Le Origini del Potere

.: SINOSSI :.

Agosto 1471. Esausto dal lungo viaggio, un giovane frate attraversa le antiche mura che difendono la città, passa accanto alle vestigia diroccate di un passato ormai dimenticato, s’inoltra in un intrico di vicoli bui e puzzolenti. E infine sbuca in una piazza enorme, davanti alla basilica più importante della cristianità, dove si unisce al resto della popolazione. Ma lui non è una persona qualunque. Non più. È il nipote del nuovo papa, Sisto IV. È Giuliano della Rovere. E quello è il primo giorno della sua nuova vita, un giorno che segnerà il suo destino: dopo aver assistito alla solenne incoronazione dello zio, Giuliano viene coinvolto dai suoi cugini, Girolamo e Pietro Riario, in una folle girandola di festeggiamenti nelle bettole della città, per poi rischiare la morte in un agguato e ritrovarsi al sicuro tra le braccia di una fanciulla dal fascino irresistibile. È il benvenuto di Roma a quell’umile fraticello, che subito impara la lezione. Solo i più forti, i più determinati, i più smaliziati sopravvivono in quel pantano che è la curia romana. Inizia così la scalata di Giuliano, che scopre di avere dentro di sé un’ambizione bruciante, pari solo all’attrazione per Lucrezia Normanni, la donna che lo aveva salvato quel fatidico, primo giorno, e che rimarrà al suo fianco per gli anni successivi, dandogli pure una figlia. Anni passati a fronteggiare con ogni mezzo sia le oscure manovre del suo grande avversario, il cardinale Rodrigo Borgia, sia i tradimenti dei suoi stessi parenti, i Riario. Anni passati sui campi di battaglia, ad imparare l’arte della guerra, e a tramare in segreto contro i Medici di Firenze, nonostante il disastroso esito della congiura dei Pazzi. E tutto per prepararsi a un evento ineluttabile: la morte di suo zio, il papa, e l’apertura del conclave. Ecco la grande occasione di conquistare il potere assoluto. Ma Giuliano scoprirà che il destino, per il momento, ha altri piani per lui…

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Il fascino del rinascimento, gli intrighi e le cospirazioni che lo caratterizzarono rivivono ne Le origini del potere di Alessandra Selmi. L’autrice regala ai propri lettori un romanzo equilibrato dove descrizioni e dialoghi sono perfettamente bilanciati cosicché, leggendolo, non si corre il rischio di imbattersi in resoconti minuziosi né in interminabili scambi di battute. L’evoluzione del protagonista, Giuliano della Rovere, è un climax e, a lettura terminata, è difficile capire se si siano lette le gesta di un eroe o si sia seguito il tortuoso cammino di un antieroe.
Abile narratrice, Selmi riesce a raccontare la storia senza diventare didascalica aiutando con discrezione il lettore quando, per esempio, è costretta a descrivere il funzionamento di una macchina senza trasformare il passo in un compendio di storia rinascimentale.

Il libro merita e il mio voto non può che essere positivo: 8-9/10.
Quando si parla del Rinascimento è inevitabile pensare immediatamente alle famiglie dei Medici e dei Borgia o ad artisti come Michelangelo e Leonardo e, d’altronde, scrivere di queste figure storiche (per i quali si sono già profusi fiumi di inchiostro) è un lavoro in discesa, forse proprio per questo il romanzo di Selmi risulta ancora più godibile, oltre che originale. La storia del cardinale Giuliano della Rovere, come raccontata ne Le origini del potere non ha nulla da invidiare alle altre saghe (romanzate e televisive) sul rinascimento italiano e pagina dopo pagina il lettore viene trascinato in un dedalo di bugie, ambizioni e potere rischiando, come lo stesso Giuliano, di finire stritolato dalle spire di un intreccio che tiene con il fiato sospeso e riesce sempre a stupire.
La caratterizzazione dei personaggi è coerente con il loro temperamento e il loro andirivieni tra le pagine del romanzo crea un’alchimia di caratteri e personalità che risulta piacevole.
Nonostante queste doverose, e meritate, lodi il libro ha qualche neo che, tuttavia, non compromette la lettura. La relazione amorosa tra il cardinale della Rovere e una nobildonna romana inizialmente appassiona, per poi ridursi ad un copione sempre uguale che finisce per annoiare.
In un libro dedicato a Giuliano della Rovere è normale che le vicende che interessano i personaggi secondari non trovino largo spazio, tuttavia alcuni eventi e personaggi passano in sordina, come l’eroica resistenza di Caterina Sforza dopo la morte del marito, senza che gli venga riconosciuto nemmeno l’onore delle armi. Questa sommarietà affetta anche il resto della storia che mantiene, fino alla morte di papa Sisto, un buon ritmo per poi diventare frettoloso riassumendo, per esempio, gli eventi avvenuti sotto papa Borgia in pochi capitoli a più o meno cento pagine dalla fine del romanzo. Non sono riuscita a capire se tale cambiamento fosse presente già nel manoscritto editoriale o se si sia trattata di una scelta fatta in fase di editing, ma (parare mio personalissimo) forse sarebbe stato più funzionale dividere in due capitoli la saga usando la morte di papa Sisto come pretesto per chiudere un primo potenziale romanzo e in modo da creare ed alimentare l’aspettativa e la curiosità circa l’epilogo delle avventure del papa guerriero.

*Jo

Furiae

.: SINOSSI :.

Insieme a Tisifone volerai fin sopra le mura del Tartaro. Senza identità, con pistola e misericordia in pugno, combatterai nella Spagna burrascosa dei conquistadores. Al fianco di Naaktara percorrerai le sabbie impervie della Duat: l’oltretomba egizio. E in una Lombardia trecentesca, con la piccola Rosa e Grifo, scoprirai che anche l’Italia può essere fredda come le fiabe più oscure.
Le donne sorprendenti di FURIAE non sono guidate solo dalla violenza e dalla vendetta. Perché si può essere orgogliose, combattive, tenaci e inarrestabili anche lottando per un’emozione intensa come l’amore.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Furiare è stato il volume con cui ho concluso, direi degnamente, il mio 2021. Una raccolta di racconti potente e coinvolgente perfetta da leggere quando si ha voglia di sentirsi forti.
Le protagoniste di Furiae, come promesso dal sottotitolo dell’opera “storie fantasy di donne ribelli” sono donne e ragazze fuori dagli schemi in cui qualunque lettrice riesce però ad identificarsi. Sono diverse, vere, vive e credibili ed è proprio questo a rendere la raccolta emotivamente coinvolgente.

