere definito un capolavoro: un protagonista disegnato a meraviglia; una storia d’amore travagliata ma non troppo pregnante; personaggi secondari favolosi nella loro psicologia; mistero e avventura in quantità perfetta.
Lo consiglio a tutti coloro che amano romanzi introspettivi, gialli e anche i thriller visto che il romanzo ha alcuni punti un po’ forti.
A causa di questi episodi violenti, mi sento di sconsigliare il romanzo ai lettori più sensibili.

*Enjolras

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Sullo scaffale – Festa della mamma

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Ormai lo sapete: non c’è festività alla quale noi non aggreghiamo i nostri consigli letterari.
In questo caso, speriamo vi possano essere utili anche per un eventuale regalo alle vostre mamme lettrici che possa far sentire loro quel “ti voglio bene” che vi tenete dentro.
Ovviamente, esistono migliaia di tipi di mamme, ma per questa volta vorremmo soffermarci su libri che hanno come protagonista principale questa importantissima figura.

LETTURE IMPEGNATIVE

“Esercizi di meraviglia. Fare la mamma con filosofia” di Vittoria Baruffaldi: Un bambino si può trasformare in un piccolo filosofo, basta osservarlo con attenzione mentre esplora il mondo. Basta ascoltarlo mentre con le sue prime parole semplici si interroga su ciò che lo circonda. Ogni sua domanda è un modo per dare un significato alle cose, e ne rivela quel lato stupefacente che da adulti purtroppo si dimentica. Un bambino non sa cosa sia la verità eppure la cerca sempre con ostinazione, facendoci riscoprire con i suoi dubbi il piacere e la felicità di quella ricerca. E ci costringe a capovolgere valori e direzioni, a osservare la realtà con uno sguardo diverso, più ingenuo, capace di illuminarla. Perché se il pensiero è l’esercizio continuo della meraviglia allora i veri filosofi sono i bambini. Vittoria Baruffaldi ci mostra, con intelligenza e leggerezza, tutta la gioia di essere madre, lasciando che ogni affanno si dissolva nello stupore degli occhi grandi e curiosi dei nostri figli.

“Una madre lo sa. Tutte le ombre dell’amore perfetto” di Concita De Gregorio: Spesso gli articoli di giornale, i dibattiti sui fatti di cronaca, i trattati di scienza forniscono gli elementi per distinguere una “buona” madre. Decretano cosa sia normale e cosa no. Stabiliscono i meriti e le colpe. Ma sono quasi sempre lontani dalla realtà. Da Brooke Shields a Valentina Vezzali, fino alle madri di Plaza de Mayo, Concita De Gregorio racconta venti storie di maternità che scaldano il cuore. Venti vicende vere per scoprire quanti siano i modi di essere madre, o di non esserlo affatto. Di quante ombre sia pieno l’amore perfetto, quello tra madri e figli, e di quante risorse inattese. Quante strade esistano per accogliere quello che viene, quello che c’è. Un libro commovente e sincero che fa arrabbiare e sorridere. E che ognuno di noi dovrebbe leggere. Perché dalle donne passa la vita di tutti, sempre. Dalla pancia, dalla testa, dalle mani e dai ricordi. E una madre tutto questo lo sa.

“L’invenzione della madre” di Marco Peano: Questa è una storia d’amore. Si tratta dell’amore più antico e più forte, forse il più puro che esista in natura: quello che unisce una madre e un figlio. Lei è malata, ha poco tempo, e lui, Mattia – sapendo che non potrà salvarla, eppure ostinandosi contro tutto e tutti – dà il via a un’avventura privatissima e universale: non sprecare nemmeno un istante. Ma in una situazione simile non è facile superare gli ostacoli della quotidianità. La provincia in cui Mattia abita, il lavoro in videoteca che manda avanti senza troppa convinzione, il rapporto con la fidanzata e con il padre: ogni aspetto della sua vita per nulla eccezionale è ridisegnato dal tempo immobile della malattia. Un rifugio sicuro sembrano essere i ricordi: provare a riavvolgere come in un film la memoria di ciò che è stato diventa un esercizio che gli permette di sopportare il presente. Ma è davvero possibile sfuggire a se stessi? In questo viaggio dove tutto è scandalosamente fuori posto, è sempre il rapporto con la madre a far immergere Mattia nella dimensione più segreta e preziosa in cui sente di essere mai stato. Raccontando di questo ‘everyman’, arco Peano ridà senso all’aspetto più inaccettabile dell’esperienza umana: imparare a dire addio a ciò che amiamo.