Tra le quattro protagoniste mi è piaciuta soprattutto Tisifone. Il racconto in cui appare dà il titolo all’intera raccolta, è il primo e anche il più breve. Il centro di Tisifone, ciò che la muove e che mi ha fatto empatizzare con lei, è l’amore per sua sorella: sebbene io sia figlia unica ho ritrovato in me stessa quell’ardore che la spinge a rischiare il tutto e per tutto per coloro che ama.
L’amore è il tema principale del primo racconto, Furiae, ma lo è anche dell’ultimo, intitolato Fine della storia che tra tutti è decisamente il mio preferito. Fine della storia ha un sapore malinconico, a tratti epico che mi ha ricordato un po’ la storia infinita, forse per l’età della giovane protagonista o per le ambientazioni tetre, seppur condite di speranza, in cui i personaggi si muovono. Il solo difetto che posso trovare a questo racconto è l’essere durato troppo poco: le potenzialità della trama erano da romanzo. Grifo e Rosa, i protagonisti di quest’ultima avventura, sono nettamente più complessi rispetto alle donne che animano i tre racconti precedenti e la loro personalità riesce a spiccare. Anche l’uso del dialetto nei dialoghi è stato, secondo me, un punto a favore: ha reso il racconto molto più realistico.

La scrittura di Zarbo mi piace molto. Si tratta di uno stile visivo in cui l’uso di ottime e originali metafore permette al lettore di vedere davvero le scene immaginate dall’autore.
L’autore sa bene anche quando è il caso di usare uno stile più delicato, poetico ed onirico e quando invece è giusto che la scrittura sia tagliente e affilata. Non risparmia al lettore dettagli sconcertanti e riesce a creare fastidio, ansia e irritazione tanto quanto sollievo, felicità e gioia.

La raccolta merita un 8.5/10. Il solo motivo per cui non me la sento di “promuovere il libro a pieni voti” è la brevità, a volte eccessiva, dei racconti.
Zarbo è bravo a ideare storie, è altrettanto bravo a scriverle. Tuttavia le trame che crea, proprio perché sono complicate e interessanti, sarebbero decisamente più adatte ad un romanzo piuttosto che a un racconto.
La raccolta è adatta a ragazzi e ragazze che amano non solo il fantasy, che per altro è un elemento spesso di contorno e poco invasivo, ma soprattutto le storie di avventura. Consiglierei questa raccolta anche a chi desidera leggere qualcosa che lo ispiri nella vita di tutti i giorni: Tisifone porta al lettore l’amore di una sorella tanto quanto il coraggio di dire di no davanti ai soprusi; la protagonista senza nome della seconda storia ricorda che non bisogna mai farsi calpestare da nessuno; Naaktara ci spiega che scegliere diversamente dalla tradizione a volte non è solo giusto, ma doveroso; la piccola Rosa, Grifo e la merla che tutti noi, per quanto possiamo ritenerci insignificanti, siamo importanti.

*Volpe

Follettiana

.: SINOSSI :.

«Nell’immaginario popolare folletti, elfi e altre minuscole creature fatate hanno sempre avuto un posto speciale. Caratterizzano e incarnano la nostra voglia di meraviglioso, offrono un viatico per la libertà e la fantasia che solo il sogno, le fiabe, i miti, possono donare incondizionatamente, senza bisogno di mediazione che non sia quella offerta dalla nostra capacità di affabulazione. E se anche oggi il progresso, la tecnica e l’industrializzazione hanno affievolito e forse del tutto offuscato il nostro contatto con la natura, la capacità innata e il bisogno dell’uomo di vedere oltre le apparenze c’è ancora, ed è sempre forte. E proprio in questo il magico regno degli esseri fatati ci viene incontro, entrando nelle nostre menti in modo quasi naturale, atavico verrebbe da dire. […] Con questa antologia di racconti classici, scelti tra quelli meno noti e inediti, riportiamo i folletti in una dimensione adulta, restituendo loro la patina di mistero che hanno perso strada facendo; sono storie per lo più inquietanti, che attingono dalla tradizione orale del folklore o che rimandano alla matrice soprannaturale che ne circondava la figura nei tempi passati. E per questo sono storie capaci di far provare un brivido anche nella magia. Troviamo quindi folletti oscuri e folletti bizzarri, pericolosi o semplicemente dispettosi, tra brownie, goblin e monacelli. Tornano “in vita” in 14 racconti che attingono al ricco patrimonio di tutto il mondo, soprattutto britannico, e svelano anche nella narrativa l’intricato rapporto tra la produzione culturale, i miti, e le credenze di ogni popolo e paese. Al centro, comunque, c’è sempre la follettiana di creature multiformi, buffe o repellenti, elfi delle tenebre o elfi della luce, capricciosi o benevoli, fuori dal tempo e dallo spazio, ma capaci ogni volta di farci penetrare con loro in una dimensione altra, lì dove il sogno e la fantasia dominano incontrastati. Entriamo quindi nel regno incantato dei folletti, avventuriamoci in quei luoghi ignoti lontani dal caos e dalla folla, dove poter percorrere sentieri lungo i quali si avvertono le misteriose presenze, dove aleggia un’atmosfera che i più sensibili possono cogliere e riconoscere come un segnale o un avvertimento della presenza nascosta di questi spiritelli, veri e propri genius loci di un mondo che sta sparendo e che soltanto l’immaginazione può tenere in vita.» (dalla prefazione di Pietro Guarriello) La raccolta comprende racconti di Grierson, Bowker, Crofton Croker, Esenwein e Stockard, Blackwood, Hogg, Molesworth, Saki, Lang, Ozaki, Im Bang e Yi Ryuk, Rouse, Roggero, Serao.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

I racconti presenti in Follettiana danno una visione d’insieme più ampia sul Piccolo Popolo rispetto a molti altri testi sull’argomento. Questo perché il curatore del volume ha scelto di inserire non solo testi dalla tradizione celtica, come ci si sarebbe potuti aspettare, ma anche dalla tradizione nipponica e coreana. Dal mio punto di vista, questa scelta è vincente: chi come me ha già letto libri come fiabe irlandesi e Fiabe e leggende d’Irlanda può trovare tra le pagine di Follettiana un nuovo e stimolante mondo da esplorare. Insomma, come era già successo con Grimorio, un’altra raccolta edita abeditore a tema stregoneria, la raccolta è riuscita sia a soddisfare il mio bisogno di trovare racconti che appartenessero alla mia comfort zone, sia ad incuriosirmi riguardo tradizioni, storie e leggende che non conoscevo.
La prefazione, abilmente scritta da Pietro Guarriello, è un piccolo saggio riguardo le origini religiose, pagane e non di queste creature che inevitabilmente stimolano la fantasia di grandi e piccini. E’ la giusta guida, assieme ai paragrafi introduttivi che precedono ogni racconto, per orientarsi nella lettura di questo volume.

Lo stile della prefazione è chiaro e lineare anche se a volte tende a scivolare nel didascalico finendo con il provocare qualche sbadiglio, io per prima ammetto di aver dovuto rileggere una pagina perché alla prima lettura mi ero distratta. Le informazioni divulgate sono comunque stimolanti e, se il lettore è sufficientemente interessato all’argomento, bastano per tenerlo incollato alle pagine.
Per quanto riguarda lo stile di ciascun racconto, posso solo dire che non mi sento in grado di giudicare un autore da uno scritto di poche pagine. Alcuni testi, come il brownie di Valferne o la leggenda di knockgrafton, mi hanno non solo coinvolta ma anche piacevolmente divertita; altri, per citarne un paio Il pony delle streghe o il santo e il folletto di pietra, mi hanno lasciata piuttosto indifferente.

Nessuno dei racconti è mal scritto o meno interessante degli altri, ciascuno parla semplicemente in modo diverso ad ogni lettore. Il mio consiglio è di non saltare le introduzioni perché aiutano a capire meglio il contesto in cui i racconti sono stati scritti così come le leggende che ammantano le figure rappresentate.
La raccolta merita un 8/10. E’ un’ottimo testo introduttivo da cui prendere spunto per avventurarsi nel magico mondo del piccolo popolo e delle sue leggende!

*Volpe

Heartstopper ~ la saga

.: SINOSSI :.

Heartstopper 2: Nick e Charlie sono grandi amici. Nick sa che Charlie è gay, e Charlie è sicuro che Nick non lo sia. Ma l’amore percorre strade inaspettate, e Nick scoprirà parecchie cose sui suoi amici, sulla sua famiglia e su se stesso.
Heartstopper 3: Charlie non avrebbe mai pensato che Nick potesse ricambiare il suo sentimento, ma ora sono ufficialmente fidanzati, e Nick ha anche trovato il coraggio di dirlo a sua madre. Ma ora deve dirlo anche agli altri; e la vita non è sempre semplice, anche se hai accanto qualcuno che ti ama.  “Heartstopper” parla di amicizia, amore, lealtà, salute mentale. Unendo le storie private di Nick e Charlie, finisce per parlarci di qualcosa di più grande, che interessa tutti noi.
Heartstopper 4: Charlie non avrebbe mai pensato che Nick potesse ricambiare il suo sentimento, ma ora sono ufficialmente fidanzati, e Charlie si sente pronto a pronunciare le due fatidiche parole: “Ti amo”. Anche Nick prova lo stesso sentimento, ma ha qualche pensiero in più: non è ancora riuscito a dirlo a suo padre, e in più teme che Charlie soffra di disturbi alimentari. Mentre l’estate volge al termine e un nuovo anno scolastico sta per cominciare, i due ragazzi impareranno molte cose su cosa significhi amare.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

ATTENZIONE: la recensione che segue si riferisce ai volumi 2, 3 e 4 della saga di Heartstopper.
Il primo volume di Heartstopper mi aveva lasciata abbastanza indifferente e se non avessimo ricevuto gli altri tre ebook gratuitamente dalla casa editrice non avrei mai letto il resto della saga.
Il secondo volume ha semplicemente confermato le idee che avevo riguardo il primo: è una storia dolce, tenera che oltre a questo e dei disegni piacevoli da guardare ha poco altro. I protagonisti sono in due dimensioni con un carattere semplice e sviluppato quanto basta per far progredire la storia d’amore che è il vero fulcro attorno al quale la trama ruota.
I conflitti, rarissimi, si risolvono sempre nel giro di poche pagine tanto che il lettore non fa neanche in tempo a provare un po’ di tensione per come andrà avanti la storia: così come il problema è comparso svanisce e viene prontamente dimenticato.

Se i primi due volumi potevano essere considerati delle storie d’amore adolescenziali tenere e senza un grande spessore, il terzo e il quarto scivolano velocemente nel range di libri che considero più brutti che belli abbassando drasticamente la media complessiva della saga.

Il terzo è il volume che ho trovato in assoluto più problematico: innanzitutto è irrealistico. I primi due potevano essere credibili nel loro piccolo, il terzo perde completamente contatto con la realtà.
Un romanzo inclusivo che vuole trattare veramente il tema dell’omosessualità, delle problematiche relative all’omofobia e all’accettazione dell’altro non può permettersi di perpetrare a sua volta stereotipi dannosi: in questi libri gli etero sono omofobi e tutti i personaggi positivi (per non dire tutti i personaggi e basta) appartengono alla comunità LGBTQ+ o stanno con un personaggi che appartiene alla community. Questo modo di caratterizzare la community dividendo le persone in “noi” e in “gli altri” è dannoso: crea rivalità e non inclusione e mi sarei aspettata qualcosa in più da un romanzo che ha questo come obiettivo principale
In secondo luogo tutti i temi, soprattutto quello centrale ossia l’omosessualità, sono trattati con una superficialità disarmante. I problemi dei protagonisti sono di una leggerezza imbarazzante così come il modo in cui li affrontano: finalmente Nick questiona la propria sessualità e inizia ad interrogarsi su se stesso, sulla sua identità (ho apprezzato però che in questa parte del romanzo si parli delle etichette e si dica che non serve darsi un nome o essere parte di un gruppo per essere se stessi), ma i suoi problemi si risolvono in una manciata di pagine rendendo le uniche parti interessanti noiosissime. Chi, come me, ha provato questo tipo di sensazione e si è fatto questo tipo di domande sa benissimo che non sono situazioni che si risolvono così facilmente.
Sempre la leggerezza riguarda anche la mia terza critica al romanzo: in questo volume si scopre che Charlie ha disturbi alimentari ricollegabili al bullismo subito a scuola. Di questi problemi non si era mai fatto alcun accenno nei romanzi precedenti, cosa che è totalmente anti narrativa. Così come è stato introdotto in questo volume, il disturbo alimentare sembra solo un espediente per rendere la trama più romantica e dare al secondo protagonista qualcosa per cui preoccuparsi.
La trama del quarto volume è nuovamente soft, senza grandi (o gravi) colpi di scena: si parla prettamente del disturbo alimentare di Charlie e, finalmente, i personaggi crescono un po’. Da una parte il quarto volume non mi è piaciuto, sempre per la leggerezza con cui temi gravi sono affrontati, dall’altra invece ho apprezzato molto che alcune tematiche, come ad esempio il bisogno di non focalizzarsi esclusivamente sulla relazione ma di mantenere e coltivare amicizie e interessi esterni, che hanno reso il libro un po’ più maturo degli altri.

Il problema principale che ho riscontrato con questa saga è che non è stata scritta per far riflettere ma semplicemente per mettere sul mercato una storia tenera, e sicuramente lo è, che permetta di sognare e passare qualche momento di piacevole spensieratezza.
Questo è il motivo per cui non riesco a dare ad Heartstopper un voto che complessivamente superi il 5/10. Capisco sia una saga diretta principalmente a giovanissimi lettori, ma considerato il successo planetario che ha avuto (anche da miei coetanei, quindi persone che sfiorano i trent’anni) mi sarei aspettata molto di più. Un romanzo bello, che a mio avviso esplora molto bene il tema dell’omosessualità è Promettimi che ci sarai, consiglio a chi ha amato Heartstopper di dargli un’occasione!

*Volpe

La principessa testarda e il principe pezzato

.: SINOSSI :.