“Madri della Bibbia. Ritratti per il nostro tempo” Margot Kassmann: Betsabea, Elisabetta, Anna, Salomè e naturalmente Maria, sono soltanto alcune delle madri presenti nella Bibbia. Questo libro narra le loro vicende e dischiude prospettive sorprendenti e stimolanti anche per il dibattito contemporaneo. Essere madre è meraviglioso, ma può anche essere una cosa terribilmente difficile. La Bibbia parla di donne senza figli che desiderano averne e di madri che si trovano in situazioni difficili. A cominciare dalla madre di Mosè che espone il figlio, fino a Maria che diventa madre in circostanze difficili, i racconti della Bibbia ci parlano di madri snaturate, di madri che partoriscono in tarda età, di madri prolifiche, ambiziose, abbandonate, adottive… Margot Kässmann ce ne parla in questo libro e fa delle loro storie una provocazione di grande attualità.

“Pensare per due: nella mente delle madri” di Massimo Ammaniti: Fare un figlio è come innamorarsi: un’esperienza che travolge e, dopo, nulla è come prima. Nel corso della gravidanza e per tutto il primo anno di vita del bambino la madre costruisce una vera e propria nuova organizzazione psichica, entra in una “costellazione materna” che la induce a rivedere l’intera gerarchia delle priorità dei valori e accende nella sua mente quel misterioso stato che è “pensare per due”. Cosa accade nella mente di una donna quando resta incinta? Quali trasformazioni la travolgono? Quali sono le sue preoccupazioni, quali i sogni? Come reagisce il suo corpo? Cosa succede alla coppia e ai suoi equilibri? A seconda del trasporto o della reticenza con cui si addentra nella propria “costellazione”, ogni madre vive e struttura un particolare rapporto con il bambino e con l’evento stesso della gravidanza. In un’esplorazione affascinante, che è anche un racconto di storie e di vita vissuta, Massimo Ammaniti si addentra nel mondo celato e intimo della maternità.

“Brodo caldo per la mamma. Un modo per dirle grazie quando non troviamo le parole” di Jack Canfield, Mark Victor Hansen, Patty Aubery: A volte è difficile trovare le parole giuste per ringraziare la persona che ci ha cresciuto amandoci più d’ogni altro. “Brodo caldo per la mamma” aiuta a esprimere la propria riconoscenza verso chiunque abbia rivestito il prezioso ruolo materno. Che sia una nonna, una madrina, una zia o addirittura la propria compagna, è giunto il momento di manifestarle tutta la propria gratitudine e il proprio attaccamento. È stato questo l’intento degli autori che hanno contribuito alla realizzazione del presente volume, condividendo i loro aneddoti e le loro poesie – emozionanti e commoventi, ma talora anche divertenti – che rappresentano un tributo d’amore e d’ammirazione nei confronti di quella persona speciale che tutti chiamano “mamma”.

“Le madri” di Brit Bennett: Nadia Turner ha 17 anni, frequenta l’ultimo anno di liceo in un college della bassa California e porta nel cuore un peso insopportabile: quello del suicidio della sua mamma. Nadia vive, o sopravvive, insieme a suo padre e si innamora di Luke Sheperd, che proprio come lei ha qualcosa da dimenticare. La loro storia è emozionante e trasognata come tutti gli amori a quell’età… fino a che Nadia non rimane incinta. Abortire sembra la sola soluzione possibile: è così facile farlo, ogni ragazza oggi sa che è un diritto. Nadia non chiede aiuto e nasconde il suo segreto a tutti, compresa Aubrey Evans, la nuova amica che condivide con lei il dolore di una madre perduta. Quando Nadia torna a Oceanside per il matrimonio di Aubrey, l’ombra delle scelte compiute durante quella lontana estate in riva al mare cala improvvisamente su di loro come una domanda che esige risposta, trascinandoli in un crescendo ineluttabile e sconvolgente. A narrarci la loro storia sono le Madri, le donne della Upper East Chapel di Oceanside che danno voce al coro senza tempo delle donne, a volte pettegole e spietate ma più spesso capaci di ascoltare le parole non pronunciate, di scrutare i segni dei tempi, di portare nel loro grande cuore il segno di un destino difficile.