Una delle leggende più oscure del Regno degli Antichi racconta la storia del Principe Pezzato, mezzosangue, erede al trono Lungavista e dotato del dono dello Spirito, il cui nome ancora riecheggia nelle canzoni di menestrelli e cantastorie del Regno. Principe illegittimo per alcuni, re-in-attesa per altri, Corsiero Lungavista porta su di sé il marchio dell’amore illegittimo di sua madre, la principessa Cautela: egli è ricoperto di macchie scure su tutto il corpo, come il cavallo pezzato di suo padre, il capostalliere Equo, legato col dono dello Spirito all’animale. Quando tutto sembra perduto, Felicia, la serva di Cautela, lo prende con sé e lo alleva come un figlio. A lei, l’ultima degli ultimi, viene lasciato l’arduo compito di raccontare tutta la verità e di tramandarla ai posteri, ed è così che è giunta fino a noi. Nello stile che l’ha sempre caratterizzata, Robin Hobb ci regala una storia che rivela un segreto di famiglia in grado di pesare sulle generazioni future fino a quando l’assassino Fitz Chevalier Lungavista entra in scena.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Robin Hobb non delude mai: ho finito questo racconto in un pomeriggio, complici la lunghezza del testo e lo stile accattivante che non permetteva di fare neanche una pausa.
La principessa testarda e il principe pezzato è un racconto breve che, purtroppo, si interrompe a metà volume e questo è il vero lato negativo dell’opera. Finita la narrazione infatti sono presenti alcuni capitoli provenienti dal primo romanzo della saga dei Lungavista, L’apprendista assassino, libro quasi sicuramente già letto da chi desideri affrontare questa lettura in modo consapevole.

La scrittura di Robin Hobb tiene il lettore in sospeso per tutto il testo e la trama, che è lineare e semplice, ne giova moltissimo. I personaggi sono un altro punto a favore di questo brevissimo testo: complice una caratterizzazione a tutto tondo che enfatizza non solo lati positivi ma soprattutto quelli negativi dei protagonisti, caratteristica dello stile della Hobb che avevo apprezzato molto anche negli altri romanzi, l’arco narrativo dei personaggi, le loro emozioni, i loro difetti e pregi sono la spinta che fa progredire la narrazione.
Con questo testo, così come nelle altre sue opere, Hobb affronta soprattutto il tema della diversità che tra le pagine di questo racconto ha due forme: quella della principessa testarda, che simboleggia chi non riesce con il suo essere a soddisfare le aspettative altrui, e quella del principe pezzato, simbolo delle persone diverse non solo di aspetto fisico ma anche emotivo e spirituale.
Ciò che non mi è piaciuto è la fretta con cui il romanzo è stato portato a termine: nonostante le premesse potessero far presagire l’inizio di una nuova, brillante saga, la storia inizia e si conclude in un centinaio scarso di pagine lasciando il lettore con un po’ di amaro in bocca. A tratti ho avuto la sensazione che nelle intenzioni dell’autrice di fosse quella di scrivere una nuova saga ma che esigenze editoriali l’abbiano spinta a concludere in fretta una trama che avrebbe potuto diventare grandiosa.

Il voto finale che mi sento di dare a questo romanzo è un 8/10. Mi è piaciuto molto e sono contenta di aver divorato questo racconto che mi ha riportata a quando per la prima volta ho letto l’apprendista assassino, purtroppo i difetti citati in precedenza hanno pesato molto sul mio voto finale.
Intrighi di corte, inganni, dolore e magia si susseguono pagina dopo pagina costruendo una storia affascinante che, per chi ha letto la saga dei Lungavista, ha un sapore famigliare. Trovo che sia un testo adatto a chiunque desideri leggere un fantasy classico o a chi vuole approcciarsi a questa autrice ma ha paura di lanciarsi sui suoi romanzi più corposi.

*Volpe

Natale Solidale ~ La bontà sotto l’albero

C’è più gioia nel dare che nel ricevere, recita un vecchio adagio e in occasione del Natale tutti noi siamo, volenti o nolenti, coinvolti in una caccia al regalo perfetto da dare alla nostra dolce metà, ad un parente o ad un caro amico. Tuttavia, nessuno ha mai detto che un dono debba fare felici solamente due persone. I regali solidali sono un’alternativa valida agli acquisti tradizionali e permettono di finanziare progetti importanti di ONG e associazioni attive sia a livello medico sanitario che sociale. Alcune di queste organizzazioni sono famose a livello nazionale e globale, mentre altre sono maggiormente attive a livello regionale se non addirittura cittadino, ma non per questo meno bisognose del nostro aiuto. In questo articolo abbiamo deciso di raggruppare alcune delle ONG alle quali, in questi anni, abbiamo dato il nostro sostegno con piccole donazioni o acquisti sui loro store.

Da 50 anni, Medici senza frontiere opera per portare soccorso sanitario e assistenza umanitaria in tutti quei paesi in cui il diritto alla cura, a causa di conflitti, epidemie o disastri naturali, non è più garantito. Attiva in 88 paesi del mondo, i medici che hanno aderito all’organizzazione hanno ad oggi effettuato più di 11 milioni di visite.
Per sostenere Medici Senza Frontiere questo Natale, vi consigliamo di visitare il loro shop: tra scatole natalizie, taccuini, magliette, calendari e cesti natalizi troverete sicuramente qualcosa da regalare ai vostri amici e parenti.

Emergency è un’altra organizzazione internazionale che ha come obiettivo portare cure gratuite a chi ne ha bisogno. Attivi dal 1994 operano in Afghanistan, Iraq, Sudan, Sierra Leone, Uganda, Yemen e Italia. Anche Emergency ha attivato uno shop online dove si possono trovare regali, natalizi e non, per sostenere l’operato dell’organizzazione: segnaliamo come opzioni interessanti sia oggettistica da scrivania sia box più innovative come il loro set “attira insetti” il quale contiene semi di fiori che piacciono tanto sia alle api sia alle farfalle.

Telethon si auto definisce una vera impresa collettiva: scopo di questa associazione è raccogliere fondi per finanziare la ricerca scientifica sulle malattie generiche rare in modo da trovare una cura, dare diagnosi certe e migliorare la vita di chi è affetto da queste patologie.
Se volete donare a telethon ma la donazione mensile è troppo onerosa per voi, vi consigliamo di visitare il loro negozio online dove potete trovare cuori di cioccolato, candele profumate oggetti di cancelleria da regalare a voi stessi o a chi amate. Naturalmente, tutto il ricavato sarà usato dall’associazione per finanziare i loro progetti!

La fondazione Airc per la Ricerca sul Cancro a Natale permette di fare piccole donazioni, tramite l’acquisto di piccoli pensieri a basso costo, a sostegno della ricerca sui tumori che colpiscono bambini e adolescenti. Carta da regalo, tazze, marmellata e cioccolatini (per altro buonissimi, approvati da Volpe, Jo e famiglia!) sono le piccole cose che aire mette a disposizione sul suo shop in occasione del Natale. Il gesto potrà sembrare piccolo, ma questo regalo permetterà di rendere più vicino un futuro in cui il cancro sarà sempre più curabile.

Si è molto sentito parlare, quest’anno, di Pangea onlus e del suo operato con e per le donne Afghane. I loro progetti permettono alle donne con le loro famiglie di ripartire e, ora che l’Afghanistan è di nuovo sotto il regime talebano, Pangea opera ancora più strenuamente per portare tutto l’aiuto possibile.
Come le altre organizzazioni che vi abbiamo presentato oggi, anche Pangea ha un piccolo negozio online dove potete trovare sia dei presenti (come ciondoli o splendide spille che noi per prime abbiamo acquistato) sia dei regali solidali per donare scolarizzazione o coperte calde.

Save the Children non ha bisogno di presentazioni: si tratta di una delle organizzazioni non governative più grandi al mondo che, dal 1919, lotta per migliorare la vita dei bambini.
Oltre alle regolari donazioni, che comunque potete fare per qualunque organizzazione, Save the Children offre alcuni prodotti solidali che oltre a costituire una donazione all’associazione fanno bene al pianeta: nel loro shop figurano le famose matite che si possono piantare così come decorazioni natalizie complete di semi per piantare alberi o fiori. Oppure potete scegliere, come ho fatto io per il mio nonno, di regalare cure mediche essenziali a bambini che altrimenti non ne avrebbero accesso.

*Jo&Volpe

Ragazze Elettriche e la violenza di genere

Il tema della violenza, e in particolare della violenza di genere, é centrale in “Ragazze Elettriche”, in originale “The Power”, romanzo di Naomi Alderman edito nella versione italiana da nottetempo.
La distopia di Naomi Alderman ha inizio in un mondo identico al nostro dove, in un giorno come tanti e senza un’apparente motivazione, le ragazze sviluppano una “matassa” che permette loro di controllare, richiamare e usare a proprio piacimento l’energia elettrica. Da quel momento in poi il potere passa nelle mani delle donne e i ruoli di genere si invertono. Gli uomini iniziano ad essere stereotipati come “il sesso debole” e diventano vittime di abusi e violenze sia nel privato che in ambito lavorativo. Insomma, Naomi Alderman cattura l’essenza del potere patriarcale e, grazie all’espediente narrativo dell’inversione, denuncia i maltrattamenti, le ingiustizie e le violenze che le donne subiscono ogni giorno.
La struttura del romanzo è molto particolare: si tratta di un testo di narrativa che, però, nella finzione del romanzo viene presentato come testo storico. Alderman presenta il fittizio autore del romanzo nelle prime pagine del testo e spiega che quello che seguirà, ossia il romanzo stesso, è un resoconto dettagliato di come le donne sono arrivate al potere. Già dalle prime pagine il lettore ha una visione chiara della società matriarcale in cui i personaggi vivono: si possono intuire le discriminazioni di genere cui gli uomini sono sottoposti sin dalle primissime righe. Per rendere più credibile l’intento di resoconto storico, Alderman inserisce dei falsi reperti archeologici alla fine di ogni capitolo raccontandoli con originali e macabre descrizioni.
La scrittura è potente e terribile come solo quella di un libro che racconta una scomoda verità può essere; brusco e rude, lo stile è adatto alla storia raccontata da Alderman. Le descrizioni sono cariche di emozioni e il lettore è portato a soffrire, sorridere, esaltarsi e tremare assieme ai quattro protagonisti; considero positiva la capacità dell’autrice di far simpatizzare il lettore, attraverso un’introspezione curatissima, anche per i personaggi più negativi. 

Le tre forme della violenza

Il romanzo parla, come si può evincere dal titolo, del potere. Alderman lo scompone e ne analizza tanto la nascita quanto le numerose sfaccettature: parte dal potere statale per arrivare a quello spirituale e mediatico; naturalmente, in questo suo viaggio, non manca mai di sottolineare la sottomissione di genere che accompagna il potere. 

Allie, o “Madre Eve”, è la protagonista che meglio rappresenta la nascita e l’ascesa del potere spirituale, di stampo matriarcale-cristiano, all’interno del romanzo. L’oppressione della nuova chiesa nei confronti degli uomini non traspare dal racconto in sé ma è ben delineata nelle pagine in cui l’autrice raccoglie i falsi reperti archeologici con cui rende viva la preistoria del suo mondo. Tra questi troviamo anche reperti archeologici reali, come la testa riprodotta a pagina 287, cui però l’autrice cambia nome, e di conseguenza ne modifica la storia, per adattarla maggiormente al suo scopo. La testa sopra citata è nominata “Re sacerdote” mentre nel suo romanzo compare come “giovane servo” così come la statua presente nella pagina accanto è chiamata “danzatrice” ma figura tra le sue pagine come “Regina Sacerdotessa”.
Tramite queste descrizioni il lettore è in grado di ricostruire la sottomissione di genere che ha accompagnato la storia e la cultura del mondo creato da Alderman. Madre Eve è un personaggio controverso, a tratti inquietante: la ragazza, vittima di abusi e violenze da parte del patrigno, desidera raggiungere quanto più potere potere possibile e ad ogni costo perché sa che se tutto il mondo si piegherà a lei nessuno potrà più farle del male. 

Due donne nel romanzo di Alderman sono simbolo del potere statale: Margot, una politica americana, e Tatiana Moskalev, presidente della Bessapara, uno stato inventato da Alderman e situato nell’attuale Moldavia. Proprio nella Bessapara gli uomini subiscono le limitazioni e le violenze peggiori: mano a mano che lo stato si consolida gli uomini si trovano spogliati dei loro diritti e della loro dignità personale. Nel romanzo si legge:

Nessun uomo potrà portare denaro o altri beni fuori dal paese. […] Agli uomini non è più permesso guidare automobili. Agli uomini non è più consentito possedere aziende. I giornalisti e i fotografi stranieri devono lavorare alle dipendenze di una donna. Agli uomini non è più permesso di riunirsi, nemmeno in casa, in gruppi più grandi di tre senza una donna presente. Agli uomini non è più consentito di votare – perché i loro anni di violenza e di indegnità hanno dimostrato che non sono adatti a prendere decisioni o a governare. Una donna che colga un uomo a disubbidire a queste leggi in pubblico è non sono autorizzata, ma tenuta a punirlo immediatamente. […]

Queste agghiaccianti leggi ricordano moltissimo quelle oggi imposte dai talebani alle donne Afghane, segno che il romanzo è più attuale di quanto la sua data di pubblicazione possa far credere. 
Tunde, unico protagonista maschile del romanzo, è il personaggio attraverso cui conosciamo le violenze del regime repressivo e autoritario di Bessapara. Inizialmente è un giornalista d’inchiesta sempre in movimento, ma mano a mano che il suo arco narrativo progredisce si trova sempre più solo. Vittima di uno stato che lo desidera invisibile e chiuso in casa, deve nascondersi: non ha nessuna donna che possa garantire per lui o accompagnarlo nelle più banali commissioni quotidiane ed è quindi costretto alla clandestinità. 
Tramite Tunde, il lettore scopre il terrore di chi è costretto a vivere in un regime repressivo e, soprattutto, esplora il dolore di chi a causa del suo genere è privato della sua libertà.