LETTURE POCO IMPEGNATIVE

“Cara mamma. Ti voglio un bene bestiale” di Bradley Graive: Talvolta è difficile trovare le parole giuste per dire alla mamma ciò che si prova per lei. Questo piccolo volume fornisce un aiuto ai figli di ogni età. Le fotografie spontanee di mamme leonesse, orse, scimmie con i loro cuccioli, commentate con un umorismo delicato, sono un contributo alle madri di tutto il mondo.

“Nonsolomamma. Diario di una mamma elastica con due hobbit, un marito part-time e un lavoro a tempo pieno” di Claudia Elasti De Lillo: Lei è una giornalista finanziaria. Ha due hobbit di sesso maschile. Il più grande ha quattro anni, ama le donne, il cioccolato e Il Signore degli Anelli. Da grande farà il cavaliere Jedi. Il più piccolo ama le papere e le scarpe. Ha gli occhi tondi, come il protagonista di un fumetto giapponese. Nei suoi quasi due anni di vita ha detto «sì» una volta sola e se n’è subito pentito. Lei ha un marito part-time, barese e comunista, che passa buona parte del suo tempo a Londra dove lavora e dove probabilmente ha una vita parallela con un’altra moglie e altri figli, inglesi. Insieme a loro c’è spesso Valentina Diolabenedica, la baby sitter degli hobbit, la persona più importante dell’elasti-vita. Abitano a Felicity Place. Intorno a loro c’è Milano, ma i residenti di questo bizzarro posto tra le magnolie sono convinti di vivere in un ridente sobborgo americano e crescono i figli a Coca-Cola con ghiaccio, tacchino ripieno e pop corn cotti nel microonde. Lei ha i piedi per terra, i capelli a carciofo e un cronico senso di colpa. Ha giornate complicate e notti impegnative. Non si veste da strafiga perché sta scomoda, non si trucca perché non ne ha il tempo, non si mette la crema idratante perché se ne dimentica. Se per sbaglio chiude gli occhi, crolla addormentata. Lei è un’elasti-mamma, nel bene e nel male.

“Se la vita è un piatto di ciliegie, perché a me solo i noccioli?” di Erma Bombeck: Una delle più note e amate autrici umoristiche americane ci invita a soffermarci su alcuni aspetti quotidiani della nostra vita e a sdrammatizzarli con una salutare risata. Una carrellata di scenette esilaranti proprio perché profondamente vere: mariti che russano e odiano il trapano, miti e leggende su luna di miele e gioie della maternità, vacanze coi figli, casalinghitudine e dipendenza da telequiz, le vene varicose, il terrore della caloria, mode e manie. Una divertentissima saga tragicomica della famiglia moderna, per affrontare e superare col sorriso i piccoli drammi di ogni giorno.

“Mia madre e altre catastrofi” di Francesco Abate: È «maoista» ma va in chiesa, è devota al marito ma non rinuncia al collettivo femminista. Per merenda ti propina la solita rosetta con margarina e zucchero, ed è convinta che due colpi di battipanni ben assestati sul sedere non possano che temprarti il carattere. Insegna in una scuola di periferia e fa il bagno al mare anche in dicembre. Se le chiedi perché, ti risponde: lo so io. Se le racconti una cosa, ti risponde: lo so già. È la mamma di Francesco. Nato come una serie social a episodi, questo libro mette in scena una giocosa, inarrestabile dialettica tra madre e figlio che, tra una risata e l’altra, ci commuove. Una serie di dialoghi folgoranti, irresistibilmente comici, che tessono il racconto di un’intera vita, anzi due: quella di un figlio e di sua madre, dall’infanzia fino a oggi. Con grazia estrema, ma senza sconti, Francesco Abate ha scritto la tragicommedia del rapporto sentimentale piú dolce e ingarbugliato di tutti.

*Volpe

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