Sarebbe scontato parlare esclusivamente di Tunde nella sezione riguardante il potere mediatico. In questo caso la sottomissione maschile si sviluppa lungo tre direttrici: la prima è quella che rincorre Tunde; la seconda segue due conduttori di un programma televisivo americano; la terza colpisce il frizzo autore del romanzo. 
Tunde viene spogliato non solo dei suoi diritti di uomo ma anche della sua dignità di giornalista. Coinvolto fin dal principio dalla rivoluzione delle donne, Tunde segue, documenta e scrive tutto ciò che vede su taccuini destinati ad una cara amica. Nel corso delle sue indagini e a causa del suo genere, Tunde rischia costantemente la vita. La sua storia è quella che rappresenta al meglio la violenza fisica, dolorosa e privativa.
I due conduttori sono personaggi che compaiono spesso nel romanzo eppure il lettore quasi non si accorge di loro: inizialmente,, quando il mondo è ancora governato dagli uomini, è l’uomo della coppia ad avere un posto di rilievo nella conduzione del telegiornale ma, mano a mano che il sistema di potere si inverte, è la donna che inizia a spiccare. Il conduttore diventa sempre meno importante, relegato a ruolo di spalla, fino a quando viene sostituito da un ragazzo nuovo: più bello, più sciocco e più frivolo assunto solo perché rispetta i nuovi ruoli sociali che desiderano l’uomo affascinante, attraente e sensuale. La violenza in questo caso non è palese: è subdola e non tocca solo il conduttore costretto a lasciare il poso di lavoro, tocca soprattutto il nuovo assunto vittima di molestie, sia fisiche sia verbali, da parte della conduttrice.
Chi ha scritto “The Power” nella finzione narrativa si chiama Neil e Naomi, che coincide anche con il nome di Alderman, è la sua editor. Nonostante il loro rapporto sia amichevole non è scevro da pregiudizi e fin da subito il lettore si sente fortemente a disagio. Una frase in particolare, tratta dalla terza pagine del romanzo e che voglio riportare di seguito, sottolinea a mio avviso la forza con cui Alderman sceglie di catapultare il lettore nella violenza del suo sistema matriarcale:

Comunque! Non vedo l’ora! Credo che apprezzerei davvero il “mondo retto da uomini” del quale parli nel libro. Di certo un mondo più gentile, più attento, e – oserei dire – più erotico di quello in cui viviamo.

Un ultimo scambio di email tra Naomi e Neil conclude il romanzo. Qui Naomi suggerisce a Neil di pubblicare il suo romanzo con un nome femminile per evitare che, a causa dei pregiudizi di genere che accompagnano la letteratura, venga letto solo da uomini. Se desiderate approfonAbbiamo trattato il tema degli pseudonimi maschili adottati dalle scrittrici in questo articolo che vi invitiamo a leggere per approfondire il tema, se siete interessati

Il romanzo di Alderman spinge alla riflessione ed è uno dei tanti testi utili a comprendere quanto la violenza di genere, espressa non solo in modo violento ma anche con il linguaggio, sia radicata nel nostro quotidiano. In tutto il mondo, oggi, le donne ancora subiscono i maltrattamenti descritti da Alderman che fa del suo romanzo una pesante denuncia sociale contro il patriarcato e il suo potere.
Alderman parla soprattutto di violenza sociale perché il suo romanzo è un libro sociale. Tuttavia, anche se non la tratta in maniera diretta, non dimentica la violenza domestica: non è difficile immaginare che nel mondo di Alderman siano gli uomini, e non le donne, a subire le peggiori vessazioni tra le mura domestiche.
Oggi, 25 novembre, è stata istituita la giornata internazionale contro la violenza sulle donne ed è proprio di questo che abbiamo parlato tramite la disamina di “Ragazze elettriche” di Naomi Alderman. Nel mondo alla rovescia di Alderman la spietata dominazione femminile sull’uomo altro non é che lo specchio della nostra quotidianità in cui ancora troppe donne vengono abusate, maltrattate, picchiate e uccise. 
I dati del 2020 sono impressionanti. Il rapporto Istat del 17 maggio 2021 riporta un incremento del 79% delle richieste d’aiuto ricevute dal numero di pubblica utilità 1522. Il boom è stato durante il lockdown e i principali autori delle violenze di genere riportate, sia fisiche che psicologiche, sono partner, ex partner e famigliari segno che la convivenza forzata generata dal Covid-19 è stata pericolosissima per le donne.
Il dato era già di per sé preoccupante, ma ancora più spaventoso è il fatto che sia rimasto molto alto anche nel primo trimestre del 2021: come riporta sempre l’Istat, il numero di chiamate al centro antiviolenza tra gennaio e aprile è aumentato del 38% rispetto allo stesso periodo del 2020 per poi calare nei mesi successivi e, fortunatamente, non raggiungere o superare il picco del secondo trimestre 2020 che aveva visto oltre 12.000 chiamate valide in soli tre mesi.
Parlare di violenza di genere, a fronte di questi dati non è solo necessario: è vitale. 
L’amore, quello vero, non ferisce, non denigra e soprattutto non uccide. La violenza non è sempre, né solo, fisica ed è importante non sottovalutare i primi segnali che possono aiutare ad identificare un comportamento abusivo e pericoloso: se la vostra relazione diventa un susseguirsi di umiliazioni e vessazioni, insulti, svalutazioni, ridicolizzazioni, accuse, privazioni (esempio classico ma importantissimo da sottolineare è quando il/la partner cerca di controllare l’abbigliamento e le amicizie della vittima) e minacce di ripercussioni, allora è in atto una violenza psicologica da cui avete in diritto di proteggervi. 
Spesso, il partner, o ex partner, all’inizio della relazione non è violento. La violenza si instaura piano piano e, unita alla presenza di meccanismi atti a creare sensi di colpa, fa sentire la vittima costantemente minacciata e insicura.

La violenza di genere è subdola e, spesso, guidata dal potere. Chi perpetra violenza di genere lo fa proprio perché sente di avere il diritto di rivendicare una persona come una cosa propria, una proprietà che gli appartiene e deve pertanto obbedirgli. E’ una violenza figlia di stereotipi, falsi, dannosi e tendenziosi, che vedono un sesso irrimediabilmente inferiore all’altro.
Vi chiediamo di prestare attenzione alle persone che vi circondano e di prendervi cura di loro: se vi rendete conto che un’amica, o un amico, sta subendo maltrattamenti, consigliate loro di rivolgersi alle autorità o al numero di emergenza antiviolenza 1522 e, se la situazione vi sembra davvero grave, offrite loro una via di fuga. 

Travolti dal trash nell’immenso mare del brutto

.: SINOSSI :.

Il trash è intorno a noi. Il trash è dentro di noi. Nella moda, in tv, nell’arte. E anche l’editoria ci è cascata. Basta girare tra gli scaffali di una libreria per rendersene conto. Potete trovare la raccolta di consigli sullo stile di Lapo Elkann, le poesie firmate Flavia Vento, il libro della zia di Britney Spears che rivela gossip scottanti sulla nipote, il manuale su come fare l’uncinetto con i peli di gatto e quello per perdere peso della signora Fletcher, la guida per rimorchiare le ragazze in modo consono a Dio e quella per farlo spendendo meno di un dollaro… Matteo Fumagalli fa scoprire il lato oscuro del gusto e del bello nell’arte – dalla letteratura alla musica, dal cinema alla televisione – senza dimenticare anche altri aspetti della vita quotidiana come le vacanze, il cibo, la moda. Perché, come dimostra il ricchissimo repertorio di libri, canzoni, film, spettacoli raccolto in queste pagine, il trash riguarda proprio tutto e ci accompagna dalla mattina alla sera. Riconoscere questa verità, eliminando lo snobismo che ci inibisce, ci porterà a fuggire da quello che è universalmente considerato di buon gusto e accettabile. E a vivere più liberi e sereni. La bruttezza non va presa sottogamba. Non va sottovalutata. Anzi, spesso è quest’ultima la chiave per immergersi nel bello. Dunque, coraggio: siate felici di danzare tra l’alto e il basso, di lasciarvi contaminare da ogni tipo di stimolo interessante; non c’è nulla di male nell’avere nella stessa playlist John Cage e gli Eiffel 65. E si possono leggere le barzellette di Totti anche se si amano i classici. Osservate il mondo con occhi nuovi e curiosi, come facevate da bambini. Senza vergognarvi.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Per chi, come me, ha sempre seguito Matteo Fumagalli sui social e soprattutto sul suo canale YouTube, l’argomento di questo saggio non sarà una grandissima sorpresa. Amante del brutto in musica, cinema e letteratura, Fumagalli ha trasportato la sua passione per il trash e il suo raffinatissimo senso critico in questo testo breve ma divertente, ironico e vivace. 

Il saggio è diviso in quattro parti, la prima dedicata ai libri e alla letteratura; la seconda al cinema; la terza alla musica e l’ultima è un brevissimo excursus su come il trash sia presente in molti, se non tutti, gli aspetti della vita quotidiana dal turismo alla cucina. Ciascun capitolo comincia con una confidenza da parte dell’autore: Fumagalli racconta se stesso a cuore aperto, spesso portando al suo lettore gli episodi più divertenti della sua infanzia o adolescenza per sottolineare come il trash, i cliché e il brutto in generale faccia parte di tutti noi e che, se proprio dobbiamo giudicarlo, è meglio farlo con la consapevolezza di non essere “senza peccato”. 
In generale, le argomentazioni sono buone anche se la parte dedicata alla letteratura può risultare ripetitiva per chi come me è un assiduo frequentatore del suo canale YouTube. Spesso mi sono trovata a leggere ragionamenti e soprattutto recensioni di romanzi che avevo già sentito e apprezzato nei suoi video. Mi è piaciuta molto invece la spiegazione delle differenze che distinguono il Camp dal Trash, l’argomentazione era vincente e accompagnata da una nutrita schiera di esempi che rendevano bene l’idea che l’autore stava cercando di esprimere.

La scrittura di Fumagalli è ottima, leggera e scorrevole accompagna il lettore velocemente fino alla fine: il saggio, se si è interessati all’argomento, si legge tutto d’un fiato. Il testo si presta sia ad essere letto con molta serietà, soprattutto da chi non conosce molto l’autore, sia ad essere consumato tra sorrisi e annotazioni a margine. Permette di riflettere su se stessi e sulla propria adolescenza, alle sciocchezze che si sono commesse con assoluta serietà e al trash che si è involontariamente prodotto. 

Mi sento di dare al saggio un 8/10. Penso che Fumagalli avrebbe potuto approfondire maggiormente l’argomento soprattutto perché è chiaro che lo conosca molto bene; la bibliografia citata è interessante e questo dà una marcia in più al saggio che può essere quasi un punto di partenza scherzoso e poco impegnativo per imparare qualcosa di nuovo.

Il motivo per cui mi sento davvero di consigliare il libro è il messaggio che permea tutte le pagine del testo di Fumagalli e che viene esplicitato nella conclusione: non bisogna vergognarsi di amare ciò che ci fa stare bene, anche se non è considerato bello dagli altri; e, soprattutto, bisogna smettere di giudicare la libertà e i gusti delle persone che ci stanno attorno. Il testo di Fumagalli è una denuncia contro i pregiudizi e un inno alla libertà ad amare anche le opere mediocri o non acclamate dalla critica, purché queste ci rendano felici. 

*Volpe

A riveder le stelle

.: SINOSSI :.

Dante è il poeta che inventò l’Italia. Non ci ha dato soltanto una lingua; ci ha dato soprattutto un’idea di noi stessi e del nostro Paese: il «bel Paese» dove si dice «sì». Una terra unita dalla cultura e dalla bellezza, destinata a un ruolo universale: perché raccoglie l’eredità dell’Impero romano e del mondo classico; ed è la culla della cristianità e dell’umanesimo. L’Italia non nasce da una guerra o dalla diplomazia; nasce dai versi di Dante. Non solo. Dante è il poeta delle donne. È solo grazie alla donna – scrive – se la specie umana supera qualsiasi cosa contenuta nel cerchio della luna, vale a dire sulla Terra. La donna è il capolavoro di Dio, la meraviglia del creato; e Beatrice, la donna amata, per Dante è la meraviglia delle meraviglie. Sarà lei a condurlo alla salvezza. Ma il poeta ha parole straordinarie anche per le donne infelicemente innamorate, e per le vite spente dalla violenza degli uomini: come quella di Francesca da Rimini. Aldo Cazzullo ha scritto il romanzo della Divina Commedia. Ha ricostruito parola per parola il viaggio di Dante nell’Inferno. Gli incontri più noti, da Ulisse al conte Ugolino. E i tanti personaggi maledetti ma grandiosi che abbiamo dimenticato: la fierezza di Farinata degli Uberti, la bestialità di Vanni Fucci, la saggezza di Brunetto Latini, la malvagità di Filippo Argenti. Nello stesso tempo, Cazzullo racconta – con frequenti incursioni nella storia e nell’attualità – l’altro viaggio di Dante: quello in Italia. Nella Divina Commedia sono descritti il lago di Garda, Scilla e Cariddi, le terre perdute dell’Istria e della Dalmazia, l’Arsenale di Venezia, le acque di Mantova, la «fortunata terra di Puglia», la bellezza e gli scandali di Roma, Genova, Firenze e delle altre città toscane. Dante è severo con i compatrioti. Denuncia i politici corrotti, i Papi simoniaci, i banchieri ladri, gli usurai, e tutti coloro che antepongono l’interesse privato a quello pubblico. Ma nello stesso tempo esalta la nostra umanità e la nostra capacità di resistere e rinascere dopo le sventure, le guerre, le epidemie; sino a «riveder le stelle». Un libro sul più grande poeta nella storia dell’umanità, a settecento anni dalla sua morte, e sulla nascita della nostra identità nazionale; per essere consapevoli di chi siamo e di quanto valiamo.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

A riveder le stelle è un saggio brevissimo, scorrevole e leggero. Lo si finisce in un attimo, coinvolti dalla penna di Cazzullo che, con una prosa discorsiva e semplice, riesce a non annoiare.
Questo saggio è chiaramente il primo di una trilogia saggistica sulla Commedia, sull’italiano di Dante e sull’Italia rinascimentale. Il testo si focalizza sui canti che compongono l’Inferno di Dante che però non sono analizzati esclusivamente dal punto di vista letterario: Cazzullo estrapola da ciascun canto le parole e i modi di dire che Dante ha inventato, dimostrando ancora una volta quanto il poeta sia stato fondamentale nella storia della nostra lingua; racconta le storie dei molti personaggi incontrati dal poeta tralasciandone davvero pochi; permette al suo lettore di riavvicinarsi in maniera leggera alla Commedia e di riappassionassi a uno dei testi fondamentali per la nostra lingua e il nostro paese.

Per quanto pieno di pregi, il testo non è scevro di difetti: il peggiore, e quello più difficile da ignorare, è la superficialità. Come detto in precedenza, il saggio pretende di parlare della Commedia, dell’Italiano dantesco e di storia rinascimentale: questo comporta inevitabilmente che nessuno dei tre argomenti sia trattato in maniera davvero profonda. L’autore salta da un argomento all’altro velocemente lasciando al lettore giusto i concetti più importanti, molti dei quali la maggior parte di noi li ha già studiati a scuola, per poi andare avanti e soffermarsi su un nuovo spunto.
Questa superficialità lo rende però un testo adatto ai “non addetti ai lavori”, fruibile dal grande pubblico e adatto a tutte le età. Permette al lettore di non annoiarsi mai e continuare la lettura con interesse scegliendo da solo cosa vuole eventualmente approfondire.

Tutto considerato, il saggio merita un 7.5/10. E’ un testo godibile e di grande aiuto per capire meglio la Divina Commedia.
Proprio grazie al carattere leggero e poco impegnativo del testo, lo consiglio sia agli adulti che hanno voglia di riscoprire Dante, sia ai ragazzi che si hanno incontrato il Poeta per la prima volta.

*Volpe

Grimorio

.: SINOSSI :.

Nel folclore di tutte le culture, in ogni tempo e in ogni luogo, abita la figura tormentata della strega: una donna dotata di poteri che si credeva le fossero stati donati direttamente dal demonio, con cui era in comunicazione, e che venivano utilizzati per nuocere il prossimo. Sebbene abbia origini antichissime, in occidente la figura della strega conosce il suo periodo più terribile a partire dal 1200, quando la Chiesa comincia a far circolare i primi documenti che attestano la presenza di donne dedite al culto del maligno e iniziate alle arti magiche. Da quel momento fino al XVII secolo, le donne considerate “pericolose” o “disturbanti” per la comunità venivano accusate di stregoneria, torturate e messe al rogo. Nell’Ottocento, però, il personaggio della strega viene rivalutato grazie ad alcune opere storiche e letterarie.

Grimorio non ha altra pretesa se non proprio quella di raccogliere testimonianze e racconti su questa figura magica troppo spesso denigrata ingiustamente. Curioso notare come numerosi testi presenti in questo volume siano stati scritti proprio da autrici, spesso sotto pseudonimo maschile. Alcuni racconti avranno come protagoniste le streghe in carne e ossa, in altri la loro presenza sarà solamente un velo impalpabile che cala sui protagonisti inconsapevoli tramite qualche sortilegio o qualche magia. Documenti e testimonianze storiche saranno una parte importante di questo libro, per mostrare cosa accadeva per davvero durante i processi di stregoneria e le condanne inflitte alle accusate.

.: IL NOSTRO GIUDIZIO :.

Una combinazione vincente di racconti, lettere estrapolate dall’epistolario Demonologia e Stregoneria di Sir Walter Scott e splendide illustrazioni accoglie il lettore deciso a gettarsi a capofitto tra le pagine di Grimorio.
Il testo, che vale la pena di essere acquistato e letto anche solo per la splendida e dettagliata prefazione di Giulia Ciarapica, è un tuffo nella storia della stregoneria analizzata tramite racconti d’autore e brani estrapolati da opere più lunghe. Si tratta di un libro diviso in sezioni, ciascuna dedicata ad un preciso aspetto della stregoneria dalle congreghe, le “coven” all’inglese, fino alle figure contraddittorie dei cacciatori di streghe cui sono dedicati tre racconti piuttosto forti che mi hanno colpita nel profondo.
Sono le lettere di Sir Walter Scott a introdurre ciascun argomento: l’autore, con una penna meravigliosa, è la vera guida del testo. Walter Scott racconta la stregoneria con l’occhio di uno scienziato attento e critico, e l’autore non risparmia niente a coloro che, venuti prima di lui, hanno accusato e torturato persone che lui ritiene evidentemente innocenti. Uno dei pregi più grandi di Grimorio è stato quello di incuriosirmi riguardo questo autore e penso proprio di recuperare al più presto il suo epistolario, sempre che sia reperibile.

Altrettanto interessante è stata la premessa di Ciarapica: lo stile è semplice, didascalico eppure mai banale o noioso. Il ragionamento dell’autrice si segue con facilità e curiosità tanto che alla fine si ha quasi la sensazione che la premessa sia durata troppo poco.
Con la sua premessa, Ciarapica è riuscita non solo a incuriosirmi riguardo al tema in oggetto ma anche rispetto ad altre opere, tra le quali Donne che corrono coi lupi, da lei citate per spiegare, e a volte smontare, credenze e stereotipi che caratterizzano la figura della strega.

L’argomento stregoneria è affrontato quindi sia in maniera diretta sia in maniera indiretta tramite i racconti selezionati dagli editori.
Dare un giudizio su un insieme tanto abbondante e vario di autori non è solo difficile ma è anche scorretto: i racconti provengono da epoche diverse, paesi diversi, culture diverse e sono passati tra le mani di traduttori diversi che sono quasi sempre riusciti a rendere loro giustizia, pur con qualche eccezione. La scelta dei racconti comunque è buona, anche se a volte un po’ caotica: accanto a racconti prettamente horror come possono essere il gatto nero, di Escamilla, o la strega della palude, di Marriot-Watson ce ne sono altri più leggeri e con una morale ben evidenziata che li fa rientrare nella categoria di racconti dedicati all’infanzia, come ad esempio Testadipiuma, di Hawthorne.

La raccolta è stata curata benissimo: è di gran valore per chi desidera avvicinarsi all’argomento stregoneria partendo da un testo leggero e poco impegnativo.
A mio giudizio, la raccolta si merita un 9/10. Le illustrazioni, splendide incisioni disseminate qua e là e sempre a tema con il racconto o l’argomento trattato nella loro sezione, così come la cura dell’edizione rendono il libro un piccolo gioiello.
Mi sento di consigliare a coloro che desiderano approfondire il tema stregoneria due romanzi: il primo è Io sono la strega di Marina Marazza e il secondo Sortilegi di Bianca Pitzorno.

*Volpe